SCHEDA FILM

Chiedo asilo

Anno: 1979 Durata: 110 Origine: FRANCIA Colore: C

Genere:ALLEGORICO, COMMEDIA

Regia:-

Specifiche tecniche:EASTMANCOLOR PANAVISION

Tratto da:-

Produzione:ROBERTO GIUSSANI PER 23 GIUGNO CINEMATOGRAFICA (ROMA) - A.M.S. PRODUCTION (PARIGI) - PACIFIC BUSINESS GROUP (TAHITI)

Distribuzione:GAUMONT

TRAMA

Roberto, maestro d'asilo, viene accolto con favore dalle colleghe che per la prima volta vedono un uomo intento a curare dei bambini di 2 o 3 anni. Il nuovo maestro dimostra ben presto delle idee rivoluzionarie: porta la TV e ne discute con i piccolissimi. Si fa piccolo tra i piccoli; porta con sé come animatore, un ragazzo allampanato e stravagante, Luca, una sorta di bambinone dolce e troppo cresciuto. Mentre si trova costretto a rispondere vittoriosamente alle reazioni negative di genitori e di autorità, Roberto passa a convivere con Isabella, una ragazza, madre della vivace Michela, una delle tante alunne del nuovo maestro d'asilo. L'anno scolastico passa mentre si avvicina il momento in cui Isabella darà alla luce il bimbo concepito con Roberto. Trasferitasi in Sardegna, ove possiede un vecchio stabile con una sala cinematografica inagibile, Roberto raggiunge Isabella portando con sé una decina di bambini che gli sono stati affidati da genitori troppo occupati. Tra questi c'è anche Gianluigi, un piccolo handicappato che Roberto ha visto spesso in ospedale, senza tuttavia riuscire a indurlo a mangiare, parlare e camminare. Proprio nel giorno in cui Isabella sta per partorire, Roberto vince affettuosamente le resistenze di Gianluigi e mentre dalla casa giungono gli strilli del neonato, il malatino e il maestro si immergono nell'acqua del Mediterraneo.

CRITICA

Apologo dai mille risvolti e dai significati più ampi, 'Chiedo asilo' è una favola, un racconto morale, una riflessione filosofica sul contrasto fra uomo naturale e uomo storico, sul rapporto individuo-società, sulla distruzione della poesia da parte di un mondo alienato e alienante: un film nel quale riecheggiano temi e spunti di altre opere di Ferreri che trovano qui più di un motivo di riferimento e di confronto. Il regista continua a interrogarsi sulle sorti dell'umanità. Che cosa faremo continuando di questo passo? la domanda é tra lo sconsolato e il sarcastico. Le previsioni sul futuro dell'uomo sono tutt'altro che rosee, eppure un'ancora di salvezza c'è: bisogna recuperare il valore dell'innocenza e tornare a vivere come i bambini prima che vengano corrotti da una società che li plasma a suo uso e costumo, trasformandoli in tanti robot pronti allo sfruttamento. La tesi, anche se fonde le debolezze del 'Contratto sociale' del ginevrino Rousseau a certe utopie di dottrine socio-politiche di un marxismo materialista, è stimolante per le numerose suggestioni che può nutrire e, inoltre, per l'amore dolce e sostanzialmente fiducioso che insolitamente il regista esprime nei confronti dell'uomo e, soprattutto, nei confronti dell'infanzia. L'eccezionale presenza di una turba di bambini ha costretto scardinare i tempi e le forme di una tradizionale 'storia cinematografica'. Il fenomeno può trovare dissenzienti nella prima parte della pellicola che, però, finisce per agganciare di man in mano che rende sensibili il suo calore umano e la su ricerca di innocenza e di sana vitalità. Tale risultato è da attribuirsi anche alla felice scelta di un Roberto Benigni che alla stravagante figura del maestro d'asilo apporta profondità spirituale e slanci poetici. L'aspetto favolistico della vicenda e del suo stile rende tollerabile la presenza di comportamenti anticonformistici." ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 88, 1980) "Si tratta del primo film sentimentale di Ferreri, con un andamento sussultorio e stupefatto: una parabola in presa diretta, che a noi è piaciuta, che ci trova solidali proprio per le sue incertezze. E' un segno dei tempi che un uomo come Ferreri cerchi le sue speranze strada facendo e le trovi per un atto di fiducia volontaristico, per ripetto ai bambini che sono gli autentici coautori del film." (Stefano Reggiani, 'La Stampa') "Se non dai ragazzini di Elsa Morante il mondo sarà salvato dai bimbetti di Marco Ferreri? E' la speranza coltivata in un film che affida ai più piccoli, non ancora corrotti e alienati dalla Storia, il compito poetico di costruire una società naturale, modellata sulle nozze fra istinti fisiologici e facoltà creative. Una società che potrebbe nascere da bambini lasciati liberi di crescere fuori di ogni struttura repressiva, sia la suola, la fabbrica, la famiglia, dunque tutta avventura e fantasia. L'idea è di Marco Ferreri (sceneggiata insieme a Gérard Brach), e sviluppa temi critici già toccati in "L'ultima donna" e "Ciao maschio": non c'è perciò da stupirsi se sembrerà dettata dal suo anarchico rifiuto di ogni aspetto del presente e dal ritorno al mito rousseauiano del buon selvaggio. (...) Stupirà invece la natura del film, e il suo linguaggio, molto sui generis, talché già dai primi segni "Chiedo asilo" mostra di dividere il pubblico e la critica." (Giovanni Grazzini, 'Corrire della Sera') "Tutto ci saremmo aspettati da Ferreri tranne che un film sull'asilo (...) Sta in pidei quasi esclusivamente per le straordinarie capacità mimiche di Roberto Benigni, attore-mimo-clown ancora tutto da scoprire." (Franco Colombo, 'L'Eco di Bergamo')

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