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21 settembre 2009

L'altra storia di Quentin

a cura di Cinematografo.it

"I protagonisti del film riscrivono il corso degli eventi: č il potere del cinema", dice Tarantino. A Roma per Bastardi senza gloria

"Nei miei film precedenti non c'era nulla di proibito: qui invece verso la fine la Storia va da un lato e io scelgo di prendere un'altra direzione. Di fatto, però, sono i protagonisti del film che hanno (ri)scritto il corso degli eventi, della guerra: vivendo il momento, ignari di come fossero andate realmente le cose, hanno cambiato il finale di un avvenimento che in realtà andò diversamente". Potere del cinema, nel senso più "pratico" del termine, "con il Terzo Reich demolito grazie ad un incendio propagato da un ammasso di pellicole": Quentin Tarantino presenta così la sua ultima fatica, Bastardi senza gloria, nelle sale italiane dal 2 ottobre in circa 400 copie (molte delle quali in versione originale sottotitolata) distribuito da Universal, presentato all'ultimo Festival di Cannes (Palma d'Oro per la migliore interpretazione maschile a Christoph Waltz) e interpretato, tra gli altri, da Brad Pitt, Eli Roth, Michael Fassbender e Mèlanie Laurent. "L'opera della maturità? Non credo esista un progresso, o una crescita, nel corso della mia carriera da regista sono sempre andato avanti e indietro - dice Tarantino -. Dopo Pulp Fiction ho fatto Jackie Brown, da molti considerato il mio film più 'maturo', poi ho fatto Kill Bill: diciamo che continuo a fare quello che mi piace in un dato momento, nulla di più". E per "riscrivere" la Storia, il regista di Knoxville si affida anche al rovesciamento di un cliché ormai abusatissimo sul grande schermo: l'ebreo visto sempre e solo come vittima della Shoah. "Volevo realizzare un film con una missione - racconta ancora Tarantino - una volta stabilito il genere, simile al 'macaroni-combat', e il tipo di uomini da utilizzare, ho pensato che sarebbe stato interessante raccontare la storia di un gruppo di ebrei americani che andavano in cerca dei nazisti per ucciderli e prendergli lo scalpo, diventando così una leggenda e uno spauracchio per le truppe tedesche nella Francia occupata: l'idea dei Bastardi senza gloria nasce proprio perché è un qualcosa che non avevo mai visto prima. Volevo vedere e mettere in mostra l'altro lato della faccenda". Tra questi, capitanati dal tenente Aldo Raine (Brad Pitt), anche il temibile Danny Donowitz, soprannominato "Orso ebreo", interpretato da Eli Roth: "Sono ebreo, e sono cresciuto vedendo innumerevoli film in cui eravamo sempre rappresentati come vittime: impugnare la mazza da baseball e dare vita al 'Bear Jew' è stato a dir poco liberatorio...", racconta l'attore, che per rimanere sul set ha dovuto affrontare l'unica vera prova che Tarantino pretende dal cast: "Conoscere il personaggio così come conosci i tuoi migliori amici, avvicinarti a conoscerlo quasi quanto lo conosco io, che gli ho dato vita mentre scrivevo la sceneggiatura".Ancora una volta sintesi e riproposizione delle più svariate correnti cinematografiche mondiali, Bastardi senza gloria non nasconde le molteplici influenze che caratterizzano l'idea di cinema di Quentin Tarantino: "Non mi considero un cineasta americano - dice ancora il regista - faccio film per il mondo e l'America è solo un mercato: crescendo sono stato influenzato dalle opere provenienti dalle più disparate cinematografie, dai poliziotteschi di Fernando Di Leo ai polar di Melville, passando per i film hongkonghesi sulle Triadi o giapponesi sulla yakuza: come un aspirapolvere, ho preso tante cose da tutto e quando mi metto a scrivere e poi a dirigere un film lo faccio con un approccio non hollywoodiano. Forse per questo il pubblico da ogni parte del mondo risponde in maniera ogni volta differente alle mie creature".  Chissà come andranno le cose qui da noi, allora, visto il dichiarato (ennesimo) omaggio ad Edwige Fenech ("Ed Fenech" è il nome del generale interpretato da Mike Myers in un cammeo) e l'irresistibile sequenza in cui Brad Pitt ed Eli Roth si fingono "cinematografari" nostrani e tentano un improbabile italiano: "Ho imparato la vostra lingua in un'accademia davvero speciale - dice divertito Eli Roth - quella dei vari Bombolo, Alvaro Vitali, Lino Banfi e vedendo film come W la foca!: ho voluto incanalare lo spirito di Bombolo in quell'unico gesto!".

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