I Goonies1985

SCHEDA FILM

I Goonies

Anno: 1985 Durata: 111 Origine: USA Colore: C

Genere:AVVENTURA

Regia:-

Specifiche tecniche:35 MM, SCOPE, PANAVISION, TECHNICOLOR

Tratto da:-

Produzione:RICHARD DONNER E HARVEY BERNHARD PER WARNER BROS. PICTURES, AMBLIN ENTERTAINMENT

Distribuzione:PIC - VIDEO E LASERDISC: WARNER HOME VIDEO

TRAMA

I ragazzini di Goon Docks - tutti li chiamano i "Goonies" - sono in allarme: i maggiorenti del locale club del golf hanno dato lo sfratto ai loro genitori, volendo radere al suolo l'intero quartiere. Durante l'ultimo e un po' malinconico week-end sul posto, uno dei ragazzi scopre nella propria soffitta una antica mappa spagnola, che fu di Willy l'Orbo, un pirata del XVII secolo. Lui e i suoi amici decidono così di trovare ad ogni costo il tesoro che l'Orbo ha seppellito da qualche parte nei dintorni. Così la piccola banda si mette in caccia, penetra in uno châlet che d'estate è adibito a bar e scende nel sottosuolo. Purtroppo, il luogo è anche la base operativa di una losca famiglia composta da Mamma Fratelli e dai due suoi figli, i quali hanno incatenato nella cantina il deforme Sloth, terzo membro della casata. I sette piccoli Goonies dovranno affrontare paure e prove terribili, incontrando pipistrelli e trabocchetti, scivolando in torrenti che sono dei veri "toboga", sempre insidiati e inseguiti dai perfidi Fratelli. Uno dei ragazzi riesce a liberare il gigantesco Sloth e a fare lega con lui. Ma nei sotterranei li attende ancora una mirabolante sorpresa...

CRITICA

"Ciascuno di questi elementi è modellato sulla componente favolistica di base, quella di uno spettacolo per famiglie, mirato al pubblico ragazzinesco ma con un occhio ai genitori: non un morto, non un ferimento, non una scena di vera violenza. Soltanto un cadavere in frigo, ma non si sa bene da dove viene. Non è la sola incongruenza di una narrazione troppo affastellata, e poi scorciata qua e là al montaggio in fretta. I segni dei guasti si vedono. E' un peccato che all'ingegnosa sceneggiatura di Chris Columbus (che non vale però, quella di 'Gremlins') corrisponda la messinscena del mediocre Donner, un chiassose faccendiere della regia, discreto direttore di attori ma di scorso talento visivo, privo del senso dell'ironia e delle sfumature." ('Il Giorno') "Inutile - impossibile - dettagliare le molto spielberghiane peripezie che li spellano. Basti dire che il percorso di questa comico-macabra caccia al tesoro inizia proprio sotto il covo dei tre evasi, che in cantina la litigiosa famigliola nasconde un terzo fratello, mostruoso ma buono come il pane. E che fra scheletri e pipistrelli, scivoli d'acqua e autocitazioni (il frullatore tritamostri di Gremlins, qui recuperato come strumento di tortura). 'Goonies' rischia di mancare il bersaglio per un autocompiacimento qua e là fastidioso oltre che per una certa usura della formula. Da una parte le più lambiccate diavolerie a base di carrucole, pulegge e sfere che rotolano. Dall'altra gag e emozioni sempre molto fisiche e primarie. E come cemento una consapevolezza che sconfina nell'ostentazione. Giocare a rimpiattino con lo spettatore (con la sua memoria), o pervenire i simboli del suo sapere (guarda un po' cosa succede al David di Michelangelo...) e divertente, certo. Ma a scoprire troppo le carte, il gioco può anche farsi monotono." (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 22 dicembre 1985) "Fedele all'estetica di Spielberg, per cui la massima parte degli elementi che hanno concorso al successo dei libri d'avventura deve ritrovarsi in un film, anche a rischio di farlo sembrare un compendio di scarti (e anche a ciò allude, con simpatica autoironia, il titolo 'Goonies'), Richard Donner combina fantastico e comico, il gaudio della monelleria e l'elogio dell'intrepida gioventù americana, il mito della sweet home e la satira di tanti generi cinematografici in un racconto che come ieri sarebbe piaciuto a Mark Twain oggi manda contento ogni tipo di spettatore. Senza un attimo di sosta, le sorprese infatti danno brividi sorridenti, sia che i nostri temerari abbiano macabri incontri (c'è anche un organo fatto con ossa umane), sia che siano esposti a pericoli immensi, affrontati col coraggio degli uomini della frontiera o con la paura di chi invoca la mamma. E tutto funziona a dovere: dalle scenografie alla fotografia e alle musiche di Dave Grusin in un allegro carosello di colpi di scena, in un luna park con gocce romantiche nel quale i giovanissimi attori, diretto con maestria, sono gli eredi dell'antica famiglia a cui appartengono gli Ulisse e i James Bond." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera', 24 dicembre 1985)

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