Com'? bello far l'amore2012

SCHEDA FILM

Com'è bello far l'amore

Anno: 2012 Durata: 97 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:Fausto Brizzi

Specifiche tecniche:35 MM, 3D

Tratto da:-

Produzione:MARIO GIANANI E LORENZO MIELI PER WILDSIDE IN COLLABORAZIONE CON MEDUSA FILM, SKY CINEMA, MEDIASET PREMIUM

Distribuzione:MEDUSA

ATTORI

Fabio De Luigi nel ruolo di Andrea
Claudia Gerini nel ruolo di Giulia
Filippo Timi nel ruolo di Max
Giorgia Würth nel ruolo di Vanessa
Virginia Raffaele nel ruolo di Juanita
Alessandro Sperduti nel ruolo di Simone
Eleonora Bolla nel ruolo di Alice
Michele Foresta nel ruolo di Claudio
Michela Andreozzi nel ruolo di Daniela
Margherita Buy
Lillo nel ruolo di Lillo Petrolo
Enzo Salvi
Franco Trentalance
 

MUSICHE

Zambrini, Bruno
 
 
 

COSTUMISTA

Simeone, Monica

TRAMA

Andrea e Giulia conducono una vita tranquilla, nella loro bella casa e con un figlio che adorano. Una solida, normalissima coppia di quarantenni. Finché, nella loro serena routine irrompe Max, un caro amico di Giulia che di professione fa il pornodivo e che stravolge immediatamente i paciosi ritmi familiari. E, soprattutto, diventa il consigliere personale di Giulia, che in realtà vorrebbe rivitalizzare il suo matrimonio con Andrea. Dopo l'iniziale smarrimento, anche Andrea diventa disposto ad accettare i consigli di Max: il pornodivo si trasforma così nel "sessuologo" di fiducia della coppia, incaricato di rivitalizzare il loro erotismo sopito...

CRITICA

"Se Scorsese nella sua favola sul bisogno del sogno cinema, coevo non a caso della psicanalisi e dell'aeronautica, fa rivivere Géorges Méliès, Fausto Brizzi nel suo primo film con sole tre coppie ('Com'è bello far l'amore') la prende larga e inizia coi fratelli Lumière. La cui poetica viene tradotta dal guru Max-Timi pressappoco così: i film d'autore come quelli di Bellocchio e Lars von Trier sono noiosi e producono slanci erotici in sala, aiutando con una certa scomodità l'aumento della procreazione. Il cinema, dice il regista, è in fondo una cosa da voyeur. Ognuno ha la sua poetica. (...) Tutto ad alto tasso di prevedibilità senza che mai l'incrocio dei caratteri ispiri una situazione, un battuta, un dialogo, un tentativo psicologico, qualcosa di veramente spiritoso e di più vicino alla realtà. Dicono che non è volgare, ma c'è nelle solite inutili 3D un'offerta speciale di würstel, banane e spadoni (Max è detto 25 cm, ovvio) per restare nell'understatement raffinato. Claudia Gerini è la migliore del gruppo, quella che cerca di mettere qualche virgoletta, che prende umoristiche distanze e si esibisce in un ottimo numero di burlesque con sedia, alla Bob Fosse. I suoi angeli e/o diavoli custodi portano in dote due diverse simpatie, quella di Fabio De Luigi legata alla sua psicosomatologia da cartoon piacione e quella sorniona del bravo e ora anche palestrato Filippo Timi che però preferiamo en travesti nelle sue «favole» teatrali. Ottima colonna sonora di nostalgici strusci: si inizia con un cult della Carrà, si finisce con Patty Pravo ma in mezzo c'è anche 'Reality', il lento del 'Tempo delle mele'." (Maurizio Porro, 'Il Corriere della sera', 10 febbraio 2012) "Che cosa occorre a una coppia che marcia in folle in un matrimonio sensualmente stanco? Un istitutore del sesso? Guarda un po', casualmente nella vita di Giulia (la Gerini, spassosa se la sceneggiatura non la tradisce) e Andrea (De Luigi, fiacco) l'amico pornodivo che ne conosce una più del diavolo (Timi in versione brillante). Nonostante la dichiarata, snobistica volontà di pop, barzelletta e buco della serratura, marcata in un'apertura polemica sul cinema d'autore, non si esce dall'archetipo: lo sketch con Vianello. Che durava 5 minuti. Per tornare all'amore in famiglia, smascherando l'ovvio e ripetendo battute imbarazzanti («come un aereo, se tocchi una donna nei punti giusti, decolla») qui ci vogliono 97 minuti, il 3D dei ragazzini e una scodella di noia." (Silvio Danese, 'Giorno, Carlino, Nazione', 10 febbraio 2010) "Porta il titolo di una canzone, 'Com'è bello far l'amore', tale e quale ai musicarelli di un tempo; e può vantare di essere realizzato nella tecnologia 3D in voga, ma quest'ultimo è davvero un pregio? Di tutti i generi, la commedia è il più stilizzato e, di conseguenza, il più arduo da giocare in chiave di terza dimensione. E comunque ci vorrebbe un cineasta di gran livello e non Fausto Brizzi, campione della farsa ruspante all'italiana, nelle cui mani poco esperte il 3D rischia di produrre più danno che altro. Quanto alla commedia in sé, siamo alle solite. Sceneggiatura (a firma di Brizzi con Andrea Agnello e Marco Martani) messa su prendendo spunti qua e là e imbastendoli senza troppo impegno, nell'idea che tanto gli attori con la simpatia e la bravura sopperiranno alle lacune e alcune scene faranno scattare comunque la risata. (...) De Luigi e Gerini sono comici nati, Timi nell'inedito ruolo brillante se la cava, Giorgia Würth è spiritosa: magari avessero un buon copione!" (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 10 febbraio 2012) "Ci sono film che vengono fatti con l'intento più che dichiarato di fare soldi, ovvero di andare incontro alle aspettative del pubblico quando questo è diventato un perfetto consumatore. Il sesso, più di altre, è una merce di consumo e un film sul sesso per le famiglie, come dichiara di voler essere 'Come è bello far l'amore' di Brizzi, è l'oggetto a più alto potenziale di consumo che si possa immaginare. Ecco fatto! Pioveranno milioni di euro sulla testa di Brizzi, senza che lui abbia fatto niente per evitarli! Questo è il cinema italiano dell'ultima stagione di grandi incassi. Intendiamoci: 'Come è bello far l'amore' è solo una macchina per far soldi quando strizza l'occhio e compiace tutte le situazioni possibili all'interno di una tematica scivolosa ma redditizia come quella del sesso; diventa a tratti un film fuori dalla logica del mercato quando prova a smuovere le acque della commedia per famiglie dimostrando di poter anche concepire un cinema popolare e inventivo allo stesso tempo. (...) I primi dieci minuti, così fortemente ibridati tra titoli di testa ultra-pop anni Sessanta, scarti del muto dei Lumière, citazioni dal cinema d'autore e incursioni anni Ottanta di un Timi presentatore... tutto ciò ci aveva fatto sperare in un prodotto in grado di sparigliare le carte, di farsi «cultore della materia», ironico e depistante, fino al capovolgimento del genere commedia in un impianto surreale e post-moderno. Ma poi il coraggio scema nel rituale della commedia famigliare e l'estro visivo si adegua a una generica e anodina messa in scena, quasi convenzionale. (...) Tutto si compie banalmente, come da copione, ad esclusione di alcuni sprazzi e gag lasciati all'estro degli attori. Il film è ambientato in una Roma mai stata così generica, ma sempre molto benestante, alla faccia della crisi che dovrebbe imporre un minimo di verosimiglianza." (Dario Zonta, 'L'Unità', 10 febbraio 2012) "Povera commedia italiana, è messa proprio male. Lo sgangherato 'Benvenuti al Nord', ingiustificato campione d'incassi, sembra sceneggiato da Age e Scarpelli, se confrontato con questo imbarazzante 'Com'è bello far l'amore'. Eppure l'ha pensato, scritto (in società) e diretto il pur dotato Fausto Brizzi, padre dei piacevoli 'Notte prima degli esami' e 'Ex' e dei meno riusciti, ma altrettanto fortunati, 'Maschi contro femmine' e 'Femmine contro maschi'. (...) Si divertirà il pubblico più giovane? Forse sì. Anche se non capirà l'unica trovata davvero spiritosa, lo sberleffo ai cineasti d'essai, come Bellocchio e von Trier: «La sala è vuota!», «Certo, è un film d'autore»." (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 10 febbraio 2012) "Una riga di sinossi, 97 minuti di perdibile audiovisivo: c'era una volta - scrivevano - l'enfant prodige della commedia tricolore, ora Fausto Brizzi si vota al 3D, ripesca l'ugola della Carrà e la 'fragranza' dei cinepanettoni (scritti col sodale Martani), ma... 'Com'è bello far l'amore' e com'è brutto farne un film. Una trita ideuzza di partenza, e poi via con equivoci, vuoti di sceneggiatura e stereotipi a triangolare: se Timi, De Luigi e la Gerini (desnuda e in gran forma) sono a mezzo servizio, tutt'intorno è calma piatta, product placement e imbarazzanti j'accuse al cinema d'autore 'buono per pomiciare', con debito occhiolino a Bellocchio. Ma è possibile nel 2012 puntare ancora su sesso - si fa per dire - e moralismo, da Trieste in giù fino alla canna del gas? A Brizzi s'è fermato l'orologio, ma agli sgoccioli è pure la supposta nuova età dell'oro della commedia nostrana. Morale? Sesso, noia e videotape." (Federico Pontiggia, 'Il Fatto Quotidiano', 9 febbraio 2012)

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