NEWS a cura di Cinematografo.it

Il regista Bernardo Bertolucci

22 maggio 2012

Bertolucci, Noi

"Sono tornato a fare film perché ho elaborato questa sorta di lutto", dice il maestro italiano. Fuori Concorso a Cannes con Io e te

"Il Concorso? Ho preferito di no, per evitare le eventuali malizie legate alla Palma d'Oro alla carriera ricevuta lo scorso anno". Bernardo Bertolucci è di nuovo sulla Croisette, questa volta però per presentare il suo nuovo film, Io e te, domani fuori Concorso al Festival. Che ospita il ritorno alla regia del maestro italiano, di nuovo dietro la macchina da presa a nove anni da The Dreamers: "Per molto tempo ho creduto che non avrei mai più fatto un film - dice Bertolucci - e questa convinzione è nata nel momento in cui mi sono seduto su questa carrozzina. Ho dovuto superare una forte depressione, elaborare questa sorta di lutto. E poi è arrivata l'occasione: il libro di Niccolò Ammaniti si prestava perfettamente allo scopo, visto che è ambientato in larga parte in un unico set". La cantina ("ad un minuto da casa mia", svela il regista), dove il quattordicenne Lorenzo (Jacopo Olmo Antinori) decide di rifugiarsi per nascondersi dal mondo almeno una settimana, giusto il tempo di far credere all'apprensiva madre (Sonia Bergamasco) di essere in realtà insieme ai compagni di scuola in vacanza sulla neve. "Gli adolescenti sono tutti a loro modo problematici, è tipico di quell'età ed è una cosa che mi commuove: si urla con i genitori, si fanno scene isteriche, proprio come quelle che vediamo nel film", spiega Bertolucci. Ha architettato tutto, Lorenzo: acquista generi alimentari (bibite e succhi di frutta, scatolette di tonno e carciofini sott'olio, maionese e merendine...) per 7 giorni e si sistema insieme alle vecchie cose di casa, quelle che non servono più. "Vuole stare solo ma non può, perché inaspettatamente lo travolge questa furia", dice ancora il regista. La "furia" è Olivia, sorellastra del ragazzo che non vede da chissà quanti anni, scesa in cantina per recuperare gli effetti personali custoditi in un polveroso scatolone: "Lei è il grimaldello che poco a poco smuoverà Lorenzo a confrontarsi con una realtà che ha sempre rifiutato di conoscere. Lo costringe a provare dei sentimenti", spiega Bertolucci, che per la parte della ragazza selvaggia e ribelle, "ingabbiata" nel dramma della tossicodipendenza, ha scelto Tea Falco, alla terza prova cinematografica (la prima da protagonista), fotoartista che nel 2011 ha vinto il Premio Basilio Cascella, tra i più prestigiosi in Italia: "Il merito è stato della casting director (Barbara Melega, ndr), ma appena l'ho vista ho deciso che Olivia sarebbe stata lei", racconta ancora Bertolucci, che aggiunge: "L'ho voluta fortemenente anche per il marcato accento catanese, elemento che amo mettere in risalto, questo delle parlate, tutte le volte che torno a fare un film in Italia". E per l'occasione, il regista rispolvera anche una versione "dimenticata" della grande Space Oddity di David Bowie, quella cantata in italiano dal Duca Bianco su testi di Mogol, Ragazzo solo, ragazza sola: "Ho chiamato Mogol per chiedergli come aveva fatto a sapere, già nel '68-'69, la storia del mio film...", dice il regista.Dissimile dal romanzo di partenza soprattutto per la scelta conclusiva ("Non mi piaceva, e lo stesso Ammaniti mi ha suggerito di tagliarlo, così abbiamo optato per un finale aperto"), Io e te è prodotto da Fiction e Mario Gianani per Wildside, in collaborazione con Medusa, che lo distribuirà nelle sale ad ottobre. Quando Bertolucci, magari, sarà già sul set del prossimo film: "Adesso che ho ricominciato non vedo l'ora di farne un altro. Ma ancora è presto per sapere che tipo di film sarà. Qualche idea? Macché!", risponde il maestro. Che non si sottrae neanche all'attualità politica del nostro paese, che ha visto la vittoria del Movimento di Beppe Grillo nella sua Parma: "E' la prima volta che i parmigiani mi sorprendono, sono sempre stati molto moderati, lontani da qualsiasi tipo di aggressività. Si vede che il sindaco che hanno cacciato li aveva esasperati".

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