SCHEDA FILM

Scandalo Blaze

Anno: 1989 Durata: 118 Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Ron Shelton

Specifiche tecniche:NORMALE

Tratto da:biografia "Blaze Starr: My Life as Told to Huey Perry" scritta da Blaze Starr e Huey Perry

Produzione:GIL FRIESEN E DALE POLLOCK PER A&M FILMS, SILVER SCREEN PARTNERS IV, TOUCHSTONE PICTURES

Distribuzione:WARNER BROS ITALIA (1990) - TOUCHSTONE HOME VIDEO

ATTORI

Lolita Davidovich nel ruolo di Blaze Starr
Paul Newman nel ruolo di Governatore Earl K. Long
Jerry Hardin nel ruolo di Thibodeaux
Gailard Sartain nel ruolo di LaGrange
Jeffrey DeMunn nel ruolo di Eldon Tuck
Garland Bunting nel ruolo di Doc Ferriday
Richard Jenkins nel ruolo di Picayune
Brandon Smith nel ruolo di Arvin Deeter
Jay Chevalier nel ruolo di Wiley Braden
Robert Wuhl nel ruolo di Red Snyder
Michael Brockman nel ruolo di Bobby
Eloy Casados nel ruolo di Antoine
James Harper nel ruolo di Willie Rainach
Teresa Gilmore-Capps nel ruolo di Tamara Knight
Dianne Brill nel ruolo di Delilah Dough
Blaze Starr nel ruolo di Lily
Emily Warfield nel ruolo di Debbie Fleming
Gilbert Lewis nel ruolo di Reverendo Marquez
Harlan Jordan nel ruolo di Dottor Cheeseborough
King Cotton nel ruolo di Jimmie Davis
Louanne Stephens nel ruolo di Lora Fleming
 

SCENEGGIATORE

Shelton, Ron
 

MUSICHE

Wallace, Bennie
 

SCENOGRAFIA

Ganz, Armin
 

COSTUMISTA

Myers, Ruth

TRAMA

Nel 1959, il sessantacinquenne Earl Kemp Long, governatore della Louisiana, un abilissimo politico e un ardente ammiratore delle belle donne, conosce a New Orleans la ventenne spogliarellista Blaze Starr, che da poco ha intrapreso con molto successo tale carriera, dopo aver tentato inutilmente di sfondare come cantante country. La provocante bellezza della ragazza conquista il governatore, che cerca subito di avere un incontro galante con lei. Blaze in un primo tempo lo respinge, poi s'innamora sinceramente di lui, nonostante la grande differenza d'età. Poiché Long è sposato ed è una personalità in vista, scoppia subito un violento scandalo intorno a questa relazione, che il governatore sembra addirittura ostentare, facendosi accompagnare dall'amante dappertutto. Molto spesso, però, i due si rifugiano in una modesta casetta, che Earl ha in campagna, e qui vivono semplicemente come contadini. Long, un uomo un po' rozzo ma intelligente che ricopre per la terza volta la carica di governatore della Louisiana, ha moltissimi sostenitori convinti, ma anche nemici accaniti, che non gli perdonano di sostenere abilmente i diritti degli afro-americani. Naturalmente il suo modo provocatorio di comportarsi aumenta i rancori contro di lui, e perciò, approfittando delle sue intemperanze, un gruppo di avversari (che forse agiscono anche per conto della sua famiglia) sostenendo la sua pazzia riescono a farlo rinchiudere in manicomio. Prostrato dai forti sedativi che gli vengono somministrati, Long, ormai persuaso d'essere perduto viene invece liberato dal manicomio da alcuni fedeli collaboratori e riprende subito la lotta politica per le nuove elezioni a governatore. Ma stavolta perde. Vedendolo molto abbattuto, Blaze lo sostiene col suo amore, convincendolo a presentarsi alle elezioni per il Congresso nazionale. Long vince, ma, per il suo fisico ormai stremato il cuore cede, muore amorosamente assistito da Blaze proprio mentre gli viene portata la notizia della sua vittoria.

CRITICA

"'Scandalo Blaze' è invece tratto dai capitoli centrali dell'autobiografia, pare altamente raccomandabile, della ragazza del West Virginia (ancora ben viva e presente nel film in una piccola parte) che intrecciò una spregiudicata relazione con un uomo pubblico oltre 30 anni più vecchio di lei. La impersona con pimpante aggressività l'oriunda serba Lolita Davidovich, che forma con Newman un duetto intonato e pungente. Scritto e diretto dal promettente Ron Shelton di 'Bull Durham', percorso da musiche che fanno tanto vecchio Sud, il film affronta una situazione scabrosa con divertito immoralismo in un quadro ricco di acute notazioni sociologiche. Appartiene infatti al genere 'All American' che piace soprattutto in un'Europa, come dimostra la scarsa fortuna nella corsa all'Oscar: solo una nomination per la fotografia, per altro splendida, di Haskell Wexler." (Tullio Kezich, 'Il Corriere della Sera', 2 Marzo 1990) "'Blaze' è un film dignitoso, inerte e poco riuscito con molte qualità. Vanta una puntigliosa ricostruzione d'epoca, cui danno un efficace contributo una suggestiva colonna musicale e la fotografia di Haskell Wexler. C'è la presenza di Paul Newman (1925), ormai passato ai ruoli di grande caratterista, che s'è assai divertito nella composizione di questo clown della politica che fa l'amore con gli stivali per spingere meglio, ma gli è da meno Lolita Davidovitch che, come il suo personaggio esige, sa unire sessappiglio e tenerezza, dubbia moralità e intrepida dignità. In questo film sul declino -sessuale, politico, personale- di un uomo, che pur non manca di gustose notazioni sul trapasso di un'epoca, manca qualcosa: una vera necessità drammatica. Basta confrontarlo con un film che aveva un argomento simile: 'L'ultimo urrà' (1958). Ma era diretto da John Ford." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 4 Marzo 1990) "La regia, cercando di equilibrare questi scompensi, vi riesce solo a metà, ma arriva comunque a delle pagine tese (quelle, appunto, della lotta politica e, pur un po' retoriche, quella della campagna elettorale con il finale in gloria poi concluso in mestizia) che, nonostante un certo disordine narrativo, si possono accettare senza troppe riserve. Il merito maggiore, però, ce l'ha Paul Newman costretto, per la prima volta nella sua carriera, in un personaggio di anziano spesso autoritario e incisivo ma non di rado anche tremulo, esitante, con un viso devastato e un'andatura incerta e quasi goffa delle infermità e una vecchiaia ricostruite con realismo, senza una nota stonata. Solo vamp invece, al suo fianco, Lolita Davidovich affidata unicamente a un cliché. Ma la vera Blaze Starr che passa un momento nel film, in un'apparizione quasi fulminea, non risulta molto diversa da lei." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 17 Febbraio 1990)

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