RECENSIONE FILM

17 giugno 2010

A-Team

a cura di Cinematografo.it

Meno peggio del previsto, comunque inutile trasposizione del celebre telefilm anni '80. Peppard e Mr. T erano di un altro livello

Negli anni '80 erano ex soldati che avevano combattuto in Vietnam. E la voce fuori campo ricordava, all'inizio di ogni episodio, che "Dieci anni fa gli uomini di un commando specializzato operante in Vietnam, vennero condannati ingiustamente da un tribunale militare. Evasi da un carcere di massima sicurezza si rifugiarono a Los Angeles vivendo in clandestinità. Sono tuttora ricercati, ma se avete un problema che nessuno può risolvere e se riuscite a trovarli forse potrete ingaggiare il famoso A-Team".Sul grande schermo, 23 anni dopo l'ultima puntata, l'A-Team - sempre composto dal colonnello John "Hannibal" Smith (Liam Neeson), Templeton "Sberla" Peck (Bradley Cooper), il roccioso Bosco "P.E." Baracus (Quinton 'Rampage' Jackson) e il folle H.M. Murdock (Sharlto Copley) - si ritrova in una landa desolata dell'assolato Messico per poi affiancare l'esercito USA durante la missione irachena. Accusati ingiustamente (ancora una volta...) di un crimine che non hanno commesso, vengono degradati e condannati a dieci anni di carcere militare. Ci rimangono poco però, perché Hannibal considera ancora "viva" la missione affidatagli dal generale Morrison (quella di debellare un traffico con il Medio Oriente di matrici in grado di falsificare i dollari americani) e, soprattutto, non può restare con le mani in mano: riabilitare il proprio nome, e quello della sua squadra, diventa l'obiettivo primario da raggiungere.Dopo Charlie's Angels, Starsky & Hutch e Hazzard, anche il glorioso A-Team deve fare i conti con la riduzione per il grande schermo: del telefilm originario (creato da Stephen J. Cannell e Frank Lupo, prodotto dalla NBC dal 1983 al 1987) rimangono accenni divertenti (l'amato van nero a bande rosse, icona della serie, rimesso a nuovo e distrutto definitivamente dopo qualche minuto di film, la paura di volare che affligge Baracus) e omaggi funzionali (nel manicomio da cui fuggirà Murdoch viene proiettato un episodio della serie in 3D, con tanto di HUMVEE che bucherà realmente lo schermo per trarlo in salvo), ma anche il tempo (e lo spettacolo) vuole la sua parte. E così, a parte l'abituale tentativo di creare una sorta di trait d'union tra il vecchio e il nuovo (ma i cammei dei vecchi protagonisti sono soltanto due, di Kirk Benedict e Dwight Schultz, con Peppard morto da sedici anni e Mr. T che ha rifiutato l'offerta), il gruppo odierno non può più misurarsi con l'azione senza violenza (esplosioni e sparatorie, nel telefilm, non uccidevano mai nessuno), argomento che vedrà Baracus impegnato seriamente a confrontarsi con un periodo di profonda crisi di coscienza e, quel che è ancora più lampante, non può più permettersi i "nulla di fatto" che, da sempre, avevano contraddistinto l'attività di sciupafemmine del cialtrone, ma simpaticissimo Sberla. Che Bradley Cooper è bravo ad attualizzare, sfruttando faccia tosta e fisicità (dando vita anche a molteplici duetti con l'ex fiamma interpretata da Jessica Biel), spostando però l'equilibrio del gruppo più volte dalla sua parte, di fatto assumendo il ruolo-guida nel pirotecnico finale progettando la strategia d'azione, compito da sempre affidato al colonnello Hannibal Smith (non male la prova di Neeson, ma Peppard era un'altra cosa). Ed è così, alla fine, che la vera sorpresa rimane l'interpretazione di Sharlto Copley (già ottimo protagonista di District 9), veramente incontenibile nei panni di un Murdoch ancora più pazzo del già notevolmente "folle" Dwight Schultz, infallibile e spericolato pilota, scheggia impazzita in un film che - senza dimenticare l'eco della celebre frase/manifesto pronunciata da Hannibal ("Amo i piani ben riusciti") - è più "riuscito" di quanto si potesse temere (in regia c'è lo stesso Joe Carnahan di Smokin' Aces...), ma fondamentalmente inutile come tante altre produzioni di questo tipo.

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