SCHEDA FILM

NOSFERATU A VENEZIA

Anno: 1988 Durata: 97 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:HORROR

Regia:-

Specifiche tecniche:PANORAMICA

Tratto da:BASATO SUL TESTO DI BRAM STOKER

Produzione:SCENA FILM PRODUCTION RETE ITALIA

Distribuzione:MEDUSA DISTRIBUZIONE - RICORDI VIDEO

TRAMA

La patrizia veneziana Helietta Canins invita nella cittą dei Dogi uno studioso inglese, Paris Catalano, esperto in vampirismo. Essa vuole che venga a cessare per sempre quell'atmosfera cupa di leggende e di orrori che ancora grava nel suo palazzo, dove vive con la nonna e la giovanissima sorella Maria. Due secoli prima, infatti, mentre a Venezia imperversavano carnevale e peste, un'ava era stata vittima del vampiro (che una leggenda tramanda essere egli poi morto lą) e con lui svanita nel nulla. Nei sotterranei del palazzo tuttora esiste un misterioso sarcofago cerchiato di ferro ed Helietta, pensando che Nosferatu sia proprio lą dentro, invita Paris ad eliminarne per sempre i resti. Il vampiro, evocato in una seduta spiritica, piomba a Venezia, mentre, scoperchiato il sepolcro vi si trova il corpo dell'ava Letizia, stranamente somigliante ad Helietta. Ma stanare ed esorcizzare Nosferatu si rivela impresa impossibile, sia a sacerdoti, sia a Paris, sia anche a Giuseppe Barnabņ, l'amante di Helietta. Una dopo l'altra le vittime si susseguono, uccise da morsi fatali. Muoiono la nonna di Helietta, quest'ultima ed una sua giovane amica. Nosferatu appare e scompare, inattaccabile perfino dalle fucilate e in pił seducente, malgrado le sue fattezze, agli occhi delle donne che egli vampirizza, contagia e sa fare all'occorrenza resuscitare. Egli sa di poter essere liberato e morire ad una sola condizione: quella di essere amato da una fanciulla vergine. Maria č la prescelta ma, proprio nell'attimo in cui Nosferatu sembra conseguire il suo massimo obiettivo - in una villa fatiscente sull'Isola dei cani, in laguna - Barnabņ, arrivato sul posto, spara ancora una fucilata, lasciando indenne il mostro e ferendo la ragazza. Dopo essersi vendicato dell'uomo, Nosferatu vampirizza Maria e con lei sulle braccia lascia Venezia verso un comune, atroce destino.

CRITICA

"Dopo una lunga attivitą di sceneggiatore e produttore, il napoletano Caminito esordisce nella regia con molti soldi di Reteitalia, un cast costoso (Kinski, De Rossi, Plummer, Pleasence), una sceneggiatura che fa acqua (e sangue) come un colabrodo, una Venezia decorativa come un pieghevole dell'A.P.T. In materia di horror fantastico il suo film decorativo e vacuo dą i brividi di una limonata tiepida." (Morando Morandini, 'Il Giorno', 13 Settembre 1988) "Anche in cifre simili, tutto scricchiola e si fa accettare a fatica. Augusto Caminito, che dopo anni di onorato servizio come produttore e sceneggiatore, č passato qui incautamente alla regģa scrivendosi il testo da solo, fin dalle prime pagine ha mostrato di non riuscire a dominare la materia: come racconto, infittendola di elementi sempre ai limiti della retorica dell'horror, come modi di rappresentazione privilegiando, a danno della misura, anche minima, l'eccesso in tutto: negli effetti granguignoleschi, nei colori forti e fortissimi (quanto sangue), nelle cornici veneziane e negli interni affidati regolarmente a note accentate e marcate, pur con qualche indulgenza, qua e lą, nei confronti del paesaggismo turistico. Uno sfacelo, cui tentano invano di rimediare degli interpreti in genere di buone qualitą. Non tanto Kinski, pił che mai mascherone da fontana, con una mimica trucibalda e contratta, ma Barbara De Rossi, l'intimorita Helģetta, Christopher Plummer, il vampirologo Donald Pleasence, un esorcista. Ce la mettono tutta, ma naufragano anche loro, come il film, quasi soltanto nel ridicolo. Nosferatu non perdona." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 18 Settembre 1988) "Vampiro per vocazione o per phisique du role, Klaus Kinski torna a Venezia, recidivo, per la seconda volta nei panni dell'infelice Nosferatu. Vi capitņ gią tempo addietro, all'inseguimento di una pallidissima Isabelle Adjani nel film di Werner Herzog. Succhiasangue in crisi esistenziale, calvo, unghiuto, sofferente, vittima dei proprio destino, il Nosferatu di allora deperiva lentamente invocando una crepuscolare pietą in una cittą invasa dai topi e in preda al delirio. (...) Proveniente naturalmente dalla Mostra dei Cinema, 'Nosferatu a Venezia' pił che terrorizzare annoia, pił che sorprendere (la cura estrema del dettaglio, del paesaggio vagamente post modern ma anche post mortem, visto il tema) fa sorridere (quando viene colpito da una fucilata il proiettile gli causa letteralmente un buco in pancia)." (Fabio Bo, 'Il Messaggero', 23 Settembre 1988)

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