Ritratto di famiglia con tempesta2016

SCHEDA FILM

Ritratto di famiglia con tempesta

Anno: 2016 Durata: 117 Origine: GIAPPONE Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Hirokazu Kore-Eda

Specifiche tecniche:(1:1.85)

Tratto da:-

Produzione:AOI PRO. INC., FUJI TELEVISION NETWORK INC., BANDAI VISUAL CO. LTD., GAGA CORPORATION

Distribuzione:TUCKER FILM (2017)

ATTORI

Hiroshi Abe nel ruolo di Shinoda Ryota
Yôko Maki nel ruolo di Shiraishi Kyoko
Taiyô Yoshizawa nel ruolo di Shiraishi Shingo
Kirin Kiki nel ruolo di Shinoda Yoshiko
Lily Franky
Sôsuke Ikematsu
Satomi Kobayashi
Isao Hashizume
 
 

SCENEGGIATORE

Kore-Eda, Hirokazu
 

MUSICHE

, Hanaregumi
 

MONTAGGIO

Kore-Eda, Hirokazu
 

SCENOGRAFIA

TRAMA

Il premiato autore Ryota, si crogiola nei fasti del proprio passato di successo sprecando il denaro guadagnato, riuscendo a malapena a mantenere suo figlio. Dopo la morte di suo padre, la madre anziana e la bella ex moglie sembrano essere riuscite ad andare avanti con la propria vita. Ryota decide di riallacciare i rapporti con la famiglia, diffidente all'inizio, cercando di riprendere in mano le fila della propria esistenza ma soprattutto di dare una sicurezza al futuro di suo figlio. Poi, in una notte di tempesta, a tutti loro verrà data l'opportunità di riallacciare un nuovo, sincero legame.

CRITICA

"(...) è un altro dei bellissimi racconti famigliari a cui il regista ha dedicato i suoi ultimi lavori. Dopo il mondo femminile di 'Our Little Sister', al cuore della storia è un personaggio maschile. Non un uomo inflessibile - con gli altri e con se stesso - come il padre di 'Like Father Like Son', ma un uomo spezzato, deluso di sé, e che ha deluso chi gli sta intorno. (...) Kore-Eda mette in scena una delicatissima coreografia dei personaggi, dei dialoghi e dei sentimenti; in cui, dalle macerie di cose preziose perdute per sempre (...) , dalla malinconica accettazione di quanto certi sogni siano irrealizzabili, dall'amarezza dei rimpianti, sboccia il senso di una realtà nuova, più profonda - degli affetti e delle identità. Quando, il mattino dopo - e dopo la tempesta- i personaggi escono alla luce del sole, nessuno è cambiato. Però è tutto diverso." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 1 giugno 2017) "Una piccola storia come altre e nello stesso tempo unica. (...) 'Ritratto di famiglia con tempesta' di Hirokazu Kore-Eda è un magnifico, toccante melodramma cosparso di nuvole, come nella tela temporalesca di Giorgione dove l'autore analizza come sono difficili i mestieri di padre figlio e le complicità sentimentali. Ma sulla famiglia divisa incombe un tifone che per una notte li obbligherà a stare di nuovo insieme. Notte speciale che l'autore giapponese esplora con una raffinatezza psicologica rara, andando al passo dei tempi interiori di ciascuno, frutto anche di un'emozione personale che impregna il film senza alcuna forzatura retorica. Un cinema minimalista, intimo che elegge Kore-Eda erede poetico del grande Ozu, dove i personaggi si chiedono come e perché sono scomparsi i loro sogni, di qual corto circuito siano rimasti vittime. Hiroshi Abe (un bravissimo Gregory Peck nipponico), vaga insicuro e goffo, offrendo un sorriso. L'autore dice che in punto di morte porterà a Dio questo film come prova del suo impegno terrestre: pronti a fargli da garanti per la dolcezza con cui esprime le emozioni invisibili di tutti e rende il tempo del cinema uguale a quello reale." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 25 maggio 2017) "Antica quanto la settima arte, negli ultimi anni la cinematografia giapponese non ha espresso personalità a livello del suo glorioso passato. Tra le più interessanti c'è quella di Hirokazu Kore-Eda, autore a pieno titolo dalla poetica ben riconoscibile: centrata, soprattutto nelle ultime opere ('Father and Son', 'Little Sister'), sulla famiglia, il rapporto tra presente e passato, i sentimenti individuali nel piano tematico, la sobrietà di regia in quello formale. Frequentatore abituale di Cannes, l'anno scorso il cineasta nipponico ci aveva portato 'Ritratto di famiglia con tempesta' (...). L'ultima parte del film, che si svolge all'interno della casa, è una seduta a porte chiuse condotta con un senso dell'intimità - e insieme del pudore- visto di rado nel cinema più recente. Ne era maestro il grande Yasujiro Ozu: inarrivabile, certo, ma del quale Kore-Eda è un po' il discepolo inconfessato. Simile la capacità di rendere significanti i gesti di ogni giorno, di suggerire le tempeste interiori senza ricorrere a sovrattoni, di caricare simbolicamente gli oggetti più banali (qui i biglietti della lotteria che il ragazzino, ben più 'adulto' del padre, vorrebbe vincere per riunire i genitori ). Ma la sottigliezza del regista si apprezza in particolare nel modo in cui ci spinge a percepire i suoi personaggi. Quello del protagonista, soprattutto. Inaffidabile, geloso, bugiardo e non troppo onesto, Ryota avrebbe tutto per risultarci antipatico; e invece, nella sua immaturità puerile, ma unita a un sincero desiderio di riscatto, finisce poco a poco per aggiudicarsi la nostra solidarietà." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 25 maggio 2017) "Quando diciamo di un film 'come in un romanzo'. Perché? Per l'intensa fusione di ragione e sentimento in personaggi da scoprire fuori e dentro se stessi nel corso di un tempo sufficiente a lasciarci la prova della loro 'esistenza in vita', tra desideri, rimpianti, fallimenti, risalite, da leggere nei volti e ascoltare nei silenzi. Conta l'equilibrio delle parti e la chiarezza dei conflitti, e qui siamo a un risultato ammirevole, dall'autore giapponese di opere approfondite su ruoli ed emozioni nelle convenzioni del family-drama, sollecitate però a espansioni zen rivelatrici, come 'Still Walking', 'Father and Son' (2013) e 'Little Sister' (2015), ma questo è anche più riuscito. (...) Magistrali la scelta dei piani, il procedere quasi circolare, le singole personalità, gli attori, i 'luoghi' del quotidiano. C'è l'eredità di Ozu nel potere controllato del tempo." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 25 maggio 2017) "Poeta dell'intimità familiare, Kore-Eda sceglie il punto di vista paterno per tratteggiare un nuovo capitolo del rapporto padre-figlio (il riferimento è a 'Father and Son', 2013) e rinuncia al ruolo di regista-controllore a vantaggio di quello di osservatore, certamente mai giudice. Per la riflessione antropocentrica, non è difficile rintracciare elementi dal cinema di Ozu, netta ispirazione per l'opera di Kore-Eda come autore ma in particolare dentro questo film: lo spettatore paziente non potrà che giovare di tanta maestria. Una commedia umana che lo stesso regista annovera fra i suoi lavori più maturi e riusciti." (Anna Maria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 25 maggio 2017) "Tre generazioni a confronto. (...) Hirokazu Kore-Eda racconta le loro storie con semplicità e amarezza, ma senza disperazione. II messaggio? Si può essere più uniti anche da separati. II ritmo è lento; se non amate questo tipo di cinema, rischiate la noia." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 25 maggio 2017) "(...) è un altro dei bellissimi racconti famigliari a cui il regista ha dedicato i suoi ultimi lavori. (...) Kore-Eda mette in scena una delicatissima coreografia dei personaggi, dei dialoghi e dei sentimenti; in cui, dalle macerie di cose preziose perdute per sempre, dalla malinconica accettazione di quanto certi sogni siano irrealizzabili, dall'amarezza dei rimpianti, sboccia il senso di una realtà nuova, più profonda - degli affetti e delle identità." (Giulia D'Agnolo Vallan, 'Il Manifesto', 19 maggio 2016) "Il senso dello scorrere del tempo, la precisione nell'analisi del microcosmo familiare e la sensibilità per i personaggi femminili e infantili sono le caratteristiche migliori di questo regista giapponese che si comincia a conoscere anche in Italia (...). 'Dopo la tempesta ' (...) è un film di fine impaginazione che racconta in maniera non superficiale i sentimenti e le relazioni, e ci porta in giro per le storie in maniera gradevole e a volte inattesa." (Emiliano Morreale, 'La Repubblica', 19 maggio 2016) "(...) bellissimo film, del regista giapponese Kore-Eda Hirokazu, «Dopo la tempesta». Un regista (...) che anche gli spettatori italiani hanno cominciato a conoscere grazie a opere come «Padri e figli» o al più recente «Little Sister». Anche in questo suo nuovo lavoro (...) ci porta al cuore di una vicenda familiare raccontata, come nelle sue corde, soprattutto scandagliando i legami affettivi tra padre e figlio per allargare poi il discorso a quelli tra marito e moglie, tra il giovane padre e l'anziana madre dove, ad essere messa in scena, è proprio la delicata trama dei rapporti e dei sentimenti che lega tra di loro le persone. (...) Con il suo stile delicato e rarefatto, il regista racconta la trama dei rapporti familiari legando il passato e il presente in un intelligente lavoro di introspezione. Al centro di tutto la riflessione su come si diventa quello che si è, di come accettare che la vita che si sognava non si sia avverata, di come affrontare la vita giorno per giorno e, una volta adulti, prendere atto, per esempio, che in una coppia non basta più solo l'amore." (Andrea Frambrosi, 'L'eco di Bergamo', 20 maggio 2016)

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