ATTORI

Nour El-Sherif nel ruolo di Youssef Chahine ("Egitto")
Ahmed Seif Eldine nel ruolo di G.I. ("Egitto")
Sanaa Younes nel ruolo di Madre ("Egitto")
Ahmed Fouad Selim nel ruolo di Padre ("Egitto")
Maher Essam nel ruolo di Palestinese ("Egitto")
Eveline Selim nel ruolo di Reporter ("Egitto")
Hesham Abd Elkhaleq nel ruolo di ("Egitto")
Fadi Badour nel ruolo di ("Egitto")
Alaa Mahgoub nel ruolo di ("Egitto")
Rafik Mohsen nel ruolo di ("Egitto")
Keren Mor nel ruolo di Reporter ("Israele")
Liron Levo nel ruolo di Artificiere ("Israele")
Tomer Russo nel ruolo di Infermiere ("Israele")
Jake Bern nel ruolo di Dee-jay ("Messico")
Tomorowo Taguchi nel ruolo di Yukichi Furuhashi ("Giappone")
Kumiko Aso nel ruolo di Sae Furuhashi ("Giappone")
Akira Emoto nel ruolo di Sakichi Furuhashi ("Giappone")
Mitsuko Baisho nel ruolo di Kayo Furuhashi ("Giappone")
Kazuo Kitamura nel ruolo di Sindaco del paese ("Giappone")
Tetsuro Tamba nel ruolo di Bonzo ("Giappone")
Etsuko Ichihara nel ruolo di Abitante del paese ("Giappone")
Ken Ogata nel ruolo di Abitante del paese ("Giappone")
Kôji Yakusho nel ruolo di Abitante del paese ("Giappone")
Takeo Namai nel ruolo di Abitante del paese ("Giappone")
Chigusa Takayama nel ruolo di Abitante del paese ("Giappone")
Emmanuelle Laborit nel ruolo di La fotografa ("Francia")
Jérôme Horry nel ruolo di L'accompagnatore turistico ("Francia")
Vladimir Vega nel ruolo di Se stesso ("Regno Unito")
Sergio Avila nel ruolo di Se stesso ("Regno Unito")
Miguel Ayala-Torales nel ruolo di Se stesso ("Regno Unito")
Lukax Santana nel ruolo di Se stesso ("Regno Unito")
Salvador Allende nel ruolo di Immagini di repertorio ("Regno Unito")
Augusto Pinochet nel ruolo di Immagini di repertorio ("Regno Unito")
Henry Kissinger nel ruolo di Immagini di repertorio ("Regno Unito")
Maryam Karimi nel ruolo di L'insegnante ("Iran")
Tanvi Azmi nel ruolo di Talat Hamdani ("India")
Kapil Bawa nel ruolo di Salim Hamdani ("India")
Taleb Adlah nel ruolo di Adnaan Hamdani ("India")
Robert Reardon nel ruolo di Mr. Bonner ("India")
Nell Mooney nel ruolo di Sylvia Franko ("India")
George Sheffey nel ruolo di Agente FBI ("India")
Maryann Towne nel ruolo di Agente FBI ("India")
Suleman Din nel ruolo di Salman Hamdani ("India")
Lionel Zizréel Guire nel ruolo di Adama ("Burkina Faso")
René Aimé Bassinga nel ruolo di Ibrahim ("Burkina Faso")
Lionel Gaël Folikoue nel ruolo di Gaël ("Burkina Faso")
Rodrigue André Idani nel ruolo di Rodrigue ("Burkina Faso")
Alex Martial Traoré nel ruolo di Alex ("Burkina Faso")
Marc nel ruolo di Bin Laden ("Burkina Faso")
Hypolite T. Ouangrawa nel ruolo di Zio di Adama ("Burkina Faso")
Justine Sawadogo nel ruolo di Zia di Adama ("Burkina Faso")
Haoua Ouatara nel ruolo di Madre di Adama ("Burkina Faso")
Milla S. Saturnin nel ruolo di Poliziotto ("Burkina Faso")
Oumar Baron Ouedraogo nel ruolo di Padre di Rodrigue ("Burkina Faso")
Ernest Borgnine nel ruolo di L'anziano ("USA")
Dzana Pinjo nel ruolo di Selma ("Bosnia Erzegovina")
Aleksandar Seksan nel ruolo di Nedim ("Bosnia Erzegovina")
Tatjana Sojic nel ruolo di Hanka ("Bosnia Erzegovina")
Ejla Bavcic nel ruolo di L'assistente sociale ("Bosnia Erzegovina")

TRAMA

Undici registi di paesi e culture diversi hanno realizzato ciascuno un breve documentario, lungo ognuno 11 minuti, 9 secondi e 1 fotogramma, sui tragici fatti accaduti a New York l'11 settembre 2001 con un budget di 400mila euro a testa. "Egitto" - Per onorare le vittime a New York il regista egiziano Youssef Chahine ricorda quelli della tragedia palestinese, in particolare i primi morti a Beirut. "Israele" - L'organizzazione dei soccorsi di un attentato terroristico avvenuto a Gerusalemmme e i tentativi della tv di raccontare gli eventi, anche a costo di intralciare i soccorritori, è il modo in cui Amos Gitai ricorda che attentati avvengono ovunque. "Messico" - Nella quasi totale mancanza di immagini, le voci e i suoni registrati sul luogo della tragedia ricordano i lunghi momenti precedenti all'implosione delle torri. "Giappone" - Un soldato torna al suo villaggio, ma nonè più lo stesso ragazzo che è partito. E' ossessionato dalla 'santità' della seconda guerra mondiale e dai rimbrotti che è costretto ad ascoltare. Non gli resta che cominciare a comportarsi come fosse un serpente... "Francia" - A fianco della tragedia collettiva si consuma, nel silenzio, la tragedia individuale di una giovane fotografa francese sordomuta che vive la tragedia della fine del suo amore per un accompagnatore turistico americano. "Regno Unito" - Ken Loach coglie l'occasione per ricordare la tragedia di un altro 11 settembre, quello in cui gli americani nel 1973 ritennero intollerabile la sopravvivenza in Cile di un governo di sinistra eletto dal popolo, per cui aiutarono il golpe di Pinochet e, quindi, l'assassinio di Allende e, in seguito, di altre trentamila persone. "Iran" - In una fabbrica all'aperto di mattoni, cui lavorano bambini afgani rifugiati in Iran, una giovane maestra, una volta riuniti tutti i bambini che lavorano per costruire un rifugio contro i bombardamenti americani, cerca di spiegare loro cosa è accaduto a New York e l'unica cosa simile a una torre che può indicare ai suoi alunni è la ciminiera della fornace. "India" - La madre di un pakistano naturalizzato americano viene guardata con disprezzo da tutti nel quartiere. Suo figlio è scomparso e per i vicini non è che la prova della sua militanza in una cellula terroristica. Solo dopo molto tempo si verrà a sapere che il ragazzo è morto da eroe sotto le macerie delle torri gemelle. "Burkina Faso" - Per un ragazzo povero del Burkina Faso che ha abbandonato la scuola per lavorare e poter così acquistare le medicine necessarie a curare la madre ammalata. la notizia ascolatata per radio di una taglia su Bin Laden, lo spinge a riconoscerlo in ogni musulmano. "USA" - Un vecchio vive in solitudine accanto alle Twin Towers, parlando con la moglie morta come se fosse sempre accanto a lui. La caduta delle torri gemelle fa finalmente arrivare il sole nella sua casa e fa fiorire una piantina stenta. Gli fa però anche prendere coscienza del fatto che la moglie non è più con lui. "Bosnia Erzegovina" - Ogni 11 del mese, le donne di Srebrenica sfilano in silenzio in piazza per ricordare i loro morti massacrati dai serbi l'11 settembre del 1995.

CRITICA

"Come si fa a non andare a vederlo? Vale per molti motivi: asseconda il rito della memoria; è tra i più motivati film collettivi, a episodi, della storia del cinema; parafrasa l'emozione di spaesamento globale dopo l'attacco alle Torri; lo fa per primo e non è un instant-movie; alimenta la discussione: quale episodio mi piace? quale rifiuto? Soprattutto, perché. Prodotto dal francese Alain Brigand, ha l'intenzione di 'testimoniare la risonanza dell'evento in tutto il mondo' con le immagini di undici cineasti di paesi diversi. L'undici ricorre come uno spettro della cabala. Già, bisogna vederlo come la mirabolante occasione di impaginare il mondo secondo punti di vista diversi davanti a una tragedia del mondo 'tra le altre', ahinoi. E' questa la cosa più difficile. Innalzarci a un vero sentire globale, davanti alla più toccante strage occidentale, con l'onestà della storia e senza perdere le proprie opinioni politiche. I bambini iraniani che guardano su una povera ciminiera per cercare d'immaginare un grattacielo che non vedranno forse mai. Da Samira Makhmalbaf parte il viaggio. Buona mega-visione". (Silvio Danese, 'Il Giorno', 13 settembre 2002) "Operazione complessa, forse un po' velleitaria, inevitabilmente altalenante. 11 registi, 11 minuti ciascuno a disposizione per raccontare dal loro punto di vista l'11 settembre 2001. (...) Quello che deve interessare è la resa cinematografica del lavoro e, perciò, dell'operazione nel suo complesso. Una resa discontinua". (Emanuela Martini, 'Film tv', 17 settembre 2002) "Tutti spezzoni, tutti rispettabili, a differenza delle ovazioni veneziane (Loach su tutti) da parte della critica a branco: applausi sganciati dal merito e abbrutiti dall'ideologia. Gli sono crollati addosso Bush e Berlusconi e loro inneggiano al primo Osama che passa e macella: l'integralismo intellettuale fa più vittime di quello islamico". (Alessio Guzzano, 'City', 18 settembre 2002)

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