Vivere!1994

SCHEDA FILM

Vivere!

Anno: 1994 Durata: 125 Origine: HONG KONG Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:-

Specifiche tecniche:PANORAMICA

Tratto da:romanzo di Wei Lu e Hua Yu

Produzione:CHIU FUSHENG PER ERA INTERNATIONAL

Distribuzione:COLUMBIA TRISTAR ITALIA (1994) - BM CLASSIC VIDEO, COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO

TRAMA

Dopo aver perso ai dadi con il burattinaio Long Er tutti i beni di famiglia, provocando la morte d'infarto del padre, Fugui viene abbandonato dalla moglie Jiazhen, incinta, dalla quale ha già una bimba, Fengxia: si adatta così ai più umili lavori, mantenendo la vecchia madre. Il ritorno improvviso della moglie e il necessario mantenimento dei due figli, lo spronano a chiedere un prestito a Long Er, che gli cede il baule col suo "teatrino delle ombre", col quale Fugui, con l'amico Chunsheng, va in giro ad esibirsi. Catturati dall'esercito di Chang, costoro si esibiscono per le truppe; poi vengono presi dai comunisti, con i quali continuano l'attività. Dopo due anni Fugui torna a casa: la madre è morta e Fengxia è diventata muta a causa di una malattia. Successivamente Long Er viene fucilato per non voler suddividere la proprietà vinta a Fugui. Mentre il villaggio è impegnato nella raccolta e fusione del ferro, Fugui rallegra il lavoro col teatrino e la moglie ed i figli portano acqua potabile. Il figlio di Fugui, Youquing, muore in un incidente causato dalla camionetta del capo del distretto, Chunsheng, al quale Jiazhen nega il perdono. Nel 1966 Fengxia sposa Er Xi, un capo operaio storpio ma di ottimo carattere. Messo sotto inchiesta dalle guardie rosse, e sconvolto per il suicidio della moglie, Chunsheng va di notte a trovare Fugui e gli offre un risarcimento per la morte del figlio, manifestando il desiderio di uccidersi. Impietosita, anche Jiazhen lo perdona. Il parto di Fengxia, con i medici sostituiti da studenti all'ospedale in seguito allo "svecchiamento" voluto da Mao, provoca la morte per emorragia della ragazza, nonostante l'inutile convocazione del vecchio primario dell'ospedale. Solo il nipotino con la sua vivacità può dare sollievo agli ultimi anni di Jiazhen, sfiancata dagli stenti patiti, al vecchio burattinaio e al buon Er Xi, divenuto come un figlio.

CRITICA

"Fedele al testo letterario del quale ha cercato di restituire il linguaggio piano e discorsivo, Zhan Yimou si è tenuto intenzionalmente lontano da sofisticazioni stilistiche, sottiliezze calligrafiche e divagazioni allegoriche, preoccupato soltanto di ricreare l'estenuante lotta per la sopravvivenza di Fugui e della sua famiglia (la moglie di Fugui è interpretata dalla bravissima Gong Li, abituale protagonista dei film di Zang Yimou) in un Paese sottoposto alle prove più difficili. Il tutto con umana pietà, tenerezza per i suoi personaggi, commozione e partecipazione emotiva. Non disgiunti da feroci tocchi ironici. Come quando marito e moglie, travolti dalla Rivoluzione culturale, si guardano dolcemente negli occhi per poi sussurrarsi: 'Ora siamo massa popolare'." (Enzo Natta, 'Famiglia Cristiana', 29 Giugno 1994) "L'impianto rapsodico della narrazione condiziona lo stile della regia che, più del solito, è sotto il segno della semplicità e al servizio della storia e delle sue cadenze da melodramma popolare. Bisogna aspettare quasi mezz'ora all'inizio per arrivare a quello splendido 'paesaggio dopo la battaglia', un grande momento di cinema. Il motivo conduttore del teatrino delle ombre serve ad alleggerire la dolorosa vicenda, ma è ammirevole anche la misura con cui Yimou riesce a tenere in equilibrio il privato e il pubblico, a collegare le vicende di Xu Fugui e della sua famiglia con i drammatici avvenimenti storici, a suggerire la dimensione dell'assurdo nei capitoli del Grande Passo in Avanti e della Rivoluzione Culturale senza forzare le tinte." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 23 Maggio 1994) "Per ripercorrere questo lungo affresco, il regista cinese si serve di uno stile alquanto eterogeneo, mettendo in campo insegnamenti e suggestioni provenienti da tutta la storia del cinema: il melodramma, il comico, il cinema epico con le sequenze di largo respiro delle battaglie s'intrecciano a colpi di scene madri e di sottile ironia, non disdegnando neppure le boutades. Anche una certa riflessione sul cinema - metaforizzato dal teatro delle ombre - sul suo mutare funzione a ogni nuovo padrone, fino alla sua distruzione totale in una civiltà della comunicazione e massificazione globale, entra a far parte del gioco. Il rigore stilistico che ben conosciamo a Yimou sembra qui sfilacciarsi travolto dalle vicissitudini della Storia: forma simbolica che rimanda all'inarrestabile varietà della vita." (Roberto Farina, 'Attualità Cinematografiche')

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