Cafarnao - Caos e miracoli2018

SCHEDA FILM

Cafarnao - Caos e miracoli

Anno: 2018 Durata: 123 Origine: FRANCIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Nadine Labaki

Specifiche tecniche:ARRI ALEXA, (1:2.39)

Tratto da:-

Produzione:MICHEL MERKT, KHALED MOUZANAR PER BOO PICTURES, MOOZ FILMS

Distribuzione:LUCKY RED (2019)

ATTORI

Zain Al Rafeea nel ruolo di Zain
Yordanos Shiferaw nel ruolo di Rahil
Boluwatife Treasure Bankole nel ruolo di Yonas
Kawthar Al Haddad nel ruolo di Souad
Fadi Kamel Youssef nel ruolo di Selim
Haita Izam nel ruolo di Sahar
Alaa Chouchnieh nel ruolo di Aspro
Nadine Labaki nel ruolo di Nadine, avvocato di Zain
 
 

MONTAGGIO

Bock, Konstantin
 

SCENOGRAFIA

Baydoun, Hussein
 

TRAMA

Zain ha dodici anni, ha una famiglia numerosa e dal suo sguardo trapela il dramma vissuto da un intero Paese. Siamo a Beirut, nei quartieri più disagiati della città. Zaid non ha però perso la speranza ed è pronto a ribellarsi al sistema, portando in tribunale i suoi stessi genitori...

CRITICA

"(...) Piacerà perché la regista Labaki (finora conosciuta solo dal pubblico dei festival) qui di dimostra la più talentuosa direttrice espressa dal nord Africa. L'odissea del piccolo Zain è messa in cinema col respiro di un romanzo di Dickens e il rovello di un autore civile che senza buonismi, senza correttezza politica, va a fondo nel lato oscuro dell'immigrazione." (Giorgio Carbone, 'Libero', 11 aprile 2019) "Creata negli anni Ottanta per definire il fenomeno dello sfruttamento mediatico dei più disagiati, l'espressione 'Poverty Porn' è a volte applicata con eccessivo moralismo. Vedi nel 2008 il caso del film (8 Oscar) 'The Millionaire', da alcuni demonizzato per aver offerto l'immagine di un' India miserevole a uso del gusto esotico - pauperistico del pubblico occidentale? e vedi ora il caso di 'Cafarnao', bollato da svariati critici come retorico e ricattatorio. Il facile sensazionalismo in auge nella nostra epoca giustifica tanta diffidenza, tuttavia a noi non sembra che la povera Nadine Labaki abbia speso sei mesi di lavorazione fra slum e tendopoli al semplice scopo di ingraziarsi spettatori e giurie dei festival. Come già si evinceva dalla commedia d'esordio 'Caramel', il cinema della attrice/regista libanese non vanta certo potenza di stile: è piuttosto un cinema che punta al cuore, e 'Cafarnao' (significa «luogo di gran confusione», dal nome di una movimentata cittadina della Galilea dove soggiornò Gesù) è giocato proprio su questo registro di calore umano. Si parte sullo spunto (in effetti (...) Ritagliandosi un ruolo-cammeo di avvocato, Labaki guida con sensibilità un cast di non attori, a cominciare dall'incantevole protagonista, che è davvero uno dei milioni di affamati e abusati, privi di identità e istruzione di quel cafarnao che è il mondo attuale. Che un film gli dia voce provando a scuotere le nostre intorpidite coscienze è davvero riprovevole?" (Alessandra Levantesi Kezich, 'La Stampa', 11 aprile 2019) "(...) In competizione a Cannes, se avesse mantenuto fino alla fine la compattezza iniziale 'Cafarnao' sarebbe stato un capolavoro. Invece sembra che Nadine abbia voluto fare due film in uno e, nella seconda parte, si concede troppo al patetico." (Roberto Nepoti, 'La Repubblica', 11 aprile 2019) "Il Libano è anche di cultura francese, così Nadine Labaki, già furba regista di 'Caramel', s'ispira vagamente a 'Senza famiglia' di Hector Malot e trasferisce la condizione infantile più desolata dalla Parigi dell'800 alla Beirut del 2017. Lo stratagemma 'Cafarnao' nel senso di caos, parola che in Italia è entrata nel sottotitolo ha avuto il premio della giuria al Festival di Cannes nel 2018 (...) Uno stratagemma: se il film, discretamente ricattatorio, si regge, è per la serietà di ogni bambino quando recita, prendendolo per un gioco." (Maurizio Cabona, 'Il Messaggero', 11 aprile 2019) "(...) Dove sta andando la critica cinematografica italiana? La domanda non è così superficiale come potrebbe apparire. Il perché è presto detto e ben si adatta a questo 'Cafarnao', diretto e interpretato da Nadine Labaki. In pratica, ci si dovrebbe chiedere sulla base di cosa andrebbe giudicato un film. Quando, a commento di una pellicola, si leggono argomenti come «il ricatto dell'infanzia», «bambini usati come grimaldello emotivo», «troppo spesso mirato a ricercare la commozione meccanica», «con quale onestà Nadine Labaki ha deciso di metterla in scena?» «un film che ricatta fino alle lacrime», un povero spettatore cosa dovrebbe pensare? Un po' come 'Noi', l'ultima pellicola di Jordan Peele, osannata dalla stessa critica come horror politico. Dove ognuno ha dato la propria interpretazione di questo significato recondito «politico», talmente palese che non si trovano due spiegazioni che siano simili. Ognuno fa la propria disquisizione e pazienza se il film sia, ai più, incomprensibile. E allora, 'Cafarnao' viene bacchettato non perché visivamente sia un brutto film, o mal recitato, ma per il fatto che ci siano come protagonisti dei bambini e, quindi, la lacrima diventa più facile. Con questa logica, «Marcellino pane e vino» e «Wonder» cosa dovrebbero essere? Delle pellicole eversive? Cosa avrà girato mai, allora, la Labaki, già ammirata in pellicole come 'Caramel', per meritarsi gli strali? (...) L'uso della camera a mano, il montaggio, la bravura del giovane interprete Zain Alrafeea, sono valsi al film la candidatura nella cinquina degli Oscar. Alla faccia del ricatto." (Maurizio Acerbi, 'Il Giornale', 11 aprile 2019)

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