Nemico pubblico2009

SCHEDA FILM

Nemico pubblico

Anno: 2009 Durata: 140 Origine: USA Colore: B/N

Genere:BIOGRAFICO, DRAMMATICO, POLIZIESCO

Regia:Michael Mann

Specifiche tecniche:ARRIFLEX 235 / ARRIFLEX 435 / SONY CINEALTA F23 / SONY CINEALTA HDC-F950 / SONY PMW-EX1, HDCAM SR, 35 MM (1:2.35)

Tratto da:saggio "Public Enemies: America's Greatest Crime Wave and the Birth of the FBI, 1933-34" di Brian Burrough

Produzione:KEVIN MISHER E MICHAEL MANN PER FORWARD PASS, MISHER FILMS, TRIBECA PRODUCTIONS

Distribuzione:UNIVERSAL - DVD E BLU-RAY: UNIVERSAL PICTURES HOME ENTERTAINMENT HOMEVIDEO (2010)

ATTORI

Johnny Depp nel ruolo di John Dillinger
Christian Bale nel ruolo di Melvin Purvis
Marion Cotillard nel ruolo di Billie Frechette
Billy Crudup nel ruolo di J. Edgar Hoover
Channing Tatum nel ruolo di Pretty Boy Floyd
Leelee Sobieski nel ruolo di Polly Hamilton
Emilie de Ravin nel ruolo di Anna Patzke
David Wenham nel ruolo di Pete Pierpont
Giovanni Ribisi nel ruolo di Alvin Karpis
Stephen Dorff nel ruolo di Homer Van Meter
Rory Cochrane nel ruolo di W. Carter Baum
Stephen Graham nel ruolo di Baby Face Nelson
Lili Taylor nel ruolo di Sceriffo Lillian Holley
John Ortiz nel ruolo di Phil D'Andrea
Stephen Lang nel ruolo di Charles Winstead
Carey Mulligan nel ruolo di Carole
Shawn Hatosy nel ruolo di John Madala
James Russo nel ruolo di Walter Dietrich
Matt Craven nel ruolo di Gerry Campbell
Branka Katic nel ruolo di Anna Sage
Adam Mucci nel ruolo di Harold Reinecke
Alan Wilder nel ruolo di Robert Estill
Bill Camp nel ruolo di Frank Nitti
Christian Stolte nel ruolo di Charles Makley
Jason Clarke nel ruolo di John 'Red' Hamilton
John Michael Bolger nel ruolo di Martin Zarkovich
Michael Bentt nel ruolo di Herbert Youngblood
Peter Gerety nel ruolo di Louis Piquett
Richard Short nel ruolo di Sam Cowley
Spencer Garrett nel ruolo di Tommy Carroll
 

SOGGETTO

Burrough, Brian
 
 

SCENOGRAFIA

Crowley, Nathan
 

COSTUMISTA

Atwood, Colleen
 

EFFETTI

Stadd, Robert

TRAMA

Nell'America piegata dalla Grande Depressione Economica un uomo fuori dal comune riuscì ad attirarsi il favore e l'attenzione dell'opinione pubblica: John Dillinger, qualificato dalle autorità statunitensi come Nemico Pubblico Numero Uno. Spietato ma galante, Dillinger e la sua banda seminarono il terrore nelle banche degli Stati Uniti e si fecero beffe di J. Edgar Hoover e del suo Bureau of Investigation (futuro F.B.I.), guadagnandosi il plauso di coloro che avevano visto i risparmi di una vita confiscati dagli istituti di credito. A porre fine all'attività criminale di Dillinger fu poi Melvin Purvis, soprannominato 'il Clark Gable dell'FBI', che dopo un'interminabile serie di inseguimenti e sparatorie, con l'ausilio di un gruppo di sceriffi del West e di alcuni sedicenti amici di Dillinger, riuscì a tendere una letale trappola al celebre ed acclamato malvivente, ucciso all'uscita di un cinema di Chicago nel luglio del '43.

CRITICA

"Mann è un cineasta radicale che da giovane ha lavorato molto in Inghilterra perché negli Usa, per lui, tirava un'ariaccia: pur essendo un ebreo bianco, le sue simpatie per le Black Panthers lo avevano messo nei guai. Poi, è anche un grande stilista, e 'Nemico pubblico' è un clamoroso esercizio di stile, né più né meno di 'Collateral' o 'Miami Vìce': lo straordinario realismo delle sparatorie si sovrappone all'uso straniante della colonna sonora quasi rock, e nel finale il suddetto gangster-movie con Gable e Powell diventa un controcanto ironico alla fine di Dillinger, un po' come il numero di tip-tap in 'Cotton Club' di Coppola. Johnny Depp, bravo come sempre, sfida il mito di Gable: ed è forse l'unico attore vivente a poterci provare." (Alberto Crespi, 'L'Unità', 06 novembre 2009) "In cifre in cui si tende via via sempre di più a un iperrealismo che di ogni personaggio fa una persona, di ogni evento, vivo e immediato, fa un fatto di cronaca. Naturalmente tanta ricerca della verità concreta avrebbe difficilmente dato i suoi frutti senza l'interpretazione magistrale di Johnny Depp: mai gridata, mai sopra le righe, con un intimismo e perfino un minimalismo che risolve tutto negli sguardi, se non addirittura nei silenzi. Mentre intorno esplodono solo gli spari dei revolver e dei mitra. Fino all'ossessione." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 06 novembre 2009) "Dopo diverse trasposizioni di nemici pubblici (James Cagney per William Wellman nel '31, Warren Oates per John Milius nel '74), Mann propone l'esposizione del rapinatore lavorando sull'abbellimento e la coreograficità dell'atto furtivo come dei mortali scontri a fuoco. Le rapine, le sparatorie, le spartizioni di bottino sono seguite sia con un voluttuoso montaggio, sia con una macchina da presa che stringe d'improvviso il quadro, seguendo la direzione del gesto (per esempio lo smontaggio delle armi al ritorno dalla prima evasione). Anche se alla fine è sempre la sintesi compositiva tra sguardo, suono e cromatismi a infondere la carica. L'arrembaggio arriva sempre da fuori, da chi compone e non da chi interpreta il componimento. Prendete un qualsiasi inseguimento (tutti i set del film, tra Illinois e Wisconsin, sono stati veri luoghi battuti dalla banda di Dillinger) e noterete i raggi di sole che creano bolle e riflessi sull'otturatore, clangore di auto e armi d'epoca, epiche armonie di Elliot Goldenthal a riecheggiare 'L'Ultimo dei Mohicani'. Opinabile la presenza della pupa del gangster (Marion Cotillard). Da ricordare uno degli highlights del cinema di superficie di Mann: la concitata presentazione dell'agente Purvis (Christian Bale) sulle note di 'Ten million slames'. Un paio di minuti in visibilio, un paio di secondi per l'oblio." (Davide Turrini, 'Liberazione', 06 novembre 2009) "La psicologia non interessa Mann, che resta un fenomenologo: il narcisismo del gangster è senza spessore e background. Il che (con la pretestuosa polemica di Dillinger contro le banche che 'rapinano' la gente) fa la modernità del film, un catalogo del male spregiudicato e deduttivo, ma senza ideali né romanticismo, ormai privo dell'aura del mito, più reality che realtà." (Piera Detassis, 'Panorama', 13 novembre 2009) "Allo spettatore europeo resterà ostica la questione delle giurisdizioni dei singoli Stati, che terminavano ai loro confini. Allora il crimine federale era una figura meno diffusa di quanto lo sia oggi. Perché bastava un'auto, come prima era bastato un cavallo, per stabilirsi altrove quasi serenamente. Ma vediamo all'essenziale. Milius aveva capito da Raymond Chandler che non esiste una faccia pulita del dollaro. Perciò aveva messo sullo stesso piano il cacciato (Dillinger) e il cacciatore (Purvis). Mann ci prova, ma non ci riesce. Rende Purvis più rispettabile, ma anche più grigio, fino all'acquiescenza verso il doppiopetto (e negligé di seta, nell'intimità) del capo dell'Fbi, Edgar Hoover. Insomma, tutto funziona e nulla rimane di 'Nemico pubblico'." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6 novembre 2009) "Fa piacere ritrovare Depp in un ruolo adulto e in una recitazione a basso voltaggio. L'attore, 47 anni, sfodera il suo carisma, credibile in Borsalino e mitra Thompson, mentre alterna lampi di fredda ferocia agli slanci romantici verso la compagna Billie Frenchette." (Arianna Finos, 'Il Venerdì', 06 novembre 2009) "Il regista Michael Mann, ispirandosi al romanzo criminale 'Nemico Pubblico' di Bryan Burrough, ha realizzato un racconto molto bello, pacato e crudele. Su assedi e fughe grava una strana malinconia, Johnny Depp impersona benissimo l'eleganza cattiva, triste e innamorata del giovane gangster." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 06 novembre 2009)

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