Bread and Roses2000

SCHEDA FILM

Bread and Roses

Anno: 2000 Durata: 110 Origine: FRANCIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO, POLITICO, SOCIALE

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:PARALLAX PICTURES, ALTA FILMS S.A., ALTA PRODUCCI??N S.L. UNIPERSONAL, BIM, BSKYB, BAC FILMS, BRITISH SCREEN PRODUCTIONS, CINART, DEGETO FILM, FILMFOUR, FILMCOOPI Z??RICH, FILMSTIFTUNG NORDRHEIN-WESTFALEN, LA SEPT-ARTE, ROAD MOVIES FILMPRODUKTION, TORNASO

Distribuzione:BIM - ELLEU MULTIMEDIA DVD

TRAMA

E' la storia delle lotte dei lavoratori ispanici immigrati illegali in California, i cosiddetti "janitors" addetti alle pulizie degli uffici che cercano di sindacalizzarsi per resistere allo strapotere delle ditte per cui lavorano. Inizia con l'attraversamento "ansiogeno" del confine, mostra una realtà di sfruttamento all'interno della più grande democrazia del mondo che dal cinema hollywoodiano di solito non appare. Condito con una storia d'amore nascente riesce a essere gradevole nonostante la pesantezza della realtà. TRAMA LUNGA Clandestinamente e dopo non poche difficoltà, la giovane messicana Maya riesce ad entrare negli Stati Uniti. Qui si ricongiunge alla sorella maggiore Rosa, impiegata come donna delle pulizie in un grattacielo dove si trovano gli uffici delle più importanti compagnie d'affari di Los Angeles. Rosa vive in città da anni ed è sposata con figli, ma il marito sta molto male e necessita di cure costose che lei non sempre può permettersi. Rosa accompagna Maya a parlare con il responsabile dei dipendenti, un uomo senza scrupoli che impone il pugno di ferro, orari senza limite e salari ridotti all'osso. Nessuno protesta per paura di essere licenziato, e anche Maya a queste condizioni prende servizio. Non riesce però ad accettare tutto in silenzio, e così quando negli uffici si affaccia il sindacalista Sam, ritiene di doverlo seguire nel suo operato. Sam fa opera di mobilitazione presso gli altri lavoratori, ma le reazioni sono contrastanti: se alcuni sono d'accordo, in molti la paura di perdere il posto prevale su possibili rivendicazioni e tra questi c'è anche Rose. Tra le sorelle la situazione comincia a farsi tesa. Quando sei lavoratrici vengono licenziate, Maya scopre che è stata proprio Rose a denunciarle e la rabbia reciproca esplode con forza. Poco dopo Maya ruba in un negozio i soldi che servono a mandare all'università un giovane del gruppo di lavoro. Intanto il corteo dei lavoratori, organizzato da Sam, sfila compatto davanti agli uffici, chiedendo garanzie e giustizia. Arriva la polizia e i manifestanti vengono arrestati. Quando è il turno di Maya, si scopre che su di lei pesa l'accusa di furto...

CRITICA

"Loach continua a dirigere come sempre in maniera straordinaria gli attori ai quali si crede dalla prima all'ultima scena. Non che questo film aggiunga granché alla carriera di un regista che come Woody Allen può permettersi ogni tanto anche film meno incisivi, eppure alcune sequenze, come quella in cui Rosa confessa a Maya di essersi prostituita per sfamare l'intera famiglia, sono di una tragicità che lascia il segno". (Alessandra De Luca, 'Avvenire', 12 maggio 2000) "Ken Loach, grande autore inglese e ultimo dei trotzkisti, ritorna sul tema prediletto (e negletto) dello scontro di classe, dando fuoco all'odiata America. La sua regia pende più dalla parte nell'ideologico 'Terra e Libertà' che verso capolavori come 'Piovono pietre'. (...) Per chi non si arrende ed ha nostalgia del caro vecchio cinema d'impegno. Con il tocco originale di un autore come Loach". (Piera Detassis, 'Panorama', 24 agosto 2000) "Il regista, per il suo primo film girato negli Stati Uniti, mette sullo stesso set attori professionisti e non: alterna un punto di vista orizzontale, da documentario televisivo di qualità, a una drammaturgia più strutturata e didattica: mette in scena dialoghi emotivamente densi. Loach è convinto che inquadrare un corteo sia ancora bello e importante, che ripetere un vecchio slogan degli anni '10 'Vogliamo il pane e anche le rose', da cui anche il titolo del film, sia ancora di grande attualità, e che il cinema possa essere solo di lotta e mai di governo". ('Carnet', Settembre 2000)

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