Lascia perdere, Johnny!2007

SCHEDA FILM

Lascia perdere, Johnny!

Anno: 2007 Durata: 104 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:Fabrizio Bentivoglio|Valia Santella

Specifiche tecniche:35 MM

Tratto da:liberamente ispirati ai racconti fatti a tavola da Fausto Mesolella

Produzione:DOMENICO PROCACCI PER FANDANGO IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM E SKY

Distribuzione:MEDUSA

ATTORI

Antimo Merolillo nel ruolo di Faustino
Ernesto Mahieux nel ruolo di Raffaele Niro
Lina Sastri nel ruolo di Vincenza, madre di Faustino
Roberto De Francesco nel ruolo di Autore
Luigi Montini nel ruolo di Discografico
Flavio Bonacci nel ruolo di Carlo Tagnin
Ugo Fangareggi nel ruolo di Pietro Tagnin
Daria D'Antonio nel ruolo di Franca Marrocco
Peppe Servillo nel ruolo di Gerry Como
Fabrizio Bentivoglio nel ruolo di Riverberi
Valeria Golino nel ruolo di Annamaria
Toni Servillo nel ruolo di Maestro Falasco
 
 
 

SCENOGRAFIA

Basili, Giancarlo
 

TRAMA

Caserta, 1976. Il diciottenne Faustino Ciaramella suona la chitarra nell'orchestra del maestro Domenico Falasco, trombettista e bidello, ma ha bisogno che questo lavoro sia ufficializzato da un contratto per evitare la leva militare. Tuttavia, l'esperienza non si rivela troppo fortunata se non per l'incontro con l'impresario Raffaele Niro che gli propone un importante ingaggio per l'estate: far parte della 'Piccola Orchestra di Augusto Riverberi', che prevede Augusto al piano, Jerry Como alla voce, e Faustino addetto al Revox con le basi. Il ragazzo si attira ben presto la simpatia di Augusto, che lo chiama amichevolmente Johnny e che inizia a frequentare sempre più assiduamente la sua casa. La tournée estiva della Piccola Orchestra, però, dopo alcune esibizioni - tra cui quella al 'Canto delle Sirene' di Capri dove finalmente Faustino riesce a suonare la chitarra - termina bruscamente a causa della fuga dell'impresario che lascia i musicisti senza soldi. A dicembre Faustino riceve una telefonata da Augusto. Il ragazzo si reca quindi a Milano con la chitarra a tracolla convinto di trovare ad aspettarlo lo stesso Augusto che però non si presenta lasciandolo in balia degli eventi. Alla Vigilia di Natale, solo e senza una lira, Faustino lascia la sua chitarra come pagamento della stanza nella pensioncina di Rho dove ha atteso invano e decide di tornare a Caserta. Affronta il viaggio a piedi sotto la neve, ma lungo il tragitto viene recuperato, privo di sensi per il freddo e la stanchezza, da un camion dei pompieri. Il giorno di Natale, mentre sta scrivendo a sua madre una lettera piena di storie inventate sulla bella vita che conduce a Milano, Faustino vede dalla finestra della caserma dei pompieri arrivare un uomo sorridente con una chitarra...

CRITICA

"Filtrati attraverso la sceneggiatura di Umberto Contarello, Filippo Gravino, Guido Iuculiano e Valia Santella (oltre che dello stesso Bentivoglio), quelle disavventure raccontano - con un tocco tra il divertito e il malinconico - la vita grama dei musicisti di provincia, chiamati a suonare nelle feste di paese o a fare da volontario 'supporto' all'esibizione del raccomandato di turno. Si fermasse qui, il film sarebbe il ritratto partecipe e convincente di un fallimento perseguito con tenacia, traguardo quasi obbligato di una vita guidata dalla passione musicale tanto quanto dalla fiducia mal riposta nell'onestà delle persone. Ma la promessa fatta da Riverberi di chiamare Faustino a Milano per aprirgli le porte della vera musica, portando lo speranzoso giovane tra le nebbie del Nord, cambia tono e atmosfere al film. E innesca un'ultima struggente variazione sul tema del rapporto con i maestri (di vita o di musica fa poca differenza): quanto ben riposto, lo scoprirà lo spettatore. A questo punto il film prende una strada più intimista, quasi fantastica, stemperando le trovate umoristiche in un'atmosfera trasognata e irreale, che fa venire in mente film d'altri tempi (il Lattuada del 'Cappotto', il Fellini dei 'Vitelloni' e 'Luci del varietà' che firmarono insieme) offrendo la misura delle ambizioni ma anche delle possibilità registiche di Bentivoglio. Che riesce a chiudere il film senza uccidere il mito della passione musicale ma anche senza edulcorare il senso di una sconfitta che è esistenziale ben più che professionale." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 30 novembre 2007) "Deliberatamente tratto dai racconti di Fausto Mesolella degli Avion Travel, 'Lascia perdere, Johnny!"' è un racconto di formazione prima di tutto ancorato allo sguardo catatonico del protagonista che vede passare sotto gli occhi la vita senza mai scoraggiarsi. Con le sue minime palpitazioni per le donne, l'amore posato per la musica, la non tanto velata (e simbolica) ricerca di una figura paterna, il personaggio di Faustino filtra le omissioni narrative (volute?) di una sceneggiatura in alcuni momenti non pervenuta e rimescola le carte in tavola di una messa in scena che pare virare sul grottesco, ma poi si ancora su un pauperistico realismo d'ambiente che sembra occhieggiare Sorrentino." (Davide Turrini, 'Liberazione', 30 novembre 2007) "La faccia a-cinematografica dell'esordiente Antimo Merolillo, la cui dolcezza e inesperienza fanno di lui un Fausto perfetto, diventano il simbolo dell'indeterminatezza di tutto il film. Ma il tocco di classe lo dà il vero Fausto Mesolella, compositore delle splendide ed ipnotiche musiche di 'Lascia perdere, Johnny!' nonché membro degli Avion Travel." (Paola Casella, 'Europa', 30 novembre 2007) "Sposando la sua insospettata ma intima indole zingaresca con i racconti ascoltati da Fausto Mesolella e dagli altri amici Avion Travel, Bentivoglio diventa regista senza imperfezioni ma con un film pieno di anima." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 30 novembre 2007) "Bentivoglio, al debutto da regista, mostra qualità rare nel nostro cinema, sa ricreare un'atmosfera con malinconico cinismo, unisce con un sano divertimento satira e nostalgia, memoria e ironia, con forse involontari omaggi al cinema che fu: metti il seducente finale nella nebbia di Rho o il temporale improvviso, che sono le avvisaglie felliniane. Andando in flash back nel Sud italiano anni 70, l'autore si racconta con tenerezza, pur senza sconti. Inscena le luci del varietà del mondo della canzone arrangiata in provincia con un occhio di riguardo alla biografica esperienza degli Avion Travel. Ogni personaggio, anche piccolo, è essenziale a una tela narrativa che non perde colpi e tiene in dovuto conto i caratteristi. Bentivoglio conosce la materia, si dirige bene e ottiene il meglio da colleghi strepitosamente in parte, da Valeria Golino agli insuperabili Servillo brothers, da Lina Sastri a Ernesto Mahieux fino al deb Merolillo." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 dicembre 2007)

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