Bibo per sempre2000

SCHEDA FILM

Bibo per sempre

Anno: 2000 Durata: 95 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:METAFORA

Regia:Enrico Coletti

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:MASSIMO VIGLIAR, ELENA FACHINI PER SURF PRODUCTION, T. TIME, IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA, TELE+

Distribuzione:UIP

ATTORI

Teo Teocoli nel ruolo di Bibo Cedrelli
Anna Galiena nel ruolo di Marisa Cedrelli
Marco Della Noce nel ruolo di Le Mans
Giorgio Gobbi nel ruolo di Vigile urbano
Ramona Badescu nel ruolo di Alessia
Francesca Perini nel ruolo di Francesca Cedrelli
Daniela Fontani nel ruolo di Daniela Cedrelli
Julienne Liberto nel ruolo di Olivia Cedrelli
Valrio Buonalumi nel ruolo di "Shining"
Luis Sepúlveda nel ruolo di Il barbone
Ale
Barbara Folchitto
Franz
Roberta Potrich
 

MONTAGGIO

Perticara, Danilo
 

SCENOGRAFIA

Gobbi, Luca
 
 

EFFETTI

Ricci, Roberto

TRAMA

Bibo è un personaggio televisivo di grande successo che scopre improvvisamente di essere insoddisfatto. Questo nonostante la fama, i soldi e l'amore di una bellissima moglie e due adorabili bambine. La sua inquietudine nasce dopo l'incontro casuale con un barbone che, poco a poco, diventa la sua ossessione. Lo vede ovunque solo che, quando tenta di avvicinarlo, questi misteriosamente scompare. Bibo decide che la sua vita, così com'è, non ha senso e decide di spogliarsi di tutto per provare ad indossare, almeno per un giorno, i panni di un senzatetto. TRAMA LUNGA A Milano Bibo Cedrelli è un personaggio televisivo ormai affermato, felicemente sposato con Luisa e padre di tre bambine. Un giorno nella strada sotto casa incontra un barbone, si avvicina per offrirgli dei soldi ma questi li rifiuta. Le insistenze di Bibo, sorpreso, non ottengono alcunché. Bibo riflette su questo episodio, poi ogni volta che esce o torna si avvicina e vede il barbone che si cucina e fissa le righe verticali che scorrono sullo schermo di un televisore. Dentro di lui, comincia allora a farsi strada un malessere, una crescente infelicità, una insofferenza nei confronti della vita. Prende lezioni di tango per essere più agile e vivace, ma poi rinuncia. Quando parte la registrazione dei nuovi spot pubblicitari, Bibo li affronta svogliatamente e gli sponsor manifestano qualche insofferenza. Intanto nel rapporto con la moglie ogni occasione è buona per dare il via a gelosie e incomprensioni. Ed anche nei confronti delle figlie, soprattutto della più grande, un'adolescente, il dialogo diventa difficile e precario. I vari personaggi cui ha dato vita sul lavoro gli confondono di più le idee, al punto da impedirgli di ritrovare se stesso. Così un giorno, uscito di casa, decide di calarsi nei panni del senza tetto. Arriva la sera, non dà notizie di se, resta fuori. Cacciato via da un bar, all'alba rivede il barbone, e finalmente trova la forza per tornare a casa. Qui c'è Luisa, piena di timori e di paura, che non capisce più le intenzioni del marito. Ma Bibo ora ha ritrovato l'equilibrio perduto. E' più libero e in un gesto può lasciarsi andare a gesti mai fatti prima.

CRITICA

"Se l'idea non è male, il modo in cui viene elaborata presenta un modesto interesse. Tutta la faccenda è costruita su una catena di pentimenti. (...) Da parte sua sembra ripensarci anche il vero Teocoli. Per un certo tempo ha il coraggio di misurarsi col repertorio classico del cinema comico (...), verso la fine, però, cambia idea e riprende i soliti personaggi che fa in televisione. Peccato perché a tratti lascia intuire una vena malinconica e 'seria' che, assecondata con più risolutezza, avrebbe potuto dare risultati interessanti". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 19 novembre 2000) "Teo Teocoli, diversamente dagli altri comici, non dirige da solo il suo primo film impegnativo, mix velleitario di comico e patetico, con forte accentuazione del patetico un poco autobiografico (...) La melensaggine (tra gli sceneggiatori figura, ma che sorpresa, Tonino Guerra, il collaboratore di Fellini) non riesce tuttavia a soffocare la bravura di Teocoli che appare, troppo brevemente, in alcune scene delle sue strepitose imitazioni". (Lietta Tornabuoni, 'La Stampa', 17 novembre 2000)

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