Taxisti di notte1991

SCHEDA FILM

Taxisti di notte

Anno: 1991 Durata: 131 Origine: FRANCIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:-

Specifiche tecniche:35 MM, PANORAMICA

Tratto da:-

Produzione:JIM JARMUSCH, DEMETRA J. MACBRIDE PER VICTOR COMPANY OF JAPAN, JVC ENTERTAINMENT, LOCUS SOLUS ENTERTAINMENT, IN COLLABORAZIONE CON VICTOR MUSICAL INDUSTRIES, PYRAMIDE PRODUCTIONS, CANAL+, PANDORA CINEMA, CHANNEL FOUR FILMS

Distribuzione:PENTA DISTRIBUZIONE (1992) - PENTAVIDEO, CECCHI GORI HOME VIDEO

TRAMA

Ideato come una sequenza di cinque differenti vicende che si intrecciano simultaneamente, il film si snoda attraverso tre continenti e relativi idiomi. Ogni storia converge sul fugace incontro tra un tassista e il suo cliente nel corso della notte e sul rapporto, limitato nel tempo e nello spazio ma non per questo meno sincero, che ne scaturisce. Il film comincia a Los Angeles proprio nel momento in cui svaniscono le ultime luci del giorno, per poi trasferirsi nel cuore della notte di New York, Parigi, Roma, con Roberto Benigni, ed infine Helsinki dove, mentre l'ultimo episodio va a concludersi, il sole sorge di nuovo e la fredda oscurità invernale si disperde al chiarore dell'alba.

CRITICA

"Questo film a episodi mostra con una certa ripetitività alcuni incontri, che si svolgono nel microcosmo, costituito da un taxi, di notte, in una grande città. Si tratta di incontri fortuiti, che non avranno seguito, dopo i quali ogni personaggio resta con la sua solitudine, ma, durante il percorso in vettura, è la parola, col suo grande potere, che domina incontrastata. Alcuni episodi sono migliori di altri, come 'Los Angeles', il primo, assai ben recitato da Gena Rowlands e Winona Ryder, e l'ultimo, 'Helsinki', che parla in modo accorato del dolore di un padre per la morte della sua bambina". (Segnalazioni Cinematografiche, vol. 115, 1993). "E' bellissimo e toccante lo sguardo di Jarmusch sulla desolazione luminosa delle metropoli notturne, tra sirene della polizia e auto lucenti che scivolano nell'oscurità." (Alessandra Levantesi, 'La Stampa' 30/10/92). "Ogni episodio è anche un piccolo saggio sui poteri esorbitanti della parola, che di volta in volta cattura e seduce, tradisce, colpisce, commuove. Naturalmente sarebbe bello poter apprezzare questo gran teatro di lingue, accenti, differenze sociali, in versione originale. Godiamoci almeno la Roma di Jarmusch e Benigni, una capitale pagana dove tutti pomiciano dappertutto, una città di preti, transessuali, altarini, poliziotti. E sensi unici, percorsi a tutta birra contromano." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero' 25/10/92). "Non si può negare un certo estro lunare ad alcuni momenti del film, asprezza contadinesca alla performance di Benigni e al finale un amaro sentire che riempie di sé visi e ambienti di una città sommersa in una quotidiana desolazione." (Francesco Bolzoni, 'Rivista del Cinematografo', ottobre 1992).

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