Black Dahlia2006

SCHEDA FILM

Black Dahlia

Anno: 2006 Durata: 120 Origine: USA Colore: C

Genere:POLIZIESCO

Regia:Brian De Palma

Specifiche tecniche:-

Tratto da:romanzo omonimo di James Ellroy

Produzione:RUDY COHEN, MOSHE DIAMANT E ART LINSON PER SIGNATURE PICTURES, EQUITY PICTURES MÉDIENFONDS GMBH & CO. KG III, MILLENNIUM FILMS, NU IMAGE

Distribuzione:01 DISTRIBUTION

ATTORI

Josh Hartnett nel ruolo di Dwight 'Bucky' Bleichert
Scarlett Johansson nel ruolo di Kay Lake
Aaron Eckhart nel ruolo di Leland 'Lee' Blanchard
Hilary Swank nel ruolo di Madeleine Linscott
Mia Kirshner nel ruolo di Elizabeth Short
Mike Starr nel ruolo di Russ Millard
Fiona Shaw nel ruolo di Ramona Linscott
Richard Brake nel ruolo di Bobby Dewitt
Kevin Dunn nel ruolo di Cleo Short
Patrick Fischler nel ruolo di Ellis Loew
John Kavanagh nel ruolo di Emmet Linscott
Rose McGowan nel ruolo di Sheryl Saddon
James Otis nel ruolo di Dolph Bleichert
k.d. lang nel ruolo di Cantante del locale per sole donne (non accreditata)
Angus MacInnes nel ruolo di Capitano John Tierney
Anthony Russell nel ruolo di Morrie Friedman
Graham Norris nel ruolo di Sergente John Carter
Gregg Henry nel ruolo di Pete Lukins
Jemima Rooper nel ruolo di Lorna Mertz
Pepe Serna nel ruolo di Dos Santos
Rachel Miner nel ruolo di Martha Linscott
Troy Evans nel ruolo di T. Green
Victor McGuire nel ruolo di Bill Koenig
William Finley nel ruolo di George Tilden Bill Finley
 

SOGGETTO

Ellroy, James
 

SCENEGGIATORE

Friedman, Josh
 

MUSICHE

Horner, James
 

MONTAGGIO

Pankow, Bill
 

SCENOGRAFIA

Ferretti, Dante
 

COSTUMISTA

Beavan, Jenny
 

EFFETTI

Botha, Willie

TRAMA

Ambientato nel 1947 a Los Angeles, è la storia di due ex pugili, Bucky e Lee, divenuti poliziotti, impegnati nelle indagini sull'omicidio di Betty Ann Short, un'ex prostituta e aspirante attrice soprannominata dai giornali Dalia Nera. Bucky scopre che il fidanzato della donna sa qualcosa di come lei sia stata barbaramente uccisa e intorno a loro, anche la polizia sta coprendo qualcuno...

CRITICA

Se è facile riconoscere al regista il merito di qualche sequenza da antologia (il delitto sulla balaustra), ciò non fa che confermarne la bravura accademica, un po' autistica, sempre in agguato nel cinema di De Palma e oggi giunta all'apoteosi. Impropriamente paragonato a "L.A. Confidential" (anch'esso tratto da Ellroy e che piace allo scrittore), il suo film ricorda piuttosto "Chinatown" (che James detesta), ma in una versione devitalizzata e povera d'anima. E qui tocca parlare del cast, compendio di glamour all'ultima moda di Hollywood su cui la produzione ha concentrato il massimo dello sforzo. Fatto salvo Eckhart, che trova la giusta ambiguità, Hartnett ha l'aria troppo giovane e pulitina, la due-volte Oscar Hilary Swank resta al di sotto delle sue possibilità e Scarlett, prematuramente consegnata ai ruoli di bomba sexy, fa l'effetto della ragazzina travestita da Lana Turner." (Roberto Nepoti, "la Repubblica", 29 settembre 2006) "Poteva essere il film dell'anno, è un'occasione del tutto mancata. (...)Troppe sottotrame, troppi fatti da spiegare, troppi pezzi di bravura alternati a scene puramente illustrative. Con una drammaturgia così sbilenca, non c'è talento che tenga. E se il film si lascia vedere per l'atmosfera malata (scene di Dante Ferretti, foto di Vilmos Zsigmond: un sogno) e alcune scene da antologia, il resto naufraga nell'incertezza. Spiace dirlo ma L. A. Confidential , altro gran film da Ellroy, era davvero tutt'altra cosa." (Fabio Ferzetti, "Il Messaggero", 29 settembre 2006) "E' lui, Brian De Palma: glamour della vecchia Hollywood noir '30 e '40, l' intrigo giallo-sexy che inizia sul ring con i due poliziotti che se le danno di santa ragione ma poi si trovano in uno strano ménage a tre. La morale? Tutti mentono, ieri come oggi. E il misterioso omicidio dell' attricetta (cinema nel cinema), la sequenza cult (la morte a spirale di Eckhart), quella scandalosa (il fastoso locale lesbo), la scena che si raccomanda a voce (cena in famiglia ricca con la divina mamma Fiona Show) e finalmente il dipanarsi perverso del plot basato sul noto libro di Ellroy 'Black Dahlia' (Mondadori). Insomma, certo è manierismo, belle statuine, tutto quello che aspettate da un De Palma doc con ottimo ritmo e la scenografia magica di Ferretti che traveste Praga da Los Angeles. Quartetto di attori quasi divi: i più belli sono la Johasson e Hartnett, i più bravi Eckhart e Hillary Swank." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 29 settembre 2006) "Perfetto per il vernissage della Mostra della Sfida, il film non lo è però, sul piano dell'emozione pura perché debordano le scenografie di scuola (L.A. riscostruita a Sofia), la voce narrante fuori campo, i passaggi di trama tortuosi, le «spiegazioni» puntigliose, e a tratti affiora la maniera. Insomma, De Palma - grazie alla strepitosa versatilità che gli ha fatto firmare numerosi capolavori - tiene testa agli oscuri baratri del libro e porta a termine la missione impossibile, ma non riesce stavolta ad aggiungervi un proprio tocco originale, in qualche modo incandescente o persino irrispettoso." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 31 agosto 2006) "The Black Dahlia è un film di genere. La Mostra di una volta non lo avrebbe ammesso, ma è meglio un buon film così che un cattivo «film da festival», di quelli che non mancheranno da qui al 9 settembre. Si noti che questo di De Palma è l'ultima ricostruzione del dopoguerra californiano di una felice serie cominciata dal Grande sonno di Hawks (1946), continuata da Chinatown di Polansky (1975) e culminata in Los Angeles Confidential di Hanson (1997), tratto da un altro romanzo di Ellroy. (...) Il film ha un vizio d'origine: deriva da un soggetto esteso e intricato; e ha limiti di realizzazione: Josh Hartnett e Aaron Eckhart, i protagonisti, non valgono Russell Crowe e Guy Pearce di Los Angeles Confidential; Vilmos Zsigmond fotografa con una luce giallo-sbiadita e lo fa per «raffreddare» la solarità novembrina, ma alla fine riesce solo a rendere sgradevole la visione; casa e vestiti di Scarlett Johansson, invece, sono stupendi come ricostruzione d'epoca, ma troppo fini per il personaggio di una prostituta. Dettagli che forse lo spettatore non coglierà. Come non coglierà che la Los Angeles del 1947 sia stata ricostruita nella Sofia (Bulgaria) del 2005. Conta solo come The Black Dahlia delinea la somma dei suoi incubi. Agli italiani gli eventi reali evocati dal film, come gli scontri di piazza e il delitto di cui fu vittima Betty Short (l'insoluto caso dove anche Orson Welles fu sospettato come assassino), diranno poco. Ma toglieranno illusioni a chi vuol credere che il paradiso sia sul Pacifico." (Maurizio Cabona, "Il Giornale", 31 agosto 2006) " The Black Dahlia è un film sbagliato. Confesso che non mi pare granché neanche il manieristico romanzo originario di James Ellroy, considerato da alcuni un capolavoro. (...) Ho cercato perciò di guardare il film dimenticando il libro, convinto che Brian De Palma con la macchina da presa se la cava meglio di Ellroy con le parole; e fino a un certo punto la cosa ha funzionato. Stupenda la Los Angeles 1947 reinventata in Bulgaria, per esigenze logistiche, dal mago felliniano Dante Ferretti. Di buona mano la regia, supportata dalla fotografia in chiaroscuro di Vilgos Zsigmond, e adeguati gli interpreti. (...) Tutti e quattro partono bene, e ancor meglio figurano i consueti formidabili comprimari, ma poi il copione non li sorregge e li trascina in situazioni impossibili. (...) Il film ricama ulteriori pazzesche ipotesi sulla vicenda senza appassionare né convincere." (Tullio Kezich, "Il Corriere della Sera", 31 agosto 2006) "Un film promosso da due grandi firme, quella del suo regista, Brian De Palma, quella del romanziere da cui la storia è tratta, James Ellroy, di cui si ricorderà almeno un'altra riduzione cinematografica di una sua opera, 'L.A. Confidential' e che, anche nel titolo, si era ispirato alla bella sceneggiatura di Raymond Chandler, 'The Blue Dahlia', portata al cinema negli anni Quaranta da George Marshall, protagonisti Alan Ladd e Veronica Lake. (...) De Palma, con la maestria che gli conosciamo si è impadronito di questa vicenda, tenendo a mente anche i climi neri del romanzo di Ellroy, e ne ha ricavato un film che si segue con trepidazione dalla prima pagina all'ultima. Intanto quei tre personaggi centrali, vivisezionati in ogni sfaccettatura, specie quando si fa strada l'amore all'inizio solo intuito fra Bucky e Kay, poi il disegno di altri di contorno, con tratti forti, psicologie attente, rapporti scanditi ora con accenti sommessi ora quasi con violenza. E da ultimo la cornice, rivisitata con colori ocra dalla fotografia di Vilmos Zsigmond sostenuta dalle scenografie suggestive di Dario Ferretti. Completa questi già felici risultati una interpretazione, in tutti, curata in ogni dettaglio. Bucky, teso e lacerato, è Josh Hartnett, al suo fianco la splendida Scarlett Johansson che è Kay, e Aaron Eckhart nei panni di Lee." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 4 ottobre 2006)

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