Non-Fiction2018

SCHEDA FILM

Non-Fiction

Anno: 2018 Durata: 107 Origine: FRANCIA Colore: C

Genere:COMMEDIA, DRAMMATICO

Regia:Olivier Assayas

Specifiche tecniche:DCP

Tratto da:-

Produzione:CHARLES GILLIBERT PER CG CINÉMA; IN COPRODUZIONE SYLVIE BARTHET, OLIVIER PÈRE PER VORTEX SUTRA, ARTE FRANCE CINÉMA

Distribuzione:I WONDER PICTURES

ATTORI

Guillaume Canet nel ruolo di Alain
Juliette Binoche nel ruolo di Selena
Vincent Macaigne nel ruolo di Léonard
Christa Théret nel ruolo di Laure
Nora Hamzawi nel ruolo di Valérie
Pascal Greggory nel ruolo di Marc-Antoine
Laurent Poitrenaux nel ruolo di L'autore a casa di Alain
Sigrid Bouaziz nel ruolo di L'editrice
 

SOGGETTO

Assayas, Olivier
 

SCENEGGIATORE

Assayas, Olivier
 

MONTAGGIO

Jacquet, Simon
 

COSTUMISTA

Döring, Jürgen

TRAMA

Alain, un editore parigino di successo, e Leonard, uno dei suoi autori storici, sono riluttanti a comprendere appieno e ad abbracciare il mondo dell'editoria contemporanea, fatta di e-book e shop online. Quando si incontrano per discutere del nuovo manoscritto di Leonard - l'ennesimo romanzo autobiografico incentrato sulla sua storia d'amore con una celebrità minore - Alain non può che confessare all'amico ciò che pensa del libro: che è un'opera troppo banale e non intende pubblicarla. In compenso la moglie di Alain, Selena, è convinta che si tratti del miglior libro che Leonard abbia mai scritto. Ma forse il suo punto di vista non è totalmente imparziale...

CRITICA

"(...) Olivier Assayas affronta un tema a rischio dibattiti - come sarà il futuro della cultura nell'era di internet e dei blog - con le armi della leggerezza e il risultato non ha niente da invidiare alle migliori commedie di Woody Allen. I discorsi, gli scontri, le peripezie (...) diventano le pedine di un gioco elegante e intelligente, mai noioso e spesso divertente che dice cose interessanti su quello che potrà portare all'arte (ma anche alla vita) l'incombente immaterialità." (Paolo Mereghetti, 'Corriere della Sera', 1 settembre 2018) "Che dire? Un film come il delizioso «Doubles Vies» di Olivier Assayas da noi in Italia non sarebbe possibile. Per farlo bisogna avere dietro una tradizione di cinema letterario cosi consolidata che quando vedi un gruppo di personaggi intenti a disquisire di sopravvivenza del libro cartaceo, inevitabilità della digitalizzazione e messaggio politico ridotto a misura di tweet; beh, non pensi a un film «colto» o alle stupide chiacchiere di una banda di radical chic, categoria dai nostri sovranisti oltremodo demonizzata. Pensi di avere di fronte persone normali che, essendo di professione editori o scrittori, parlano di alcune cose e non di altre; mentre a conferire loro consistenza umana provvedono interpreti come Juliette Binoche, Guillaume Canet e Vincent Macaigne, assolutamente accattivanti nel porre e porsi con leggiadra (auto)ironia ansiosi interrogativi sui destabilizzanti meccanismi di cambiamento in atto in un mondo in corsa verso un'incerta visione di futuro." (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 1 settembre 2018) "Sofisticato, intelligente, ma anche molto preso dal suo privilegio di porre questioni importanti, 'Doubles vies' (...) di Olivier Assayas è una commedia borghese influenzata da Rohmer di intensi scambi tra coppie intellettuali e traditrici. Meditabondo sulle sorti dell'editoria tra carta stampata e web lascia, forse giustamente, appesi al ponte delle sue domande, tra un editore dubitoso, uno scrittore puro e un po' sciocco, una giovane manager del digitale, una Juliette Bieche star di serie di polizia e un mondo in cerca di senso della letteratura nella cosiddetta post-verità." (Silvio Danese, 'Nazione-Carlino-Giorno', 1 settembre 2018) "(...) commedia dalla profonda leggerezza tutta francese di Olivier Assayas (...). Il pregio di Assayas è la capacità d fotografare un momento di cambiamento e di profonda crisi del mondo dell'editoria (che implica riflessioni serie e approfondire sulla circolazione delle idee, sulla veridicità dell'informazione e sullo sviluppo del senso critico del lettore) col tono apparentemente leggero della commedia. (...) Il tono divertente e divertito della commedia aiuta, come escamotage cinematografico, a veicolare un argomento apparentemente da addetti ai lavori, ma che invece interessa tutti. Nelle loro cene a casa o nei loro incontri nelle presentazioni letterarie, nelle librerie parigine sempre meno frequentate, i protagonisti si interrogano con un fuoco di fila di spunti che sono al centro del dibattito di ogni giorno. (...) E il finale ci riporta alla realtà e alla concretezza della vita, con un sorriso ampio e convinto di speranza nell'essere umano." (Angela Calvini, 'Avvenire', 1 settembre 2018) "Perfido, sottile, intelligente, Olivier Assayas mette in scena da una parte due coppie e qualche scambio sentimentale, come suggerisce il titolo francese ('Doubles vies'), e dall'altra frazione fattuale e fantasia autobiografica, come allude il titolo italiano (Non-fiction). (...) Tra crisi del libro e morte della critica, fra mercato degli e-book che non decolla e la nuova moda degli audio-libri (...), tra best e soprattutto worst seller, premi letterari votati online, Twitter come una nuova forma di Haiku e blogger fanatici (aggiungete le discussioni su post verità e fake news), la commedia francese è un micidiale catalogo dei luoghi comuni culturali all'epoca della rivoluzione digitale. Film parlatissimo sulla scrittura, in cui c'è spazio anche per la morale (in un'epoca di smaterializzazione del reale, rimane alla fine la concretezza di una maternità imprevista), 'Doubles vies' fa a pezzi l'intellighenzia parigina radicalmente narcisistica e politicamente chic (così simile a quella italiana) (...). Un film, avrete capito, irresistibile per chi frequenta quei salotti in cui fra dieci persone sedute a tavola nove hanno scritto un libro. Ma - viene da chiedersi - tutti gli altri? Fuori da un festival, il film coltissimo dell'irriverente Assayas, che fine farà?" (Luigi Mascheroni, 'Il Giornale', 1 settembre 2018) "(...) Juliette Binoche (...) interpreta un'attrice di serie tv e si lascia prendere in giro con autoironia. (...) siamo sul terreno della commedia, su un tono leggero abbastanza insolito nella produzione del suo autore. Ambientato nel mondo dell'editoria, può sembrare in superficie autoreferenziale, invece tratta discorsi sul ruolo della cultura oggi che riguardano tutti. Computer e telefonini fanno sì che si scriva di più e che ci sia più gente che scrive, ma in generale si scrive meglio? Si legge di più o si legge meno? Quali sono i ruoli della cultura e degli intellettuali oggi? Sono alcune delle questioni che si pongono i personaggi. (...) Senza le ambizioni formali e i fantasmi degli ultimi suoi lavori, il regista sforna una commedia che parla anche di sentimenti e risulta tra i suoi film più empatici." (Nicola Falcinella, 'L'Eco di Bergamo', 1 settembre 2018)

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