Tre passi nel delirio1968

SCHEDA FILM

Tre passi nel delirio

Anno: 1968 Durata: 121 Origine: FRANCIA Colore: C

Genere:HORROR

Regia:Federico Fellini|Louis Malle|Roger Vadim

Specifiche tecniche:35 MM (1:1.75) - TECHNICOLOR, EASTMANCOLOR

Tratto da:"Racconti straordinari" di Edgar Allan Poe: "Non scommettere la testa col diavolo" (Toby Dammit); "William Wilson" (William Wilson); "Metzengerstein" (Metzengerstein)

Produzione:ANGELO GRIMALDI PER PRODUZIONI EUROPEE ASSOCIATI (PEA), LES FILMS MARCEAU, COCINOR

Distribuzione:P.E.A. - RICORDI VIDEO, RCS FILMS & TV

ATTORI

Terence Stamp nel ruolo di Toby Dammit ("Toby Dammit")
Salvo Randone nel ruolo di Padre Spagna ("Toby Dammit")
Antonia Pietrosi nel ruolo di L'attrice ("Toby Dammit")
Polidor nel ruolo di Vecchio attore cieco ("Toby Dammit")
Marisa Traversi nel ruolo di Marilù Traversi ("Toby Dammit")
Milena Vukotic nel ruolo di Intervistatrice TV ("Toby Dammit")
Federico Boido nel ruolo di Attore di western italiani ("Toby Dammit") Rick Boyd
Mimmo Poli nel ruolo di Invitato alla festa ("Toby Dammit")
Angela Campanella nel ruolo di Segretaria di produzione ("Toby Dammit")
Anne Tonietti nel ruolo di Commentatrice televisiva ("Toby Dammit")
Belinda Brown nel ruolo di Invitata alla festa ("Toby Dammit")
Letizia Magione nel ruolo di Invitata alla festa ("Toby Dammit")
Alfredo Rizzo nel ruolo di Invitato alla festa ("Toby Dammit")
Aleardo Ward nel ruolo di Intervistatore ("Toby Dammit")
Fabrizio Angeli nel ruolo di Un regista ("Toby Dammit")
Alain Delon nel ruolo di William Wilson ("William Wilson")
Brigitte Bardot nel ruolo di Giuseppina ("William Wilson")
Renzo Palmer nel ruolo di Sacerdote ("William Wilson")
Marco Stefanelli nel ruolo di Wilson bambino ("William Wilson")
Massimo Ardù nel ruolo di Wilson adolescente ("William Wilson")
Umberto D'Orsi nel ruolo di Tenente Franz ("William Wilson")
Daniele Vargas nel ruolo di Professore universitario ("William Wilson")
Katia Christine nel ruolo di La ragazza ("William Wilson") Katia Christina
Jane Fonda nel ruolo di Contessa Frédérique de Metzengerstein ("Metzengerstein")
Peter Fonda nel ruolo di Barone Wilhelm Berlifitzing ("Metzengerstein")
Serge Marquand nel ruolo di Hugues, il maggiordomo ("Metzengerstein")
Philippe Lemaire nel ruolo di Philippe ("Metzengerstein")
Carla Marlier nel ruolo di Claude ("Metzengerstein")
James Robertson Justice nel ruolo di Consigliere della contessa ("Metzengerstein")
Françoise Prévost nel ruolo di Amico della contessa ("Metzengerstein") Francoise Prevost
Georges Douking nel ruolo di Il tappezziere ("Metzengerstein")
Marie-Ange Aniès nel ruolo di Cortigiana ("Metzengerstein")
Andréas Voutsinas nel ruolo di ("Metzengerstein")
David Bresson nel ruolo di ("Metzengerstein")
Ernesto Colli nel ruolo di ("Toby Dammit")
Marina Yaru nel ruolo di ("Toby Dammit")
Marlène Alexandre nel ruolo di ("Metzengerstein")
Paul Cooper nel ruolo di ("Toby Dammit")
 

SOGGETTO

Poe, Edgar Allan
 

TRAMA

"Toby Dammit" - Dammit, un attore inglese, durante una festa, ubriaco e nauseato dall'ambiente e dalle persone che lo circondano, ossessionato da uno strano richiamo inconscio, fugge a bordo di una macchina veloce. "William Wilson" - William, giovane ufficiale austriaco, racconta tutta la sua vita a un sacerdote. Fin da ragazzo in collegio, quando stava per compiere una cattiva azione, gli si parava davanti un "altro se stesso" pronto a fermarlo. Ora, dopo aver barato al gioco e insultato una donna, "lui" si era di nuovo fatto vivo per smascherarlo e William, non sopportando più questa presenza nella sua vita, lo aveva inseguito e ucciso. "Metzengerstein" - Una ricca è perversa contessa si innamora di uno dei suoi cugini, che la respinge. Per vendicarsi, la donna fa incendiare la fattoria in cui l'uomo vive, uccidendolo. Da quel momento vive tormentata da una forma di oscuro rimorso.

CRITICA

"Ispirato tutto il film a Poe, Fellini si è ritagliato per sé, con l'aiuto del suo nuovo sceneggiatore Bernardino Zapponi, la storia di Toby Dammit, il protagonista di 'Non scommettere la testa col diavolo'. Ma portandola ai nostri giorni, e in un ambiente, la Roma del cinema, che egli bene conosce e sopporta. Vi arriva in aereo un attore inglese di gran nome, invitato a recitare nel 'primo western cattolico'. E' un rottame bruciato dall'alcool e dalla droga, ma l'Italia lo prende ancora sul serio. Un prete che rappresenta i produttori lo ossequia, la televisione lo intervista, lo si costringe a una festa turistico-mondana, con sfilate di modelli e premi ad attrici in cui non è difficile riconoscere una delle nostre grottesche iniziative pubblicitarie. La speranza di cavargli un sorriso, un minimo cenno di partecipazione, va delusa: Toby, già all'arrivo in un tramonto sanguigno, ha avuto di Roma un'idea repellente, racchiusa in immagini di funerario misticismo, e ha intravisto in un'allucinazione una bambina, tutta vestita di bianco, che occhieggiando maligna gli lanciava un pallone perché giocasse con lei. E' senza meno, il diavolo: l'unica cosa in cui crede, come ha dichiarato alla TV. Lo sguardo annebbiato, Toby esce dal torpore soltanto per offendere gli astanti (dormiva, quando una donna s'è offerta di aiutarlo) e balzare sull'automobile da corsa fornitagli dai produttori. Tuffa il bolide nella notte, giunge ai sobborghi di Roma, si perde in un labirinto di strade. Un ponte è crollato: dal burrone l'innocente diabolica lo chiama. L'uomo preme il pedale e si precipita nel vuoto. Un cavo d'acciaio lo decapita.Due elementi, il macabro e il sarcastico, s'incrociano nel racconto, ambedue derivati da una tematica costante in Fellini, ma questa volta, ed è accento nuovissimo, convogliati verso la tragedia. Sempre autobiografico, Fellini non è passato indenne attraverso la recente malattia. Il suo dono fantastico ha acquistato un tono cupo, la sua galleria di mostri una luce sinistra. Quasi incrudelendo su se stesso, Fellini ha assunto le sue vecchie strutture narrative, i suoi espressivi personaggi, persino i temi musicali di Nino Rota, non più come i segni d'una realtà reversibile col compianto e la speranza (quanto sono lontani la finale purezza della Dolce vita, la pietas di Otto e mezzo, la consolante natura di Giulietta!), ma come unica, atroce sostanza d'un vivere insopportabile, perché privato d'ogni libertà. L'incontro fra il pessimismo di Fellini e il decadentismo di Poe è sintomatico. Risalendo dal buio verso il Satyricon, c'è da sperare che l'ossessione della morte non lo volga al lugubre. Fellini non è un poeta della morte: se mai dei brividi che l'annunciano, incrociati ai palpiti vitali." (Giovanni Grazzini, "Corriere della sera", 18 maggio 1968). "Fellini riguarda con l'occhio dei suoi personaggi, ora è un prete. ora uno sceneggiatore cattolico, ora un cronista crudele (e gratuito) come quando satireggia Totò, cieco, barcollante attore comico, al braccio di una enorme attrice biondo-eccentrica. La Roma di Fellini-Poe accoglie tutto questo come in un fumo di vapori, sembra sognata, presa da un lontano incubo, irreale anche se carica di spunti verosimili. (Edoardo Bruno, "Filmcritica", dicembre 1968).

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