ROSSO D'AUTUNNO1994

SCHEDA FILM

ROSSO D'AUTUNNO

Anno: 1994 Durata: 101 Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:-

Specifiche tecniche:PANORAMICA A COLORI

Tratto da:-

Produzione:MORGAN CREEK PRODUCTIONS - KOUF/BIGELOW PRODUCTIONS

Distribuzione:MEDUSA FILM (1996) - MEDUSA VIDEO

TRAMA

Lo psichiatra Jake Rainer, che ha sempre dato prova di singolare intuizione nel curare bambini autistici, al suo unico insuccesso, finito in tragedia, rimane irrimediabilmente scosso e ossessionato - malgrado il sostegno morale della moglie Karen - al punto di decidere di lasciare la professione e ritirarsi a vita privata. Improvvisamente viene contattato da Mitch Rivers, lo sceriffo del luogo, che lo prega d'aiutarlo a risolvere il caso d'omicidio dei due coniugi Warden, il cui unico testimone è forse proprio Tim, un bambino autistico, figlio dei due assassinati, trovato accanto ai cadaveri dei genitori con in mano un coltellaccio insanguinato. Riluttante, e sempre in preda all'ossessione provocata da quell'unica tragedia della sua carriera professionale, Rainer finisce con l'accettare di occuparsi del bambino, riuscendo a farsi consegnare da questi il coltello. Insieme a Tim, terrorizzato e chiuso nel suo misterioso mutismo, viene scoperta Sylvie la sorella diciottenne insanguinata e gemente sotto choc nell'interno di un armadio. Soccorsa, si avvinghia disperatamente al bambino, ma non riesce a ricordare nulla. A poco a poco Rainer riesce ad aggiudicarsi la fiducia della giovane e la sua collaborazione nel cercar di far uscire Tim dal mutismo che lo blocca. Sempre tenera e premurosa col fratellino, Sylvie è praticamente presente, anche quando il dottor Rene Harlinger, un altro psichiatra cinico e senza scrupoli, pretende di ottenere qualcosa da Tim con metodi violenti e inammissibili, e sempre disponibile a rassicurare il piccolo con la sua tenerezza e le sue carezze di sorella-mamma. Ma proprio quando Rainer ottiene l'amicizia del bambino, le cose si complicano e lui stesso rischia la vita ad opera di Sylvie, la vera omicida, che si era difesa dal padre il quale, dopo averla per tanti anni violentata, aveva tentato di violentare anche il piccolo Tim.

CRITICA

La storia l'ha scritta uno sceneggiatore dedito alla psicanalisi, Akiva Goldman, figlio di due psichiatri specializzati in traumi infantili: ogni carattere, così, ogni situazione gronda di informazioni pseudo scientifiche che servono solo per rendere più pesante e perfino incongruo un intreccio in cui, sul versante drammatico, abbondano poi i facili colpi di scena, gli stereotipi sentimentali e le continue citazioni dei tanti film che finora ci hanno intrattenuto sui peccati e i peccatori di provincia. Il resto lo fa, se possibile peggiorandolo, la regia di Bruce Beresford, un ex australiano che finché operava nel suo Paese era stato acclamato fra i più promettenti e persino fra i migliori (Don's Party, Il sapore della saggezza, Crimini del cuore, Breaker Morant), presto invece inaridito da Hollywood dove, se si eccettua A spasso con Daisy, non è più riuscito a rivelarci alcun segno d'autore; qui toccando addirittura il suo punto più basso cedendo alle cifre di un drammone incline per un verso al melodramma, con elucubrazioni scientifiche e, per un altro, al giallo che rientra nella categoria di maniera, con rivelazione finale, non tanto a sorpresa, dei moventi dell'assassinio. (Il Tempo, Gian Luigi Rondi, 30/5/96) Il film, in bilico tra giallo del "chi è stato" e psyco movie del "chi ha rimosso", con finale da thriller, è molto convenzionale, non negandosi neppure il tentativo sentimentale tra la sorellina piacente (una Liv Tyler pre Bertolucci già molto "animale da cinema") e il ritroso strizzacervelli. Il tutto sullo scenario di una bella villa coloniale e della vita scandalosa di provincia, sempre aggiornata ai "Peccatori di Peyton". (Corriere della Sera, Maurizio Porro, 25/5/96) Un thriller americano mediocre e furbetto che accumula: il bambino autistico e sua sorella squilibrata violentati dal padre con la complicità o almeno con la passività della madre; il massacro a coltellate degli indegni genitori; discorsi pseudoscientifici sull'autismo; conflitti fra terapeuta duro (camicia di forza, psicofarmaci) e terapeuta dolce (comprensione, affetto, pazienza); relazione adulterina tra la madre assassinata e lo sceriffo locale; tentativo d'eliminazione di Richard Dreyfuss tra i ghiacci. Tutto senza rispetto, e senza vergogna. (La Stampa, Lietta Tornabuoni, 25/5/96) Non è colpa di Liv Tyler se il successo di Io ballo da sola riporta alla luce filmini e filmastri interpretati in precedenza. Non è colpa di Bertolucci se la sua "esordiente" era già stata spulzellata da altri e meno pregevoli registi. Però Rosso d'autunno, visto e detestato alla Berlinale del '95, è uno di quei film che in bassa stagione rubano sale e attenzione a titoli più meritori. (Il Messaggero, Fabio Ferzetti, 27/5/96)

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