LE COSE CHE SO DI LEI2000

SCHEDA FILM

LE COSE CHE SO DI LEI

Anno: 2000 Durata: 106 Origine: USA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:JON AVNET, ELIE SAMAHA, ANDREW STEVENS PER JON AVNET E FRANCHISE PICTURES

Distribuzione:MIKADO

TRAMA

La detective Kathy Faber arriva sulla scena di un crimine dove scopre che una sua vecchia conoscenza, Carmen, si è tolta la vita (almeno così sembra). Kathy vive con la sorella Carol, insegnante di linguaggio Braille e non vedente. Questa ha una relazione con Walter, che a sua volta, ha una relazione con Rebecca, una dirigente di banca in attesa di un figlio. Ma, come in un imprevedible gioco di scatole cinesi, la defunta Carmen ha incrociato la sua esistenza con quella di parecchie altre persone che ruotano intorno alla detective e a sua sorella. TRAMA LUNGA Elaine Keener, ginecologa, in casa con un'anziana paziente, riceve la cartomante Christine. Costei le predice che in breve tempo incontrerà l'uomo della sua vita. Ma Elaine da tempo ha rinunciato ad innamorarsi. Rebecca, direttrice di banca, ha una relazione con un uomo sposato. Rimasta incinta e dovendo decidere se abortire, verifica il disinteresse dell'amante. Finisce allora per passare la notte con il collega Walter e, la mattina dopo, va in clinica da Eileen. Abortisce poi esce e, in strada, si lascia andare ad un pianto dirotto. Rose, che vive con il figlio adolescente, tornando a casa dà un passaggio ad un nano suo vicino. Nella notte quest'uomo le si presenta agli occhi, e allora va a spiarlo a casa sua. Kathy, detective nella polizia, indaga sul presunto suicidio di una ex compagna di liceo. Intanto Carol, la sorella, inseguita da molti corteggiatori, si prepara ad uscire con Walter. Carol è cieca ma ha intuizioni che aiutano Kathy, ragazza invece dal carattere difficile. Christine, tornata a casa, si siede sul letto accanto alla sua compagna Lilly ormai condannata da una malattia terminale.

CRITICA

"Un film con delle vedettes che, messesi a nudo, riescono a coniugare il crisma con l'anonimato. E non manca anche lo humour, grazie a piccoli tocchi che prendono in giro il politicamente corretto". ('Positif'). "Garcia, operando sul suo testo con dei modi di rappresentazione felicemente sorretti dalla fotografia nitida e quasi asettica di Emmanuel Lubezki, riesce a tenervi sempre in equilibrio le tensioni di cronaca con dei 'non detto' o degli allusi che tendono a privilegiare se non dei toni scopertamente sospesi, certo delle ellissi. In cifre forse qua e là troppo letterarie, ma comunque sempre intelligenti. Il vero merito del film, però, sono le interpreti protagoniste delle singole storie. Cito per tutte e ammirandola più di tutte, Glenn Close come Elaine. La sua mimica,quando ascolta ansiosa e muta la lettura delle carte, è una patinata antologia. Che la conferma attrice d'eccezione". (Gian Luigi Rondi, 'Il tempo', 3 novembre 2000) "Rodrigo Garcia lavora, sia nella scrittura che nelle immagini, di finezza, di dettagli, di piccoli tocchi personali, molto efficace nel raccontare sia l'ansietà di Glenn Close rispetto alle telefonate che non arrivano come le sue piccole volgarità, le fragili durezzae della donna in carriera Holly Hunter, la voglia di tenerezza di Kathy Baker la disperazione e il coraggio delle due ragazze nella loro piccola tana. Le sue interpreti fanno a gara di bravura. E il film - delicato, spesso divertente, sempre fine - ci annuncia un autore". (Irene Bignardi, 'la Repubblica', 5 novembre 2000) "Aiutato dalla bella luce di Emmanuel Lubezki e da un grande cast, Garcia coglie ogni volta il momento della verità, quello in cui i suoi personaggi di colpo si vedono per quel che sono, prendono atto definitivamente di una realtà taciuta o nascosta. Ma lo fa senza sussiego, anzi con tutta la simpatia e la comprensione possibili, rendendoci care e familiari queste donne così poco felici e così apparentemente imperturbabili (...) Serve altro? Solitudine, dipendenza, famiglie o pseudofamiglie accoglienti e insidiose come trappole: era difficile trattare una materia tanto delicata con mano altrettanto incisiva e insieme leggera. E' nato un regista". (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 3 novembre 2000)

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