SCHEDA FILM

Rasoi

Anno: 1993 Durata: 55 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:GROTTESCO

Regia:Mario Martone

Specifiche tecniche:PANORAMICA A COLORI

Tratto da:-

Produzione:TEATRI RIUNITI

Distribuzione:MIKADO FILM (1994) - MONDADORI VIDEO

ATTORI

Enzo Moscato nel ruolo di Il cantante
Toni Servillo nel ruolo di Il guappo
Iaia Forte nel ruolo di La Regina M.Carolina
Licia Maglietta nel ruolo di La Madonna
Tonino Taiuti nel ruolo di Vagabondo cieco
Gino Curcione nel ruolo di Il cuoco
Isacco Esposito nel ruolo di Re Bomba
Marco Manchisi nel ruolo di Scugnizzo in mutande
Vincenza Modica nel ruolo di L'insonne
 

MONTAGGIO

Quadri, Jacopo
 

SCENOGRAFIA

Martone, Mario
 

COSTUMISTA

Raboni, Metella

TRAMA

L'autore, seduto davanti al sipario, annuncia la sua morte, e con la sua prima canzone introduce lo "scugnizzo", che paragona Napoli ad una cloaca dove tutte le rivoluzioni sono state inghiottite. Poi un vagabondo cieco narra dei patteggiamenti, identici, degli invasori prima spagnoli e poi francesi con tre prostitute che devono sedurre il nemico alla fonda: otterranno in cambio il mitico Trianon. La regina Maria Carolina lamenta il vittimismo del popolo, e consiglia di lasciar correre come migliore condotta esistenziale, mentre il vagabondo spiega che il Trianon promesso da francesi e spagnoli è in realtà un fetido carcere. Una statua della Madonna narra la vicenda di Palummiello, un ragazzo violentato sulla spiaggia di Procida per tre giorni da pescatori dalla pelle nera. Re Ferdinando viene sbeffeggiato da un cuoco mentre si abbuffa nella cucina di cibi avvelenati. Lo "scugnizzo" lamenta la peste chimica che ha inquinato l'aria e l'acqua di Napoli. La regina elenca le bellezze turistiche di Napoli che il re copre, una per una, di contumelie. Una donna a letto parla della morte del mare, divenuto un "azzurro obitorio". Un guappo, sulla musica di "Guapparia", lancia un'invettiva contro la moderna malavita, che ha ridotto la gioventù ad un'orda di automi assatanati, violenti, drogati, disperati. Mentre gli sparano, lo scugnizzo annuncia l'alba. E si allontana verso la sua degradazione finale, che potrà raggiungere anche senza eroi o guide che portano solo alle tenebre. L'autore dopo aver cantato l'ultima canzone, si chiede da quanto tempo sia morto.

CRITICA

"La lingua partenopea, inedita e arcaica, è come un bisturi, un rasoio, che apre la pancia di Napoli, adocchia le escrescenze e subito le richiude." ('Segnocinema)'.

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