La siciliana ribelle2008

SCHEDA FILM

La siciliana ribelle

Anno: 2008 Durata: 110 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Marco Amenta

Specifiche tecniche:-

Tratto da:liberamente ispirato alla vita di Rita Atria

Produzione:TILDE CORSI, GIANNI ROMOLI, SIMONETTA AMENTA, MARCO AMENTA E RAPHAEL BERDUGO PER R&C PRODUZIONI, EUROFILM, ROISSY FILM (PARIGI) IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA

Distribuzione:ISTITUTO LUCE (2009)

ATTORI

Veronica D'Agostino nel ruolo di Rita Mancuso
Gérard Jugnot nel ruolo di Procuratore antimafia
Marcello Mazzarella nel ruolo di Don Vito Mancuso
Lucia Sardo nel ruolo di Rosa Mancuso
Francesco Casisa nel ruolo di Vito
Mario Pupella nel ruolo di Don Salvo Rimi
Carmelo Galati nel ruolo di Carmelo Mancuso
Primo Reggiani nel ruolo di Lorenzo
Paolo Briguglia nel ruolo di Maresciallo Bruni
Lollo Franco nel ruolo di Maresciallo Campisi
Miriana Fajia nel ruolo di Rita bambina
Lorenzo Rosone nel ruolo di Vito bambino
Emanuela Mulè nel ruolo di Pubblico ministero
 

SOGGETTO

Amenta, Marco
 
 
 

MONTAGGIO

Garrone, Mirco
 

SCENOGRAFIA

di Carlo, Marcello
 

COSTUMISTA

Francioni, Cristina

TRAMA

Una mattina di novembre del 1991, Rita, una ragazzina di 17 anni, si presenta al Procuratore di Palermo per vendicare l'assassinio del padre e del fratello, entrambi mafiosi. Da quel momento, rinnegata e minacciata dalla famiglia e dai compaesani, ma presa sotto la protezione del giudice che la sostiene e che diventa per lei una figura paterna, Rita è costretta ad abbandonare la Sicilia ed esiliare clandestinamente a Roma. La giustizia sembra cominciare a prendere il suo corso, ma poi, anche il suo protettore viene barbaramente ucciso dalla mafia. La ragazza, rifiutando di seguire la stessa sorte, convinta di essere la prossima sulla lista, conferma tutte le sue dichiarazioni inchiodando alla sbarra i mafiosi che accusa. E sceglie, infine, un'estrema soluzione.

CRITICA

"Amenta, che a questo storia ha già dedicato un documentario, ne 'La Sicilia ribelle' punta tutto sul fattore umano: lo spaesamento e la solitudine di una ragazzina che, cresciuta nella cultura della mafia, si ritrova alla fine a rigettarla pagando la sua scelta con la vita." (Gabriella Gallozzi, 'L'Unità', 30 ottobre 2008) "Roberto Saviano non è il primo eroe civile di un'Italia maledetta che ha bisogno di prodi (solo con la minuscola?), Brecht insegna, che combattano battaglie che competerebbero alle istituzioni. Sono i nostri esempi, la nostra coscienza civile e per questo sacrificio - che spesso diventa martirio - mettono in gioco vita, giovinezza e libertà. Ecco perché lo scrittore va sostenuto e protetto, e non solo dalla criminalità organizzata. Perché non deve finire come tanti, come quella Rita Atria, ad esempio, giovane donna sulla cui storia Marco Amenta ha costruito 'La siciliana ribelle'. (...) Una storia bellissima a cui non serve metter vicino un film complesso: Amenta ha l'umiltà di costruire una struttura semplice, scegliere una protagonista con un viso atipico e potente (Veronica D'Agostino), tracciare un'opera didattica a cui si perdona qualche ingenuità di troppo. Il cinema civile sta riprendendo piede in Italia: implacabile come 'Gomorra', visionario come 'Il divo', classico come 'La siciliana ribelle', poco importa, la battaglia tra forma e contenuto si gioca comunque su un terreno nobile. Anche se, il modello del mafia-movie, in Italia, sembra ormai anacronistico, troppo piovresco. Un film per non dimenticare che la mafia non vince sempre. E' solo che si compra troppo spesso l'arbitro." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 31 ottobre 2008) "Veronica ha un broncio e un'energia innata che in Francia la farebbero subito diventare una star: in Italia dovrà valutare bene le proposte che le arriveranno in futuro, perché il nostro cinema e soprattutto la nostra televisione sono pieni di trabocchetti per i giovani attori. Nessuno li protegge, nessuno investe su di loro, ed è un peccato perché l'Italia - come dimostrano a volte anche i film brutti: basta vedere 'Ex'... - è piena di gente che sa recitare. Veronica D'Agostino dimostra, ne 'La siciliana ribelle', di avere un talento, una grinta e una presenza da grande attrice. Speriamo non ce la rovinino " (Alberto Crespi, 'L'Unità', 27 febbraio 2009) "L'interesse del tema è forte e evidente. La giovane protagonista Veronica D'Agostino è efficace. Il risultato complessivo risente delle reticenze: può indurre chi non sa a vederlo come un apologo generico, molto al di sotto della cronaca e delle immagini dei telegiornali." (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 27 febbraio 2009) "Veronica D'Agostino, già vista in 'Respiro' di Crialese e nel 'Borsellino' televisivo di Tavarelli dà alla sua Rita un affanno, una verità, un'innocenza, un senso di assoluto purissimi, quasi infantili: che un'attrice più esperta difficilmente avrebbe raggiunto. E' la prima carta vincente di un film un poco ibrido, sospeso tra la furia degli eventi e le necessità quasi didascaliche del racconto, la voglia di testimoniare, di calcare i contorni, cercando di evitare i cliché depositati sui tema da tanti anni di cinema e tv sulla mafia. L'altra è il linguaggio emotivo scelto da Amenta, che da fotoreporter e documentarista, mescola registri diversi. Come un pittore che prima fotografa una scena poi la ridipinge con altri colori, più cupi o squillanti, cercando nel contrasto cromatico una verità allucinata più forte del nudo fatto di cronaca. Fondamentale in questo senso la fotografia di Luca Bigazzi. Ma tutto il cast straordinario, va in questa direzione. Anzi si rimpiange che il film non sia ancora più radicale e si fermi un po' a metà strada, come se lo stile potesse sovrastare il racconto. Ma anche così, con i suoi scompensi, 'La siciliana' ribelle prende alla gola. E il fatto che nei panni di Borsellino ci sia un grande attore francese come Gérard Jugnot non è per una volta semplice calcolo di coproduzione, ma adesione intima, appropriazione, attonita scoperta di un mondo che non appartiene solo a noi." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 27 febbraio 2009)

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