ECCOMI QUA2003

SCHEDA FILM

ECCOMI QUA

Anno: 2003 Durata: 85 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:-

Specifiche tecniche:16MM GONFIATO IN 35MM

Tratto da:-

Produzione:RAI CINEMA, MIKADO, PABLO

Distribuzione:MIKADO

TRAMA

Matteo e Stefania scoprono di aspettare un bambino, ma visti i problemi di lavoro, di soldi e di identità decidono di non tenerlo e di terminare la loro storia d'amore. Qualche anno dopo, Matteo scopre che Stefania non ha rinunciato a far nascere il bambino, Davide, così decide di provare a creare con lei una famiglia 'normale'. Le nuove esperienze lo porteranno a scoprire in se stesso una persona diversa e completamente nuova.

CRITICA

" 'Eccomi qua', scritto e diretto da Giacomo Ciarrapico, è un inquietante clone di 'Ecce bombo' di cui riproduce battute, inquadrature, facce (c'è il 'sosia' di Fabio Traversa) e protagonista, con il volenteroso Sartoretti che scimmiotta la fonetica morettiana. Perché mortificare una commedia dal discreto potenziale? Qual è il senso produttivo di un'operazione del genere? Mistero". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 14 marzo 2003) "Cinema italiano di buone intenzioni, ma di modesto risultato. Raccontando la storia di un giovane eterno Peter Pan, che non cresce neppure quando scopre dopo tre anni di avere fatto un figlio con la sua ex, lo sceneggiatore-regista Giacomo Ciarrapico punta evidentemente ad abbinare il 'faccio cose, vedo gente' di 'Ecce Bombo' col frenetico girare a vuoto di 'Santa Maradona'. Al suo attivo, il film, ha il rifiuto di un finale consolatorio e la scelta di un protagonista che non cerca simpatia o complicità. Ma il film non funziona né come disincantata analisi sociologica (troppo prevedibile), né tantomeno come commedia media pura, perché al massimo strappa qualche sorriso. (Stefano Lusardi, 'Ciak', 28 febbraio 2003) "Regista del team prodotto da Gianluca Arcopinto, Ciarrapico dimostra un certo talento per la commedia a retrosapore amaro: fa sorridere evitando i toni consolatori. E ha il coraggio di seguire la via indicata a suo tempo dall'anti-psichiatra David Cooper ('La morte della famiglia'): la famiglia non può rappresentare un obbligo, né un'imposizione. O la senti tua, o non è". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 15 marzo 2003)

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