Raul - Diritto di uccidere2005

SCHEDA FILM

Raul - Diritto di uccidere

Anno: 2005 Durata: 100 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO, POLIZIESCO

Regia:-

Specifiche tecniche:BETA

Tratto da:liberamente tratto da "Delitto e castigo" di Fedor Michajloc Dostoevskij

Produzione:MANOLO BOLOGNINI E FERDINANDO PINTO PER ILENA CINEMATOGRAFICA S.R.L.

Distribuzione:WARNER BROS. PICTURES ITALIA (2005)

TRAMA

Roma, Maggio 1938. Raul, giovane laureato in giurisprudenza, commette un delitto in nome della teoria del 'superuomo', di cui è convinto sostenitore, che contempla anche il 'diritto di uccidere' i parassiti della società ritenuti un ostacolo alla realizzazione di gloriosi obiettivi. Successivamente, però, combattuto dai sensi di colpa, per cercare riscatto decide di incontrare il giudice incaricato delle indagini. Questi, intuendo la verità, inizia uno spietato gioco del gatto col topo finché Raul, spinto anche da una giovane prostituta di cui nel frattempo ha fatto conoscenza, decide di saldare il conto con la società e con la sua coscienza...

CRITICA

"Poi i personaggi: pur ben disegnati nella sceneggiatura, quasi sempre, nella realizzazione, privi di vigore, con accenti ora elementari ora retorici. Scarsamente sostenuti, oltre a tutto, da una interpretazione che stenta ad approfondirli. Da Stefano Dionisi, protagonista allucinato, a Violante Placido, che è Sonia. Ci si poteva spettare di più". (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 15 aprile 2005) "'Raul - Diritto di uccidere', giallo psicologico liberamente tratto da 'Delitto e Castigo', può contare su un convincente Giannini e un ispirato Alessandro Haber, nei panni di chi pungola la coscienza dell'omicida. Si segue con piacere la sfida mentale fra giudice e assassino, ci si gode l'accurata ricostruzione del periodo e certe atmosfere che ricordano De Chirico. Ma non si può dire lo stesso della storia d'amore, che sembra invece messa lì solo per sciogliere i nodi del copione." (Roberta Bottari, 'Il Messaggero', 15 aprile 2005) "Dopo 'Sole negli occhi', altra variazione dostoevskiana su delitto e castigo, passata da Mauro Bolognini al nipote deb Andrea e sceneggiata da Suso cecchi D'Amico, il figlio Masolino e Bazzoni. Il film ha una dolorosa profondità esistenziale che rilancia temi filosofici del romanzo. Un poco monocorde e freddo nella narrazione, il film è però nobile e anomalo materialmente, non assomigliando allo stile omologato della fiction, e moralmente, per sviluppo attuale e la discussione dei principi. Ed è molto ben recitato da Dionisi, Giannini, Haber. L'ultima volta di Laura Betti è da leonessa." (Maurizio Porro, Corriere della Sera, 16 aprile 2005)

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