The Terminal2004

SCHEDA FILM

The Terminal

Anno: 2004 Durata: 131 Origine: USA Colore: C

Genere:COMMEDIA, DRAMMATICO, ROMANTICO

Regia:Steven Spielberg

Specifiche tecniche:35 MM (1:1,85), PANAVISION, TECHNICOLOR

Tratto da:LIBERAMENTE TRATTO DAL ROMANZO "THE BIG TEASE" DI SACHA GERVASI

Produzione:WALTER F. PARKES, LAURIE MACDONALD E STEVEN SPIELBERG PER DREAMWORKS SKG, AMBLIN ENTERTAINMENT, PARKES/MACDONALD PRODUCTIONS

Distribuzione:UIP

ATTORI

Tom Hanks nel ruolo di Viktor Navorsky
Catherine Zeta-Jones nel ruolo di Amelia Warren
Stanley Tucci nel ruolo di Frank Dixon
Chi McBride nel ruolo di Joe Mulroy
Diego Luna nel ruolo di Enrique Cruz
Barry Shabaka Henley nel ruolo di Ray Thurman
Kumar Pallana nel ruolo di Gupta Rajan
Zoe Saldana nel ruolo di Agente Torres Zoë Saldana
Eddie Jones nel ruolo di Salchak
Michael Nouri nel ruolo di Max
Jude Ciccolella nel ruolo di Karl Iverson
Corey Reynolds nel ruolo di Waylin
Guillermo Díaz nel ruolo di Bobby Alima
Rini Bell nel ruolo di Nadia
Sasha Spielberg nel ruolo di Lucy
Stephen Mendel nel ruolo di Steward di prima classe
Valera Nikolaev nel ruolo di Milodragovich
Ana Maria Quintana nel ruolo di Ispettore Governativo
Bob Morrisey nel ruolo di Ispettore Governativo
Jim Ishida nel ruolo di Manager della Yoshinoya James Ishida
Carlease Burke nel ruolo di Manager della Brookstone
Stephon Fuller nel ruolo di Manager della Swatch
Anastasia Basil nel ruolo di Julie, impiegata della Perla
Lydia Blanco nel ruolo di Impiegata di Burger King
Joseph Davis nel ruolo di Impiegato di Burger King
Tonya Ivey nel ruolo di Impiegata di Godiva
Kevin Mukherji nel ruolo di Dave
John Eddins nel ruolo di Agente CBP
Kenneth Choi nel ruolo di Agente CBP
Cas Anvar nel ruolo di Agente CBP
Conrad Pla nel ruolo di Agente CBP
Danette Mackay nel ruolo di Agente CBP
Ian Finlay nel ruolo di Agente CBP
Janique Kearns nel ruolo di Agente CBP
Eddie Santiago nel ruolo di Uomo al telefono
Kevin Ryder nel ruolo di Uomo d'affari
Dusan Dukic nel ruolo di Giovane trafficante di droga
Mark Ivanir nel ruolo di Goran
Jennifer Chu nel ruolo di Interprete cinese
Michelle Arthur nel ruolo di Giornalista
Laurie Megan Phelps nel ruolo di Agente della sicurezza
Matt Holland nel ruolo di Impiegato alla Ramada Inn
Amber Havens nel ruolo di Assistente di volo
Benny Golson nel ruolo di Se stesso
Robert Covarrubias nel ruolo di Custode
 
 

MUSICHE

Williams, John
 

MONTAGGIO

Kahn, Michael
 

SCENOGRAFIA

McDowell, Alex
 

COSTUMISTA

Zophres, Mary

TRAMA

Viktor Navorsky è appena sbarcato all'aereoporto Kennedy di New York dall'Europa dell'Est, ma per ironia della sorte nello stesso momento il suo Paese di origine viene dichiarato inesistente a causa di un feroce colpo di stato. Viktor è senza patria e senza lavoro visto che il suo passaporto e i suoi documenti non sono più validi. Si stabilisce così nel terminal dell'aereoporto, dove viene accolto dallo staff e dove si innamora di una hostess.

CRITICA

"Solo i grandi affabulatori sanno rendere l'ordinario meraviglioso come un mondo magico e remoto. Solo a Steven Spielberg, Andersen moderno, poteva riuscire un film denso e insieme miracolosamente lieve come 'The Terminal'. Una favola sul dopo 11 settembre, è stato detto. Ma soprattutto un'ariosa parabola sulla libertà e il Potere, l'immaginazione e la Legge, l'opulenza (che non sempre è ricchezza) e la povertà (che talvolta è piena di risorse). (...) Eppure, quando Navorsky rifiuta di dirsi spaventato dalla situazione in patria pur di ottenere asilo politico, oppure salva con un trucco destinato a diventare leggenda un russo colpevole di viaggiare con dei medicinali per il padre malato, sentiamo che 'Terminal' sfiora con tocco da fiaba piaghe tristemente attuali. E universali: mai come qui l'America è simbolo dell'intero Occidente. E Tucci, funzionario subdolo e gentile che rovescia il vecchio 'Sorvegliare e punire' di Foucault in un più evoluto 'sorvegliare e accudire', perché ogni delitto è lecito purché teleguidato, ci fa capire le nostre democrazie autoritarie più di tanti pensosi saggi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 2 settembre 2004) "'The Terminal' è una commedia di buoni sentimenti, divertente all'inizio poi sempre più saccarina; troppo lunga e con i soliti sei o sette finali uno dietro l'altro, alla fine un omaggio ormai bugiardo a un'America che il terrorismo ha cancellato, quelle delle braccia aperte per chiunque, in fuga, cercava una nuova patria." (Natalia Aspesi, 'la Repubblica', 2 settembre 2004) "Per il momento è giocoforza constatare che la montagna di carta e immagini eretta a celebrazione dell'evento inaugurale ha partorito un topolino. Ovvero uno dei titoli meno convincenti della gloriosa filmografia di Spielberg, detto anche dai famigli Sir Steven e perfino 'Re di Hollywood' nella rubrica di Peter Bart su 'Variety'. (...) Accogliendo 'The Terminal' per l'inaugurazione, ovvero un film che cerca di risarcirsi sul continente del mezzo insuccesso Usa, la Mostra si è messa al servizio di una campagna promozionale che tra giorni farà tappa al festival di Deauville. Nella parte dell'alloglotta dell'est che si ritrova intrappolato nell'aeroporto di New York, il geniale Hanks contribuisce a fare della prima mezz'ora un brano di cinema sopraffino, ma da un riuscito simil-Kafka si scivola in un meno riuscito simil-Capra, come vedremo riparlando del film all'uscita di fine settimana sui nostri schermi. Gli smoking applaudono con misura e si precipitano a conquistare le migliori piazze alla festa sulla spiaggia. Colgo al volo il giudizio di un veneziano: 'No xera tanto bel come che credevo'." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 2 settembre 2004) "E'vero che 'The Terminal' non è una commediola, ma non appare abbastanza incisivo da essere un film compiutamente epocale. La miglior cosa da fare è abbandonarsi al divertimento del racconto, che rinnova l'interesse con trovate sempre nuove anche se non di primissima scelta, vedi i cascatoni sul pavimento bagnato. Tuttavia la messinscena risulta estremamente accurata anche nei particolari; e spicca il duello fra Tom Hanks l'immigrato, all'inizio quasi non parlante, tontolone solo in apparenza, e il funzionario Steve Buscemi (probabile candidato all'Oscar del comprimario) che incarna l'incomprensione, l'ottusità e la malizia della burocrazia d'ogni tempo e Paese. Il risultato è un film all'antica per il quale si è citato Frank Capra, ma rivisitato da un lettore di Kafka. Insomma, un piccolo film che grazie all'ispirazione e alla fattura sollecita grandi confronti." (Tullio Kezich, 'Corriere della Sera', 4 settembre 2004) "Spielberg, beniamino di Venezia come del resto dei pubblici mondiali, si sintonizza sui toni da commedia incarnando, per così dire, l'altra faccia di Michael Moore: ispirandosi alla garbata ferocia di Jacques Tati e Charlie Chaplin riveduta e corretta dall'ottimismo di Frank Capra, il film prende partito sugli umori negativi e le paure che imperversano in patria, mette alla berlina certi ottusi meccanismi di difesa a oltranza ed esalta nel meccanismo narrativo della fiaba le minoranze troppo spesso umiliate offese e tuttavia uniche portatrici dei tradizionali valori americani di dignità, fraternità e tolleranza. Democratico fervente nonché accanito testimonial dell'era clintoniana, il regista utilizza il populismo come una chiave artistica e la macchina cinema come un prezioso Stradivario: se la rozza demagogia sembra bastare ai fans del giullare di 'Fahrenheit 9/11', è ovvio che alla Mostra sia convenuto puntare sul carisma dell'ultimo re Mida di Hollywood. Resta, però, il film nudo e crudo. Che non è un granché e, anzi, in tutta la seconda parte sconta lungaggini e melensaggini a volontà. (...) Il film forza i limiti dello spunto di sceneggiatura, comincia a inanellare aneddoti fine a se stessi ed è costretto a inventarsi una storiella romantica alquanto spudorata con l'affascinante e inaffidabile assistente di volo Amelia (Catherine Zeta-Jones). Come in 'E.T.', l'extra-terrestre perseguitato dal disincanto degli adulti viene adottato dai bambini, ovvero i proletari dal cuor d'oro che non intendono piegarsi alle paranoie della sindrome post-11 settembre. Spielberg, in sostanza, non tradisce i propri temi, ma la levità e la scioltezza del genere rosa/brillante trovano gli stessi intoppi evidenziati da 'Hook-Capitan Uncino', 'Prova a prendermi' e certi passaggi di 'A.I.-Intelligenza artificiale'. Festa a metà, dunque: davanti all'ingenuità strategica di un regista che ha il coraggio di restare fedele all'essenza del fantasticare, non si può che essere indulgenti; ma quando si ha a portata di mano una filmografia così imponente, la tentazione di scartare questo film e tenersi solo la superba performance di Tom Hanks è davvero forte." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 2 settembre 2004)

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