Rischiose abitudini1990

SCHEDA FILM

Rischiose abitudini

Anno: 1990 Durata: 109 Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Stephen Frears

Specifiche tecniche:PANORAMICA A COLORI 35MM

Tratto da:romanzo omonimo di Jim Thompson

Produzione:MARTIN SCORSESE, ROBERT HARRIS, JIM PAINTER PER CINEPLEX ODEON FILMS, PEGGY RAJSKI

Distribuzione:PENTA DISTRIBUZIONE (1991) - PENTAVIDEO, MEDUSA VIDEO (PEPITE)

ATTORI

Anjelica Huston nel ruolo di Lilly Dillon
John Cusack nel ruolo di Roy Dillon
Annette Bening nel ruolo di Myra Langtry
Jan Munroe nel ruolo di Tizio al Bar
Charles Napier nel ruolo di Hebbing
Gailard Sartain nel ruolo di Joe
Henry Jones nel ruolo di Sinns
J.T. Walsh nel ruolo di Cole
Pat Hingle nel ruolo di Bobo Justus
Stephen Tobolowski nel ruolo di Gioielliere
 

SOGGETTO

Thompson, Jim
 

SCENEGGIATORE

Westlake, Donald E.
 
 

MONTAGGIO

Audsley, Mick
 

SCENOGRAFIA

Gassner, Dennis
 

COSTUMISTA

Hornung, Richard

TRAMA

In America tre individui vivono di espedienti e di truffe: Lilly Dillon, ancora giovane e bella, che fa scommesse sui cavalli per conto di Bobo Justus, un potente boss; Myra Langtry attraente, molto disinibita e disponibile, che vive di piccoli furtarelli; ed infine Roy Dillon, giovanotto con aspirazioni di baro e truffatore con fortune alterne. Infatti un barman, accorgendosi del trucco di Roy, gli sferra un poderoso pugno nello stomaco che lo spaccierebbe se non intervenisse l'ancora piacente Lilly che, a sue spese, lo fa ricoverare in ospedale. La donna è in realtà la madre di Roy e si prende cura del ragazzo tralasciando i suoi impegni con Bobo. Si scontra immediatamente con Myra, l'amichetta di Roy, per la quale nutre subito un'antipatia istintiva peraltro ricambiata dall'altra. Roy si rimette e riprende la vita precaria di prima, assecondato da Myra che vorrebbe, inutilmente, fare con lui una società di truffatori in grande stile come quella di cui faceva parte con Cole. Lilly intanto passa i suoi guai con Bobo, che lei ha cercato di truffare riuscendo a mettersi da parte del denaro. Bobo ha capito tutto, minaccia la donna e la picchia selvaggiamente. Lilly adesso ha paura, ma continua ad arricchirsi alle spalle del suo boss: Myra, che la odia, la spia, scopre il suo gioco e riferisce tutto a Bobo. Questi la fa cercare, ma lei fugge con il denaro. Myra la segue, la trova in un motel e tenta di ucciderla; però chi soccombe è proprio lei poiché Lilly riesce a spararle al volto. Proprio per questo motivo il cadavere di Myra è irriconoscibile e la polizia, complice Roy, crede che la donna morta sia Lilly. Ciò fa molto comodo a quest'ultima, poiché Bobo così non la cercherà più. Però ella ha perso tutti i suoi soldi e per rifarsi una vita ha bisogno di altro denaro. Va allora da Roy, al quale chiede un consistente aiuto finanziario, inoltre prega il ragazzo di cambiare vita ed iniziare a rigare diritto. Ma Roy, che sente un'ambigua attrazione (in parte ricambiata) per quella donna che l'ha messo al mondo, non intende seguire il suo consiglio. Purtroppo per uno sciocco incidente il ragazzo si ferisce mortalmente e muore davanti alla disperata Lilly che tuttavia, dopo aver preso i soldi del ragazzo, se ne va per la sua strada.

CRITICA

"Atroce favola sulla partenza del denaro e del male, il film è un'irridente parabola, sarcastica nella sua impassibilità, sul rovescio del "sogno americano", "The Grifters" è uno di quei film in cui l'epilogo si riverbera sul resto della storia, illuminandola con la sua necessità." (Morando Morandini, 'Il Giorno') "Il piccolo sporco thriller, ingannevole film in bianco e nero colorato, è talmente a forti tinte da risultare irresistibile". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa') "Stilisticamente molto interessante, il film, a poco a poco si costruisce a intarsio, si compone in una storia che dà fatti e psicologie e che non offre sentimenti e tanto meno giudizi. Martin Scorsese è il produttore, Anjelica Huston, John Cusak, Annette Bening, Pat Hingle sono gli interpreti, truccati e atteggiati come si deve, volta a volta furbi o ingenui, bravissimi." (Giacomo Gambetti, 'La Rivista del Cinematografo')

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