SCHEDA FILM

UN LUPO MANNARO AMERICANO A PARIGI

Anno: 1997 Durata: 97 Origine: FRANCIA Colore: C

Genere:HORROR

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:ISPIRATO AI PERSONAGGI CREATI DA JOHN LANDIS

Produzione:RICHARD CLAUS

Distribuzione:I.I.F. - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO

TRAMA

Appena diplomati alla Brentwood, tre americani ventenni Andy, Chris e Brad, decidono di fare un viaggio in Europa e arrivano a Parigi. Durante la loro prima sera, salgono sulla torre Eiffel e uno di loro decide di lanciarsi, legandosi ad una corda elastica. All'improvviso appare ai loro occhi una ragazza che sta per suicidarsi. Andy la salva, afferrandola nel vuoto ma poi batte la testa contro una trave d'acciaio. Risvegliatosi in ospedale, gli amici cercano di fargli coraggio, ma lui vuole a tutti i costi ritrovare la ragazza. L'unico indizio è un biglietto perso da lei durante il tentato suicidio. Con quella traccia, i ragazzi, dopo molte ricerche, arrivano a casa di Serafine, così si chiama la misteriosa bellezza notturna. Andy si sente felice, viene accolto in casa, passa la notte con la ragazza, ma poi strani fatti cominciano a succedersi. Molte persone scompaiono per le strade di Parigi nelle notti di luna piena. Anche Serafine appare e scompare. L'ispettore Leduc cerca di scoprire cosa si nasconde dietro questi strani casi. Andy lo scopre prima, e a sue spese. Serafine si trasforma in vampiro e, come lei, tutta una serie di lupi mannari si aggira nei sotterranei della capitale francese. Con molta fortuna e incoscienza, il branco di lupi viene alla fine debellato. Serafine, ferita, va in ospedale. Andy affronta l'altro se stesso divenuto lupo e lo uccide. Molte lune dopo, a New York, i due ragazzi si sposano. Un anello scivola e, inseguendolo, entrambi cadono dalla statua della Libertà.

CRITICA

"La prefazione è molto lunga, ma visivamente la parte finale dimostra una espressività e un senso claustrofobico dell'incubo che manca invece nel raccontino pseudo romantico. Dove però la kieslowskiana Julie Delpy ha modo di rivelarsi ancora e sempre un volto incantevole in cerca del personaggio. Lo sfortunato lupetto innamorato è Tom Everett Scott, tipologia under 25 americana, mentre tra i cattivi, ecco Pierre Cosso, il ragazzino del 'Tempo delle mele' un po' sovrappeso e convertito al Male: o è la pena del contrappasso?". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 17 gennaio 1998) "Con la sua opera d'esordio 'Gli occhi del testimone' ('95), Waller si era segnalato come un cineasta abile sul piano delle atmosfere e molto carente su quello narrativo. Ora non è che da un horror in chiave di umorismo demenziale ci si aspetti una grande plausibilità, però tutto dovrebbe concorrere a far ridere o a mettere paura. Mentre fra riti diabolici, trasformazioni licantropiste a vista, cimiteri al chiaro di luna piena, ispettori di polizia imbranati, 'Un lupo mannaro americano a Parigi' dopo una buona partenza non riesce a risultare né abbastanza divertente né abbastanza terrificante. E nel contesto pasticciato uno spunto tenero come la storia d'amore fra Tom Everett Scott e Julie Delpy rischia più che altro di apparire insensato". (Alessandra Levantesi, 'La Stampa', 17 gennaio 1998) "Forse i fan più oltranzisti di quello londinese vedranno in 'Un lupo mannaro americano a Parigi' solo un apocrifo pedissequo. Ma non ascoltateli. A parte l'uso di effetti speciali più sofisticati (il che, dopo tanta effettistica, ci stupisce poco), se Waller ha 'ricalcato' Landis lo ha fatto assorbendone molto bene la lezione, ovvero quella commistione di riso e paura, allora inedita, che valse al prototipo lo statuto di cult-movie. Anche l'epigono alterna horror e comicità, farsa e ribrezzo con un sapiente dosaggio di ingredienti: senza che le componenti opposte si neutralizzino a vicenda ma, anzi, facendo si che ciascuna rafforzi e rilanci l'altra". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 25 gennaio 1998)

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