Niente da nascondere - Cach?2005

SCHEDA FILM

Niente da nascondere - Caché

Anno: 2005 Durata: 117 Origine: AUSTRIA Colore: C

Genere:THRILLER

Regia:Michael Haneke

Specifiche tecniche:35 MM

Tratto da:-

Produzione:LES FILMS DU LOSANGE, WEGA FILM, BAVARIA FILM, FRANCE 3 CINEMA, ARTE FRANCE CINEMA, EURIMAGES FUND OF THE COUNCIL OF EUROPE, CNC, LE STUDIO CANAL+

Distribuzione:BIM (2005)

ATTORI

Daniel Auteuil nel ruolo di Georges
Juliette Binoche nel ruolo di Anne
Maurice Bénichou nel ruolo di Majid
Annie Girardot nel ruolo di Madre di George
Bernard Le Coq nel ruolo di Caporedattore
Walid Afkir nel ruolo di Figlio di Majid
Daniel Duval nel ruolo di Pierre
Nathalie Richard nel ruolo di Mathilde
Denis Podalydès nel ruolo di Yvon
Aïssa Mäiga nel ruolo di Chantal
Caroline Baehr nel ruolo di Infermiera
Christian Benedetti nel ruolo di Padre di Georges
Lester Makedonsky nel ruolo di Pierrot
Blandine Lenoir
Loic Brabant nel ruolo di Poliziotto
Philippe Besson nel ruolo di Invitato dell'emittente televisiva
 

SCENEGGIATORE

Haneke, Michael
 
 

COSTUMISTA

Christl, Lisy
 

EFFETTI

Hubin, Philippe

TRAMA

Georges, presentatore di un programma televisivo sui libri, comincia a ricevere degli strani pacchi. Qualcuno gli invia dei video, ripresi di nascosto per la strada, su di lui e la sua famiglia. A Georges sembrano messaggi inquietanti, ma non ha idea di chi possa essere il mittente. Pian piano i video cominciano a diventare più intimi, come se chi li gira conoscesse da tempo Georges, e ne sconoscesse gusti, difetti, modo di vivere. Allarmato, Georges si rivolge alla polizia, ma non viene preso sul serio. Nell'angoscia di essere pedinato, spiato, Georges sente su di se e sulla sua famiglia, il peso di una minaccia. Progressivamente si inizia a delineare il profilo del colpevole: deve essere qualcuno cui Georges ha fatto una grossa ingiustizia al tempo dell'infanzia. Ma chi? Come fare a ricordare? E perché questa persona continua a riprendere spezzoni della sua vita?

CRITICA

"A Cannes questo ossessivo e magistrale thriller di Haneke, il più perfido talento del cinema europeo, rischiò la Palma e vinse un meritatissimo premio alla regia. E' l' incubo di una famiglia borghese-intellettuale che si vede arrivare a domicilio cassette sulla loro vita day by day. Paura. C'è da dipanare un mistero. Sarà possibile? Molte e inevase le domande sulla codardia radical chic francese, sul rimosso trauma algerino, sui conflitti generazionali, etc. Che ci sia Camus tra gli sceneggiatori occulti? Ma quella che è sconvolgente è la tenuta della tensione morale e materiale, l'inquadrare dubbi & memorie, rancori & rimorsi, ineffabili coppie di tormento. L'austriaco Haneke ne sa più di Freud e col cinema rovista dentro la psiche, un viaggio allucinante ma non solo metaforico, pieno di colpi di scena. Auteuil e la Binoche meritano qualunque premio. Attenzione al finale." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 14 ottobre 2005) "Con una sadica intelligenza, il regista mischia di continuo i pianini realtà e rappresentazione; stai assistendo a una scena 'dal vero' e all'improvviso le immagini accelerano: era una cassetta. Più dialogato dei suoi altri film, questo è anche un apologo sul potere della parola. Dove ogni parola ha un suo peso specifico e dove il detto e il non detto scavano un solco sempre più profondo tra Georges e sua moglie Anne. Il momento più bello è un dialogo tra il protagonista e la madre; non manca una scena shock nel più puro stile Haneke, mentre l'epilogo resta aperto, lasciando a ogni spettatore la possibilità - e la responsabilità - di trarre le proprie conclusioni." (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 ottobre 2005) "'Caché' prometteva molto di più di quanto offre, non fosse altro perché l'autore - il maturo austriaco Michael Haneke - gode della fama di perfido provocatore. In questo caso la trama e lo svolgimento propongono cadenze para-filosofiche in malfermo equilibrio tra psicodramma e thrilling: (?) L'insinuarsi del tema della colpevolezza, con tanto di lezioncina antirazzista e moraletta politically correct, dovrebbe costituire l'alto messaggio del film, ma non si va al di là della corretta messa in scena teatrale e delle recitazioni - tra cui quella fugace ma intensa di Annie Girardot - ben intonate alle fredde manipolazioni di regia." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 22 ottobre 2005)

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