Il futuro2013

SCHEDA FILM

Il futuro

Anno: 2013 Durata: 94 Origine: GERMANIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Alicia Scherson

Specifiche tecniche:ARRI ALEXA, HDCAM, (2K), 35 MM

Tratto da:romanzo "Un romanzetto lumpen" di Roberto Bolaņo (ed. Adelphi, 2013; giā pubblicato nel 2005 da Sellerio - coll. La Memoria - con il titolo "Un romanzetto canaglia")

Produzione:MARIO MAZZAROTTO, EMANUELE NESPECA PER MOVIMENTO FILM, BRUNO BETTATI PER JIRAFA, CHRISTOPH FRIEDEL, CLAUDIA STEFFEN PER PANDORA FILM, LUIS ANGEL RAMÍREZ PER ASTRONAUTA FILMS, JALEO FILMS, ĀLVARO ALONSO

Distribuzione:MOVIMENTO FILM

ATTORI

Manuela Martelli nel ruolo di Bianca
Nicolas Vaporidis nel ruolo di Libio
Luigi Ciardo nel ruolo di Tomás
Alessandro Giallocosta nel ruolo di Boloņes
Daniela Piperno nel ruolo di Assistente sociale
Pino Calabrese nel ruolo di Poliziotto
Rutger Hauer nel ruolo di Maciste
Patricia Rivadeneira
Sara Manni
 

SOGGETTO

Bolaņo, Roberto
 

SCENEGGIATORE

Scherson, Alicia
 

COSTUMISTA

Espina, Carola

TRAMA

Due fratelli adolescenti, originari del Cile, vivono a Roma in esilio con i loro genitori. Rimasti orfani a causa di un incidente automobilistico, i due ragazzi iniziano a condurre una vita tra crimine e prostituzione. L'incontro con Maciste, un anziano e non vedente ex divo cinematografico, potrebbe cambiare le loro vite...

CRITICA

"E se Roma fosse un luogo dell'immaginazione, un deposito di mitologie e detriti della memoria, una grande Cinecittā a cielo aperto in cui ognuno proietta ciō che crede di sapere, di sé e del mondo? Č la sensazione che domina questo film della cilena Alicia Scherson, interessante quanto irrisolto, il primo mai tratto da un libro di Roberto Bolaņo, 'Un romanzetto canaglia' (). Una storia nata proprio a Roma, dove Bolaņo passō qualche mese alla fine del 2001. E girata a Roma da una giovane regista che usa gli scorci pių diversi (il Mandrione, i Fori, il Tiburtino) per costruire una cittā, allucinata, spettrale, sospesa tra passato e futuro, ma quasi mai presente. Un po' come i due giovanissimi protagonisti, Blanca e Tomás (una notevole Manuela Martelli e Luigi Ciardo), figli di esuli cileni morti in un incidente, che cercano di ritrovarsi andando a vivere insieme in una casa popolare. E intanto si perdono in una cittā che non conoscono, tra scuole che non frequentano, lavoretti precari, palestre di periferia. Fino a imbarcarsi chissā come in un improbabile piano criminale ai danni di una specie di icona di quel passato glorioso e insieme derisorio. Un ex-Maciste, cieco per giunta, stella della Cinecittā di una volta, rovina tra le rovine, che vive recluso nella sua villa (un quintessenziale Rutger Hauer). Quasi un morto vivente, suggerisce il film. (...) Peccato perō che (...) il film, cosė affascinante nelle premesse e visivamente sapiente, si perda dietro troppe piste, tutte solo accennate. Come se fare il 'viaggio' di Blanca significasse (anche) ricapitolare varie epoche del cinema. Ed ecco il prologo in stile Hitchcock. Ecco l'Eur e lo sfasciacarrozze, con quell'insistenza sulle lamiere che fa molto Antonioni. Ecco che la tv, oltre ai porno cari all'imberbe Tomás, porta in casa di quegli orfani echi di ogni parte del mondo (e una scena de 'L'Atalante'). Mentre Blanca visita i set di Cinecittā e rivede vecchi film mitologici per capire meglio Maciste e il suo mondo perduto. Bastava poco per unire tutto in un racconto fluido e appassionante. Ma la Scherson fa, volutamente, tutto il contrario. Appiattisce le psicologie, occulta rime e legami tra le scene, si dedica solo a Blanca trascurando gli altri personaggi. Insomma cerca sempre il cinema, mai la veritā. Senza mai fondere davvero la parabola filosofica di Bolaņo con ciō che vediamo sullo schermo." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 19 settembre 2013) "Tratto dal 'Romanzetto Lumpen' di Bolano (Adelphi) il film della cilena Alicia Scherson girato in una Roma da Romanzetto criminale, ne č una pallida copia. (...) Il film č incolore, non attacca e si spegne."(Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 19 settembre 2013) " Non c'č da entusiasmarsi, ok, ma 'II futuro' č un film piccolo e dignitoso, che offre sguardi non scaduti sulla Capitale e la sua fauna umana: la regia č senza fronzoli, sintonizzata sui patemi dei due fratellini, la tranche de vie non abbondante, ma dal gusto antropologico, la cronaca deformante senza isterismi. Che la salvezza venga da una star dei peplum, beh, č il valore aggiunto: ritorno al Futuro?" (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano, 19 settembre 2013) "Recitazione inadeguata, regia scolastica e elucubrazioni assurde. La protagonista č perennemente nuda e oliata; Hauer, invece, ha l'espressione di uno che vorrebbe scusarsi con chi ha pagato il biglietto." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 19 settembre 2013) "La luce e il buio, quando si č colpiti da un lutto improvviso, assumono una diversa connotazione emotiva. Ma come fare a esprimerlo in immagini? Alicia Scherson ci riesce, cosė come procede nella messa in scena dell'elaborazione del lutto. Č riuscita a farsi concedere i diritti del romanzo di Roberto Bolano 'Una novelita lumpen', ispirato a 'Nueve novelas breves' del grande romanziere cileno José Donoso. (...) Certo bisogna anche fare i conti con quel fenomeno di straniamento che colpisce i registi che si accostano all'Italia - ne rimase vittima perfino Polanski - o forse sono gli spettatori italiani a non essere in sintonia con racconti che tengono a distanza il realismo e il comico. In un paese che non ha ancora elaborato 'Germania anno zero' č difficile che il pubblico possa entrare con pieno appagamento in una trama luttuosa sebbene di origine letteraria, con persona dall'accento lievemente straniero, attori italiani a fare da contorno e tenuti ai margini perché quello č il loro posto. Pių arduo sarebbe stato portare sullo schermo Vittorini e i suoi piccoli orfani. Non mancano i riferimenti al mondo del cinema di una volta, l'ingresso degli stabilimenti di Cinecittā, le statue dei colossi. Ricardo De Angelis, direttore della fotografia argentino che ha lavorato con Torre Nilsson, Tristan Bauer, con il visionario Eliseo Subiela, con Aristarain, e ha fatto la fotografia anche degli altri film di Scherson, 'Play' (2005) e 'Turistas' (2009), dove riusciva a sintonizzare il sentimento di abbandono della protagonista con la cornice di un parco nazionale cileno, guarda Roma come avvolta dalla polvere dorata dei secoli, come se fosse giā iniziato un Medio Evo prossimo venturo." (Silvana Silvestri, 'Il Manifesto', 26 settembre 2013)

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