Gorbaci?f2010

SCHEDA FILM

Gorbaciòf

Anno: 2010 Durata: 85 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Stefano Incerti

Specifiche tecniche:35 MM

Tratto da:-

Produzione:LUCIANO MARTINO, EDWIGE FENECH, MASSIMO VIGLIAR, ANGELO CURTI, SERGIO PELONE PER DEVON CINEMATOGRAFICA, IMMAGINE E CINEMA, SURF FILM, TEATRI UNITI, THE BOTTOM LINE IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA

Distribuzione:LUCKY RED - DVD: CG HOME VIDEO (2011)

ATTORI

Toni Servillo nel ruolo di Gorbaciòf
Mi Yang nel ruolo di Lila
Geppy Geijeses
Geppy Gleijeses nel ruolo di L'avvocato
Gaetano Bruno nel ruolo di L'arabo
Al Yamanouchi nel ruolo di Padre di Lila
Hal Yamanouchi nel ruolo di Padre di Lila
Antonio Buonomo nel ruolo di Direttore del supermarket rapinato
Agostino Chiummariello nel ruolo di Direttore della fabbrica
Salvatore Ruocco nel ruolo di Guardia del carcere malmenata
Francesco Paglino nel ruolo di Rapinatore
Salvatore Striano nel ruolo di Rapinatore
Nello Mascia nel ruolo di Vanacore
 

MUSICHE

Teardo, Teho
 

MONTAGGIO

Spoletini, Marco
 

SCENOGRAFIA

Fiorito, Lino
 

TRAMA

Marino Pacileo detto Gorbaciòf (così soprannominato a causa di una voglia sulla fronte, tanto simile a quella dell'ex presidente sovietico) è cassiere nel carcere di Poggioreale, ha il vizio del gioco ed è innamorato di una giovane cinese, Lila, immigrata illegalmente. L'uomo cercherà disperatamente una via d'uscita per sfuggire alla drammatica condizione esistenziale vissuta da entrambi.

CRITICA

"Memorabile interpretazione, quasi chapliniana, di Toni Servillo. (...) Un volto, un'icona." (Pedro Armocida, 'Il Giornale', 4 settembre 2010) "Capita raramente che vedendo un film della Mostra ci si dimentichi di essere a un festival e si sprofondi nella poltrona senza pensare ad altre proiezioni, ad altri incontri. Ieri questa legge è stata smentita da un bel film, ruvido e compatto ma anche disinvolto e franco. In 'Gorbaciof' di Stefano Incerti, presentato fuori concorso, si parla poco ma siccome il protagonista è Toni Servillo, perfettamente a suo agio nel ruolo di un cassiere col vizio del gioco, la noia è esclusa a priori. Anzi a dominare è quella stimolante curiosità che i silenzi dell'attore napoletano (...), sanno sapientemente suscitare." (Andrea Martini, 'Giorno, Carlino, Nazione', 4 settembre 2010) "'Gorbaciof', il protagonista del nuovo film di Stefano Incerti passato ieri al Lido tra gli applausi di un Palazzo del cinema gremito, ha il volto di Toni Servillo e il suo straordinario talento mimetico, la sua capacità di riempire lo schermo muovendosi poco e parlando ancora meno, perché basta un gesto, un sorriso a mezza bocca, uno sguardo in tralice, uno sperdimento che affiora all'improvviso nel grigiore di giornate sempre uguali a raccontare una vita. Era fuori concorso, il film, ma nessuno ha voluto perderlo. (...) Tutto infatti si svolge in pochi chilometri, nel quartiere a ridosso della stazione centrale, una zona popolare e multietnica come ogni altra periferia urbana. È Napoli, ma potrebbe essere una città qualsiasi, con le strade grigie, la folla distratta, il mercatino rionale, i ristoranti cinesi che hanno preso il posto di bar e pizzerie." (Titta Fiore, 'Il Mattino', 4 settembre 2010) "Ci sono momenti, in 'Gorbaciof', regia di Stefano Incerti, dove Servillo, inquadrato di spalle, la giacca attillata sui fianchi e il passo insieme spavaldo e vacillante, ricorda molto Charlie Chaplin. (...) Ma le citazioni possono essere tante, compreso 'Carlito's Way', il film di Brian De Palma con Al Pacino. (...) Eppure, per certi aspetti, la Napoli che gli sta intorno è quella di sempre, fata-lista e innamorata del rischio. (...) La convivenza con gli immigrati può essere perfino più facile che altrove. (...) Gorbaciof partecipa al Festival fuori concorso e ora sono in tanti a pensare che avrebbe potuto tranquillamente gareggiare." (Fulvia Caprara, 'La Stampa', 4 settembre 2010) "E se fosse stato 'Gorbaciof' il film da mandare allo sbaraglio a Venezia, tra le grinfie di Quentin Tarantino e soci? Il vero film 'internazionale' che avrebbe potuto far saltare il banco? L'unica cosa certa è che quello di Stefano Incerti è un film che travalica tutti i confini, che passerebbe - legalmente o di straforo - qualunque dogana. (...) Stefano Incerti ha costruito il film sulla mimica di Toni Servillo, pesantemente truccato e a livelli di virtuosismo quasi disumani, e sui rumori di Napoli, che invadono la colonna sonora rendendo del tutto superflui i dialoghi. Ne esce un'opera insolita, che conferma Incerti come un regista originale e capace di cambiar pelle di film in film, e Servillo come un autentico fuoriclasse della recitazione sul quale, ormai, si costruiscono 'a priori' i personaggi (prima che lui entrasse nel progetto, lo racconta Incerti, il copione era molto parlato e completamente diverso). Dopo l'affresco storico-calcistico di 'Complici del silenzio', questo Gorbaciof potrebbe sembrare un bozzetto, un quadretto naif. Invece è una scommessa stilistica audace e brillantemente vinta. Prima o poi Stefano Incerti azzeccherà il filmone, ma per ora questo 'filmetto' è assolutamente da vedere." (Alberto Crespi, 'l'Unità', 15 ottobre 2010) "Piccolo impiegato napoletano, contabile e cassiere del carcere di Poggioreale, il personaggio è un mix ammirevole di fragilità e vigore. Il vigore è fisico: atletico, di passo veloce, forte, rivestito con un'eleganza popolare stonata di giacche aderenti ('azzeccate', detto alla napoletana), con basette e capelli lunghi unti arricciolati sul collo, si muove con autorità padronale vagamente minacciosa per le vie del quartiere dietro la stazione. La sua fragilità sta nelle passioni: il gioco d'azzardo, l'amore per una ragazza cinese con la quale non può scambiare parole ma soltanto gesti, sguardi. (...) Nell'interpretazione del personaggio, Toni Servillo è inarrivabile: un attore bravissimo dotato d'intelligenza e cultura ma anche d'inventiva, d'intuito realistico, d'un lampo di follia. Il film lo accompagna e segue con stile: ha pochissimi dialoghi, sostituiti da una tensione più eloquente d'ogni parola; ha un modo incredibilmente nuovo di guardare i quartieri di Napoli che, senza il minimo folklore, somigliano a quelli d'una città asiatica; raggiunge nel raccontare il percorso del destino del protagonista un pathos asciutto e profondo che porta lo spettatore dalla parte di Gorbaciof, senza commozione ma con solidarietà esistenziale." (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 15 ottobre 2010) "Un mondo senza affetti, un mondo la cui tradizionale umanità popolare è stata corrotta alle radici. Gorbaciof non parla con nessuno e raramente guarda in faccia qualcuno, raramente prende in considerazione un interlocutore. Va sempre spedito, anzi tira dritto, indossa sempre una giacca troppo stretta con i bottoni troppo alti goffamente allacciati, porta le basette e i capelli lunghi impomatati. Strano connubio: è squallido e altero al contempo, reietto ma con una sua eleganza di portamento. All'occorrenza picchia duro. (...) Lo sguardo spento di Gorbaciof, metodico e grigio, si accende di luce solo quando vede Lila, la ragazza cinese. (...) Gorbaciof è un eroe ridicolo e la sua è la tragedia di un eroe ridicolo. Ma chi l'ha detto che il ridicolo non possa assurgere a grande statura drammatica, c'è fior di esempi." (Paolo D'Agostini, 'La Repubblica' '15 ottobre 2010) "Nel settimo film di Stefano Incerti, fra i suoi migliori, ci sono almeno tre cose insolite e notevoli. Uno spicchio di Napoli 'orientale' che getta un'altra luce su una delle città più rappresentate del mondo. Un racconto tutto per sottrazione, che centellina parole e immagini per far lavorare l'immaginazione. E un attore-orchestra come Toni Servillo che dà al suo Massimo Pacileo detto 'Gorbaciof' per via di una voglia in fronte tutte le sfumature e le contraddizioni di un grande personaggio. (...) In compenso Servillo dà a ogni gesto di questo araldo della solitudine, innamorato di una cinese troppo graziosa per lui, una sfumatura a suo modo eroica, anche nei momenti più sordidi o patetici, che ci rende inevitabilmente, definitivamente vicini a lui. Altro che variazione sul tema: malgrado il finale buttato via, l'anomalo 'Gorbaciof' (noir? metafora? commedia?) non è solo un bel film, è un'indicazione di metodo e di poetica. Ci sarà qualcuno per raccoglierla?" (Fabio Ferzetti, 'Il Messaggero', 15 ottobre 2010) "Toni Servillo, e tanto basta. L'ultimo film di Stefano Incerti, abile cercatore di storie che meritano d'essere raccontate, dalle carceri italiane ai desaparecidos argentini, è un tributo al miglior attore vivente italiano. E probabilmente non solo. (...) Uno Charlot partenopeo e sgarrupato che parla poco, ma ti dice tutto. Persino a una bella ragazza cinese che non sa una parola d'italiano ma che viene travolta dal suo amore goffo e tenerissimo. 'Gorbaciof' è un uomo sbagliato, ruba ai poveri per perdere a poker con i ricchi, è un uomo senza qualità che cerca il riscatto prendendo la strada buona, ma contromano. Ma è soprattutto la straordinaria prova d'attore che sovrascrive regia e sceneggiatura, perché troppo ammaliante e vibrante per essere arginata (...). Una crime love story che fa sorridere di una vita agrodolce e che soffre un finale sbagliato. Ma che va visto per ricordarci che potenza della natura sia il protagonista." (Boris Sollazzo, 'Liberazione', 15 ottobre 2010) "Giocatore d'azzardo per cui intasca e poi restituisce soldi della prigione dove è ragioniere, 'Gorbaciof', per una rossa voglia sulla fronte (...) è la storia di un piccolo lestofante, azzimato in giacche strette, esempio di cinema asiatico napoletano, silente ma rumoroso, dolce ma violento. Stefano Incerti dirige un Servillo così intelligente da non permettersi un lampo d'intelligenza." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della Sera', 18 ottobre 2010) "Parole rarefatte, poesia estrema. Napoli feroce e zen come una città d'Oriente. E la capacità di un attore di superarsi su percorsi inesplorati, oltre l'immedesimazione e la mimesi. È semovente ed ipnotico Toni Servillo, alias Gorbaciòf per la voglia esibita in fronte. (...) Stefano Incerti confeziona un film ad alte densità registiche e drammaturgiche, consapevole di sottrarre a beneficio di emozioni vere. In questo si fa portavoce di un piccolo grande cinema trans-italiano, metafora dell'Uomo Imperfetto che nonostante il suo tempo e il suo spazio, non rinuncia a provarci. Da vedere ed ascoltare (magistrali le musiche di Teardo) tutto d'un fiato." (Annamaria Pasetti, 'Il Fatto Quotidiano', 14 ottobre 2010)

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