I Tenenbaum2001

SCHEDA FILM

I Tenenbaum

Anno: 2001 Durata: 108 Origine: USA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:Wes Anderson

Specifiche tecniche:PANAVISION TECHNICOLOR

Tratto da:-

Produzione:WES ANDERSON, BARRY MENDEL E SCOTT RUDIN PER TOUCHSTONE PICTURES

Distribuzione:BUENA VISTA INTERNATIONAL ITALIA

ATTORI

Gene Hackman nel ruolo di Royal Tenenbaum
Anjelica Huston nel ruolo di Etheline Tenenbaum
Ben Stiller nel ruolo di Chas Tenenbaum
Gwyneth Paltrow nel ruolo di Margot Tenenbaum
Luke Wilson nel ruolo di Richie Tenenbaum
Owen Wilson nel ruolo di Eli Cash
Bill Murray nel ruolo di Raleigh St. Clair
Danny Glover nel ruolo di Henry Sherman
Aram Aslanian-Persico nel ruolo di Chas adolescente
Irene Gorovaia nel ruolo di Margot adolescente
Amedeo Turturro nel ruolo di Richie adolescente
Andrew Wilson nel ruolo di Tex Hayward
Grant Rosenmeyer nel ruolo di Ari Tenenbaum
Jonah Meyerson nel ruolo di Uzi Tenenbaum
Kumar Pallana nel ruolo di Pagoda
Larry Pine nel ruolo di Peter Bradley
Seymour Cassel nel ruolo di Dusty
Stephen Lea Sheppard nel ruolo di Dudley Heinsbergen
 

SCENEGGIATORE

Anderson, Wes
Wilson, Owen
 
 

MONTAGGIO

Tichenor, Dylan
 

SCENOGRAFIA

Wasco, David
 

COSTUMISTA

Patch, Karen

TRAMA

TRAMA BREVE In inverno ha luogo un'improvvisa e inattesa riunione della famiglia Tenenbaum. Royal e Etheline, i due genitori si sono separati dopo aver avuto tre figli: Chas, che brilla nella finanza internazionale, Margot commediografa di successo che già al liceo aveva avuto una ricca borsa di studio e Richie, vincitore per tre anni consecutivi delle nazionali juniores di tennis degli USA. Ma i successi dei tre figli sembrano cancellati dai disastri compiuti dal padre negli ultimi vent'anni. TRAMA LUNGA Royal Tenenbaum e sua moglie Etheline hanno tre figli, due maschi e una femmina. Tutti e tre fin da piccoli hanno sviluppato con successo una particolare inclinazione: Chas si è gettato nel settore della finanza ed ha ben presto messo su una fiorente attività immobiliare; appassionato di tennis, Richie ha cominciato a giocare e a vincere tornei fino a conquistare per tre anni di seguito i campionati juniores statunitensi; Margot infine ha scritto testi e piccole commedie e ha avuto già al liceo una borsa di studio da 50mila dollari. Ma col passare degli anni le cose sono peggiorate. Per aver ostacolato l'attività del figlio, con appropriazione indebita di denaro, Royal è stato condannato e radiato dall'albo professionale. Chas (che si è sposato ma ha perduto la moglie in un incidente e vive ora con i due figli adolescenti) non ha più voluto scambiare una parola con il padre. Conclusa bruscamente la carriera, Richie ha cominciato a girare il mondo su navi diverse, sempre tenendo intorno ai capelli un nastro di tipo tennistico. Margot, che è in realtà figlia adottiva, non ha più scritto nuovi testi, si è sposata con lo psicanalista Raleigh ma vive in isolamento nella vasca da bagno. Royal e Etheline sono oggi separati: lui abita nell'appartamento di un lussuoso albergo, lei nella grande casa di famiglia. Dove in effetti, di lì a poco e per varie circostanze (Royal non ha denaro e l'albergo lo caccia; Chas ha la fobia che i sistemi d'allarme non funzionino e vuole lasciare la propria casa; Margot sente il bisogno di cambiare aria), tutti si ritrovano. Temendo di potere essere rifiutato, Royal inventa di avere un male incurabile e pochi mesi di vita. Tutti lo accudiscono fin quando Chas lo smaschera e lo costringe ad andare via. Intanto Etheline si sta rifacendo una vita con il collega di lavoro Henry, un distinto signore di colore e Richie non può fare a meno di nascondere il suo affetto per Margot, che aveva fin da piccolo ma era ostacolato anche dalla presenza di Eli, un piccolo amico. Quando si sente disperato, Richie tenta il suicidio. Viene salvato e il legame con Margot ora sembra più possibile. Etheline e Henry poi decidono di sposarsi e Royal (che nel frattempo è tornato nell'albergo, dove si è fatto assumere come uomo d'ascensore) stavolta non si oppone. Il giorno della cerimonia, Eli irrompe nella casa con la macchina e procura gravi danni. Per lui, drogato cronico, è l'inizio dell'avvio ad una casa di recupero per attori tossicodipendenti. Così le situazioni cominciano a risolversi. Fin quando Royal preso da infarto, muore. Al suo funerale, sono tutti presenti: ed è il suo successo personale.

CRITICA

"Surreale, grottesca, molto intelligente e non priva di cattiveria, la commedia è già un caso critico e soprattutto può vantare un cast di interpreti che sgomitano tra loro per bravura. Per chi pensa ancora che la famiglia sia una camera a gas, ma in fin dei conti il minore dei mali". (Piera Detassis, 'Panorama', 10 gennaio 2002) "Diretto dal poco più che trentenne Wes Anderson, è una commedia pop colorata e piena d'inventiva che racconta le peripezie di una famiglia perseguitata dal virus del genio. (...) Scandito in capitoli, come un libro, il film è irresistibile, soprattutto per l'uso che fa di ambienti, arredi, costumi e oggetti di scena. Ogni personaggio è caratterizzato da un solo abito: come Chas e i suoi bambini, che indossano sempre tute da ginnastica rosse, salvo sostituirle con tute nere quando devono partecipare a un funerale". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 14 febbraio 2002) "Scandito in capitoli come un libro, 'I Tenenbaum' oscilla fra due opposti sentimenti: è già troppo tardi e non è mai troppo tardi. E' troppo tardi per ritrovare lo splendore, le illusioni, la forza e le scelleratezze della gioventù. Ma c'è sempre tempo per riunirsi alla famiglia, per chiedere perdono, dichiararsi a un amore segreto o chiudere un matrimonio sbagliato. Il gusto dei dettagli, le mille trovate sonore e visive sulle prime possono sconcertare. Ma il genio di Anderson consiste proprio nel riunire elementi tanto disparati cavandone una musica del tutto nuova. Puntualmente ignorata nella notte degli Oscar, come quasi sempre accade con i talenti davvero originali". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 29 marzo 2002) "Il regista Wes Anderson usa attori eccellenti o almeno famosi per un film brillante e amaro, inteso a raccontare quanto ogni famiglia possa essere nello stesso tempo fortunata e jellata, sgangherata e geniale, buona e perfida. Non si può dire che il film sia straordinario, ma procede con un'intelligenza sottile e a volte maligna, con un forte senso della tragicomicità dell'esistenza". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 29 marzo 2002)

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