Hamlet1996

SCHEDA FILM

Hamlet

Anno: 1996 Durata: 239 Origine: GRAN BRETAGNA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Kenneth Branagh

Specifiche tecniche:SCOPE A COLORI

Tratto da:tragedia omonima di William Shakespeare

Produzione:DAVID BARRON

Distribuzione:MEDUSA FILM (1997) - MEDUSA VIDEO

ATTORI

Kenneth Branagh nel ruolo di Amleto
Julie Christie nel ruolo di Gertrude
Derek Jacobi nel ruolo di Claudio
Michael Maloney nel ruolo di Laerte
Richard Briers nel ruolo di Polonio
Kate Winslet nel ruolo di Ofelia
Brian Blessed nel ruolo di Fantasma
Nicholas Farrell nel ruolo di Orazio
Billy Crystal nel ruolo di Becchino
Charlton Heston nel ruolo di Attore Re
Gérard Depardieu nel ruolo di Reynaldo
Jack Lemmon nel ruolo di Marcello
John Gielgud nel ruolo di Priamo
Judi Dench nel ruolo di Ecuba
Ken Dodd nel ruolo di Yorick
Ravil Issyanov nel ruolo di Cornelius
Reece Dinsdale nel ruolo di Guildenstern
Richard Attenborough nel ruolo di Ambasciatore inglese
Robin Williams nel ruolo di Osric
Rosemary Harris nel ruolo di Attrice Regina
Rufus Sewell nel ruolo di Fortebraccio
Timothy Spall nel ruolo di Rosencrantz
 
 

SCENEGGIATORE

Branagh, Kenneth
 

MUSICHE

Doyle, Patrick
 

MONTAGGIO

Farrell, Neil
 

SCENOGRAFIA

Harvey, Tim
 

COSTUMISTA

Byrne, Alexandra

TRAMA

Informato della morte improvvisa del re suo padre, Amleto, principe di Danimarca, torna al castello di Elsinore e, durante il funerale, ha la netta sensazione che la madre Gertrude tradisca un dolore fasullo, consolata dal fratello del defunto, il nuovo re Claudio. Pieno d'angoscia, Amleto è tormentato dal dubbio di fronte all'evidente unione sentimentale che si è instaurata tra Claudio e gertrude. L'amico Orazio asserisce di aver visto e sentito parlare lo spettro del re defunto, ed è proprio questo spettro a fermare Amleto che, dopo l'avvenuto matrimonio tra Claudio e Gertrude, voleva suicidarsi. Il padre gli confida di essere stato ucciso dal fratello. Amleto è innamorato di Ofelia, figlia di Polonio consigliere del re. che però viene dissuasa dal padre dal corrispondergli. Amleto allora si finge pazzo per potere più liberamente predisporre i propri piani. Gli intrighi però si susseguono. Amleto è allontanato in Inghilterra, Ofelia si suicida. Amleto torna, Claudio e Laerte studiano un piano per eliminarlo (un duello), che però fallisce. Muore Gertrude, muore Laerte, Muore Claudio ed anche Amleto, ferito, spira tra le braccia dall'amico Orazio.

CRITICA

"Naturalmente, per gustare 'Hamlet' di Branagh, non bisogna star lì con la matita rossa in mano e accettare piuttosto le cosiddette 'licenze poetiche'. Per allontanare ogni aura paludata Branagh ambienta in un '800 da operetta la storia del principe che, avuta dallo spettro del padre la conferma che lo zio Claudio gli ha ucciso l'amato genitore e che sua madre Gertrude è di facile accontentatura, si finge pazzo per preparare la vendetta. (...) Le 'licenze' sono numerose. Eppure, nonostante queste e altre 'concessioni' tendenti a esaltare gli espedienti melodrammatici dispersi nel testo, 'Hamlet' di Branagh coglie motivi che spesso sfuggono. Viene fuori nella sua aggressività la corruzione a cui neppure Amleto è estraneo e di quel Fortebraccio che di solito non si capisce bene perché sia premiato nel finale ci viene spiegata la strategia". (Francesco Bolzoni, 'Avvenire', 16 maggio 1997) "Kenneth Branagh ha fatto due cose giuste e una sbagliata, aggiungendo al suo cinema shakespeariano ('Enrico V', 'Molto rumore per nulla') un testo che è già stato portato sullo schermo circa settanta volte, 'Hamlet', Amleto. L'errore sta nell'aver riversato sul suo lavoro un'alluvione di chiacchiere pubblicitario-insensate, provocando sazietà e anche irritazione. Le cose giuste sono: aver deciso di dare 'Amleto' nella versione integrale di quattro ore, affiancandolo nella distribuzione a una versione abbreviata di due ore, lasciando agli spettatori la possibilità di scegliere; e, nel rispetto del testo, spettacolarizzare al massimo la vicenda secondo un gusto attuale. (..) Massima seduzione di 'Hamlet' resta naturalmente la tragedia di Shakespeare: peccato che Kenneth Branagh, platinato e nerovestito come tanti Amleto prima di lui, bravo e vitale, per quanto si dia da fare non arrivi a superare la propria irrimediabile mancanza di fascino". (Alessandra Levatesi, 'La Stampa'13 maggio 1997) "Kenneth Branagh s'è tinto i capelli in biondo platino, come tanti Amleto prima di lui; s'è fatto crescere i baffi e la mosca sotto il labbro come tanti ragazzi attuali; ha dato uno speciale tocco isterico e sgradevole alla rappresentazione della metodica follia di Amleto; ha fatto davvero il massimo. Peccato che continuino a perseguitarlo la mancanza di fascino, l'assenza dì carisma, la carenza di quella magia seducente che forma l'essenza misteriosa e involontaria del grande attore". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 22 maggio 1997)

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