Super8 Stories2001

SCHEDA FILM

Super8 Stories

Anno: 2001 Durata: 90 Origine: GERMANIA Colore: B/N

Genere:DOCUMENTARIO

Regia:-

Specifiche tecniche:35MM

Tratto da:-

Produzione:FANDANGO - PANDORA - COOPERATIVA EDISON - RASTA FILM, TELE+ - LA SEPT / ARTE

Distribuzione:FANDANGO DISTRIBUZIONE

TRAMA

TRAMA BREVE Il film comincia con una seduta fotografica nel castello di Colorno in Italia dove i No-Smoking posano per le copertine del nuovo album. Poi le storie si intrecciano passando per Belgrado, le tournèe, i concerti e gli archivi personali dei componenti del gruppo. E' un documentario che racconta una musica. Una musica che racconta un mondo: quello folle, creativo e drammatico dei Balcani. Protagonista è la punk-band 'No-smoking' nata vent'anni fa a Serajevo nella pace e passata, poi, in mezzo a tutte le tragedie della storia mantenendo la sua equidistanza. Il film documenta un fenomeno insolito che ha trovato autonomamente il proprio corso, totalmente originale, in cui tutti i generi musicali dei Balcani si mischiano per testimoniare il passaggio degli eserciti nell'arco di un migliaio di anni. Ne è nata una musica con un ritmo di due quarti che, in modo onomatopeico, è chiamata Unza Unza. TRAMA LUNGA Il gruppo musicale chiamato No Smoking si muove attraverso l'Europa per tenere concerti. Durante i trasferimenti parlano a ruota libera alla piccola macchina a mano che li riprende: perché amano la musica, come l'hanno imparata. Si succedono poi immagini in b/n sgranate di Sarajevo, di momenti dell'infanzia dei musicisti. Altre immagini a colori dei funerali di Tito nel 1980, di momenti di vita della ex Jugoslavia. Poi: il 'dietro le quinte' negli intervalli dei concerti, gli scherzi tra Kusturica e il figlio, le prove con gli strumenti musicali, i ricordi delle trasmissioni televisive fatte nel 1991 che segnarono un momento di importante rinnovamento. Ecco il concerto al festival del jazz di Nizza. L'assolo di Leopold, il violinista, e la sua infanzia con la madre ungherese. Quindi, ricorrente, la band che insegue, sale, scende, poi riprende uno sgangherato treno, ricordando analoghe situazioni di "Gatto nero gatto bianco". Dal treno, dopo la canzone 'Unza unza', ecco infine Kusturica al microfono in teatro, a ringraziare tutti per l'amicizia che potrà nascere da quelle occasioni.

CRITICA

"Due suore, una capra, una gallina, una banda di ottoni, una sposa in bianco, un treno, una bara, la campagna. E il ritmo indiavolato dei No Smoking', la band di Emir Kusturica: uno sgangherato 'punk balcanico' che mixa violini tzigani e hard rock, folk e bande di paese, come se il mondo non dovesse mai finire. E' 'Super8 Stories', zibaldone fatto di clip, concerti, dietro le quinte, filmini casalinghi, dal quale Kustirica distilla una foto di gruppo che è anche un 'de profundis' per la Jugoslavia che fu".(Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 4 maggio 2001) "Un'altra trovata di Kusturica aspettando Godot, cioè quel grande film che non viene mai, per confermare un talento visionario e dispersivo, narcisistico e eclatante (...) Tra una cantata in pullman e una scazzottata col figlio bassista questa è un'osanna all'impresa musicale dell'ibridazione gipsy-pop-rock in agonismo con l'ex amico Bregovic, autore delle musiche dei primi film. Noioso". (Silvio Danese, 'Quotidiano Nazionale', 4 maggio 2001) "'Super8 Stories' è lontano dal documentario autocelebrativo, tipo 'Woodstock' di Michael Wadleigh, e dell'apologia postuma, tipo 'The Doors' di Oliver Stone. Ha più dell'album delle vacanze nel quale siano incluse anche le foto venute mosse. Sottotraccia a 'Super 8 Stories', corre l'invettiva di un anarchico-nazionalista contro il Nuovo ordine mondiale, 'l'incredibile arroganza americana', come la chiama volentieri Kusturica". (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 6 maggio 2001) "Perfettamente rilassato, il cineasta di Sarajevo mostra di non avere dimenticato i tempi in cui, ancora studente, girava pellicole amatoriali. Le immagini alternano brani di concerto, dietro-le-quinte con burle della band e esibizioni muscolari dei componenti, brani di filmini famigliari in piccolo formato, scene tipicamente 'alla Kusturica' con gitani, fanciulle in abito da sposa, oche e altri animali del repertorio iconografico di Emir. I fan non mancheranno di godersi lo spettacolo; per gli altri vale i discorso dei lungometraggi di fiction, da 'Underground' in poi: prendere o lasciare, senza mezze misure". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 6 maggio 2001)

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