Noi2019

SCHEDA FILM

Noi

Anno: 2019 Durata: - Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO, HORROR, THRILLER

Regia:Jordan Peele

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:JASON BLUM, IAN COOPER, SEAN MCKITTRICK, JORDAN PEELE PER MONKEYPAW PRODUCTIONS

Distribuzione:UNIVERSAL PICTURES

ATTORI

Lupita Nyong'o nel ruolo di Adelaide Wilson
Winston Duke nel ruolo di Gabe Wilson
Elisabeth Moss nel ruolo di Signora Tyler
Tim Heidecker nel ruolo di Signor Tyler
Shahadi Wright Joseph nel ruolo di Zora Wilson
Evan Alex nel ruolo di Jason Wilson
Madison Curry
Cali Sheldon
Noelle Sheldon
Duke Nicholson
 

SOGGETTO

Peele, Jordan
 

SCENEGGIATORE

Peele, Jordan
 

MUSICHE

Abels, Michael
 

MONTAGGIO

Nicholas Monsour
 

SCENOGRAFIA

De Jong, Ruth
 

COSTUMISTA

Barrett, Kym
 

EFFETTI

Naidoo, Naren

TRAMA

Adelaide Wilson torna nella sua casa d'infanzia sul mare con il marito Gabe e i due figli per un'idilliaca vacanza estiva. Tormentata da un trauma irrisolto del suo passato e sconvolta da una serie di inquietanti coincidenze, Adelaide sente crescere e materializzarsi la sua ossessione e capisce che qualcosa di brutto sta per accadere alla sua famiglia. Dopo un'intensa giornata trascorsa in spiaggia con i loro amici, i Tyler, Adelaide e la sua famiglia tornano a casa. Quando cala l'oscurità però, i Wilson vedono sul vialetto di casa la sagoma di quattro figure che si tengono per mano: i sosia di ciascuno di loro...

CRITICA

"Proveniente dalla tv, Jordan Peele, nato a New York da padre di colore e madre bianca, è entrato di prepotenza nell' immaginario del pubblico e della critica con 'Scappa - Get out', thriller a sfondo politico che (cosa singolare per il genere) è stato nominato ai maggiori Oscar del 2018 vincendo quello per la miglior sceneggiatura originale. Chi fa un exploit di tale portata al primo film, poi è atteso al varco sia dagli estimatori sia dai detrattori. Ebbene, la sua opera seconda da regista si è rivelata un completo successo: non solo lo scorso weekend Noi ha fatto il miglior boxoffice di sempre (70 milioni di dollari) negli Usa per un horror originale? ma ha alzato addirittura la barra rispetto al precedente, del quale è ancor più padroneggiato e dosato, meglio montato e musicato. (...)Tra i temi portanti della psicanalisi (e poi del cinema), quello del Doppelgänger, il "doppio" malefico che minaccia gli umani, è uno dei più spaventosi. Sigmund Freud gli dedicò un intero libro, Il perturbante, definendolo come un sentimento di "infamiliarità del familiare": allorché la creatura più amata e innocente (un bambino, un parente) ti appare improvvisamente estranea e macabra, se non ostile e minacciosa. Adottando un soggetto che è una miniera per l' inconscio, Peele rende meno esplicita la nota politica di Get out, che era una parabola sul razzismo (e tuttavia il prologo, collocato nel 1986, rende esplicito l' inizio della divaricazione tra benestanti e dannati della terra)? però prende di petto un tema universale, complesso da far tremare i polsi. Che cosa conosciamo davvero di chi ci è vicino? Qual è il confine tra amore e paura dell' altro? Il talento di Peele consiste nel far scivolare la situazione dal reale quotidiano al fantastico, caricando le scene di un senso di inquietudine crescente senza ricorrere - ecco il "perturbante" - a jumpscare (i "salti di paura") o altri trucchetti del genere. E, soprattutto, avendo ben cura di non fornire spiegazioni. Con lui, il riscatto del film di paura da genere minore è cosa fatta. E del resto, non era un horror anche Shining del maestro Kubrick, che Jordan sembra conoscere molto bene?" (Roberto Nepoti, 'La repubblica'. 4 aprile 2019) "(...) Cosa fa un buon horror se non evocare gli incubi e le paure profonde che albergano nell'immaginario individuale e collettivo? Occhio dunque all'anno in cui si svolge il prologo di 'Us', perché il 1986 è la data di Hands Across America, quando si formò una catena di oltre 6 milioni di persone (parecchi i nomi noti) unite per mano al fine di raccogliere fondi destinati all'Africa povera. Nell'atto conclusivo della pellicola il regista sceneggiatore di colore Jordan Peele ricostruisce l'immagine dello spettacolare evento, ma «a schiaffo»: solo per suggerire che gli americani, bianchi o neri poco importa, non potranno continuare a ignorare la piaga di un malessere sociale letteralmente (si vedrà) pronto a esplodere sotto i loro piedi. Nel riuscito 'Get Out', Peele indicava il mostro interiore del razzismo come virus latente dell'élite wasp? in 'Us' la metafora è meno lineare, e nella parte centrale il film tende a impigliarsi nella ragnatela dei falsi indizi e di un intricato gioco citazionistico che va dal cinema alla Bibbia. E tuttavia la tensione resta tesa? e, nelle scene iniziali e finali, l'ambiguo spessore delle immagini conferma l'abilità di Peele a lavorare sui parametri classici del genere, ribaltandone il senso e lasciandone emergere la pregnanza simbolica." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 4 aprile 2019) "(...) Piacerà eccome. Jordan Peele conferma il suo talento anche se non rimane alle altezze di 'Scappa-Get Out'. Che era un horror, ma con un'inaspettata marcia in più. Tra le pieghe del terrore Peele insinuava l'idea che la segregazione razziale in Usa continuava, anche se aveva mutato pelle (i liberal bianchi che votavano Obama non schiavizzavano più i corpi dei neri, ma i loro ormoni sì). Qui Peele vola più basso. Non troppo basso, comunque. La storia gli serve per rivoltare la credenza comune che per tirare avanti devi venire a patti col tuo lato oscuro. Qui niente patti. Il doppio oscuro è un nemico e se vuoi sopravvivere devi ammazzarlo. Qualche ammiratore della prima ora di Peele troverà certo da ridire sul fatto che per raccontare il conflitto (e l'origine) dei doppelganger, Jordan è ricorso ai moduli narrativi del filone zombico. Ma attenzione la sua personale Alba dei morti viventi innesca una tensione fortissima e mette le premesse per il colpissimo di scena finale, quando nel conflitto tra Adelaide e Red si rivoltano di botto le carte." (Giorgio Carbone, 'Libero', 4 aprile 2019)

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