SCHEDA FILM

Il profumo del mosto selvatico

Anno: 1995 Durata: 102 Origine: USA Colore: C

Genere:COMMEDIA, DRAMMATICO

Regia:Alfonso Arau

Specifiche tecniche:PANORAMICA A COLORI

Tratto da:tratto dal film "Quattro passi fra le nuvole" (1942) il cui soggetto era di Cesare Zavattini e Piero Tellini.

Produzione:DAVID ZUCKER, JERRY ZUCKER, GIL NETTER

Distribuzione:FOX - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT

ATTORI

Keanu Reeves nel ruolo di Paul Sutton
Aitana Sánchez-Gijón nel ruolo di Victoria Aragon
Anthony Quinn nel ruolo di Don Pedro Aragon
Giancarlo Giannini nel ruolo di Alberto Aragon
Angelica Aragon nel ruolo di Marie José Aragon
Debra Messing nel ruolo di Betty Sutton
Evangelina Elizondo nel ruolo di Guadalupe Aragón
Freddy Rodríguez nel ruolo di Pedro Aragón, Jr.
Febronio Covarrubias nel ruolo di José Manuel
Alejandra Flores nel ruolo di Consuelo
Don Amendolia
Gema Sandoval
Juan Jimenez
Roberto Huerta
 

MUSICHE

Jarre, Maurice
 

MONTAGGIO

Zimmerman, Don
 

SCENOGRAFIA

Gropman, David
 

COSTUMISTA

Ruskin, Judy L.

TRAMA

Tornato dalla guerra, Paul Sutton, dopo aver riabbracciato la moglie Betty, che per la verità non sembra aver trepidato per lui, visto che non ha letto una sola delle molte lettere inviatele, riprende l'attività di rappresentante di cioccolatini. Una serie di contrattempi fa sì che si ritrovi a "fare" da marito ad una giovane di origine messicana, Victoria Aragon, figlia di un ricco viticoltore delle valle di Napa, che possiede il vigneto modello "Le Nuvole". La giovane, che frequenta l'università in città, aspetta un figlio illegittimo dal suo professore e teme che il padre, Alberto, la uccida. Accettato il ruolo solo per breve tempo essendo deciso il giorno dopo ad andarsene con una lettera d'addio, Paul incontra subito l'aperta ostilità di Alberto, geloso della figlia e irritato per non essere stato avvertito, ma la simpatia della madre Marie José e soprattutto del nonno, Don Pedro, ritardano la sua partenza. Il rito della vendernmia poi, con il clima bacchico e solare della pigiatura dell'uva, fa perdere quasi la testa a Paul, che decide di rispettare Victoria, pur essendone attratto e ricambiato. Orfano, Paul trova nella famiglia della giovane un rifugio dagli orrori della guerra che ancora lo traumatizzano. Il fatto che i due non dorrnano insieme insospettisce Alberto che, colpito dalle manifestazioni d'affetto del finto genero per la figlia, decide di farli sposare con rito religioso. A questo punto Victoria è costretta a dire la verità al padre, mentre Paul a malincuore si allontana per tornare dalla moglie che, nel frattempo, ha provveduto ad annullare il matrimonio. Libero, il giovane fa ritorno al vigneto, ma trova Alberto ubriaco che si scaglia contro di lui e roteando una lampada a petrolio per colpirlo la lancia nel vigneto incendiandolo. Vani sono i tentativi per domare le fiamme; poi Paul estirpa la radice, che ha resistito al fuoco, della pianta madre del vigneto, che rivivrà. Alberto fa pace con la figlia e Paul può sposarla accettando di essere un buon padre per il nascituro.

CRITICA

"Il profumo del mosto selvatico viaggia a lungo sul filo del sentimentalismo più scontato e zuccheroso chiedendo troppe lacrime con troppo poca sincerità. Ma la magia si sente. Ne fanno fede la scena della vendemmia, quella in cui tutti i protagonisti si tramutano in angeli per scaldare con delicati colpi d'ala i grappoli minacciati dal gelo e i sospirati attimi d'amore tra i due giovani. E fa specie sentir ora accusare Arau di essere troppo patinato e ricattatorio proprio da coloro che per anni hanno tessuto le lodi di quei capolavori di manierismo artefatto (peggio che offensivo per i libri di Forster) che sono stati e continuano ad essere i film di James Ivory." ('L'Indipendente', Alessio Guzzano, 23 novembre 1995) "Sbandierare la derivazione del film da 'Quattro passi sulle nuvole', firmato da Blasetti e Zavattini nel 1942, è un autogol. Per imperizia professionale Arau non ha compreso il segreto del successo di quel film: la discrezione e la moralità dei tempi, il pudore e la rassegnazione della provincia italiana." ('Il Giorno', Silvio Danese, 26 novembre 1995) "Prodotto dai fratelli Zucker, fotografato a tramonti di fuoco ed eleganti toni monocromi "d'epoca", Il profumo del mosto selvatico trasforma l'amaro prototipo blasettiano in una favola edificante e consolatoria, che in America si sono divertiti a ribattezzare "Wineworld". Però il tono vecchia-maniera non è spiacevole, il cast abbonda di attori simpatici, il "restiling" è tutto sommato abbastanza onesto. Gridare al leso-capolavoro sarebbe veramente fuori luogo." ('La Repubblica', Roberto Nepoti, 24 nnovembre 1995)

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