RECENSIONE FILM a cura di Cinematografo.it

Romain Duris in una scena del film

05 novembre 2010

L'homme qui voulait vivre sa vie

Identità e fuga nell'irrisolto, seppur a tratti accattivante, adattamento da Douglas Kennedy. Bravo Duris, Fuori Concorso

Bastano un paio di sospetti a Paul (Romain Duris), avvocato in carriera a Parigi con moglie annoiata e due figli piccoli, per intuire che la sua Sarah (Marina Foïs) se la spassa con il vicino Greg (Eric Ruf). Confermati i timori, l'uomo cerca un confronto con il rivale: senza volerlo lo uccide. E senza averlo ancora ben chiaro, Paul "rinasce": occulta il corpo, si "impossessa" della sua identità, si fa credere morto in mare e parte alla volta del Montenegro. Dove ricomincerà a prendere confidenza con la sua vecchia passione, la fotografia, riscoprendo se stesso.Il francese Eric Lartigau porta sullo schermo il romanzo di Douglas Kennedy (The Big Picture) ed è bravo a rappresentare, anche grazie all'ottima interpretazione di Duris, la doppia faccia di un uomo: impeccabile e tirato a lucido in un contesto comunque innaturale e costruito, imbarbarito e selvatico ma "vero" nel progressivo riavvicinamento ad una vita abbandonata tempo prima in nome della famiglia e delle aspettative sociali. E la parte più convincente del film è proprio quella relativa allo "strappo", al cambio di registro anche linguistico: dal dramma metropolitano della gelosia alla fuga, sfiorando il thriller, Lartigau mantiene al centro di tutto la questione legata all'identità del personaggio creando una forte interazione di questi con l'ambiente circostante, che diventa fondamentale nella seconda parte del racconto, insieme ai nuovi comprimari, tra i quali il Niels Arestrup de Un prophète, qui strambo ed alcolizzato redattore capo di un giornale di Belgrado. Grazie al quale il fuggitivo inizierà a vendere le proprie fotografie per una rubrica settimanale, poi a trovare posto in una galleria per una mostra sul suo lavoro: i problemi per Paul/Greg ricominciano, e con loro quelli del film. Che si rimette in viaggio - stavolta su una nave diretta in Sudamerica - ma che ammette di non saper trovare un finale adeguato, con quella tappa italiana dove il protagonista riesce a vendere - ovviamente rimanendo nascosto - lo scoop fotografico di alcuni viaggiatori clandestini gettati in mare. E la sospensione di quel sorriso scambiato da lontano con il compagno di sventura tratto in salvo, ora preda dei media locali, è il timbro con cui Lartigau sancisce l'irresolutezza di un film che dimentica quanto di buono costruito fino a qualche sequenza prima.

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