NEWS a cura di Cinematografo.it

Michel Ciment

26 marzo 2012

Italia, Francia: Ciment

"Il cinema d'avanguardia era il vostro, non la Nouvelle Vague", dice il critico e direttore di Positif. In una tavola rotonda sul rapporto tra le due cinematografie

"Il cinema italiano sta vivendo una rinascita. Venire dopo i grandi cineasti è un'eredità molto pesante, ma da qualche anno a questa parte ci sono state varie opere interessanti". Parla così dello stato del cinema nostrano Michel Ciment, critico francese e direttore della rivista Positif, alla tavola rotonda del Festival Re/visioni, Cinema restaurato. Cinema ritrovato di Roma che, per la sua II edizione, ha presentato un programma che ripercorre il ricco dialogo tra il cinema francese e quello italiano. "Quando nel ‘63 iniziai a lavorare per la rivista Positif (che quest'anno compie 60 anni) - continua Michel Ciment - il cinema all'avanguardia per me era quello italiano, non la "Nouvelle Vague", perché coniugava successo di pubblico e qualità artistica. La rivista ha sempre mantenuto uno spazio dedicato al cinema italiano più ampio di qualsiasi altro giornale francofono, al punto che molti critici francesi impararono l'italiano e molti critici italiani collaborarono con noi (Goffredo Fofi, Lorenzo Codelli, Aldo Tassone, Paolo Mereghetti, Piero Arlorio, Gianni Volpi)". Anche oggi Italia e Francia intrattengono un scambio culturale prolifico nel campo cinematografico, secondo Aldo Tassone, infatti, "i migliori film degli ultimi anni sono coproduzioni con partner francesi, 15 nel 2011. Anche se negli anni '60 le grandi coproduzioni erano un terzo dei film prodotti e gli addetti ai lavori si scambiavano idee, ora si tratta solo di un sodalizio economico". Quello che manca nelle pubblicazioni cinematografiche italiane è lo spazio per l'approfondimento: Positif, invece, come ricorda Jean A. Gili, "ha sempre dedicato ai film uno studio critico. Abbiamo sempre tenuto d'occhio registi italiani che poi si sono contraddistinti, Nanni Moretti, per esempio, o Roberto Benigni, ancora prima dell'Oscar, negli ultimi anni ci siamo occupati molto anche di Paolo Sorrentino". Secondo Lorenzo Codelli questa attenzione non è stata ricambiata dall'Italia, dove "il cinema francese non è distribuito e poco studiato, mentre in Francia è appena stato pubblicato un importante volume sulla storia del nostro cinema". E' dello stesso parere Irene Bignardi: "Tra l'Italia e la Francia il dialogo si è interrotto a causa della grande ondata anglofona degli ultimi vent'anni. I film più negativi sull'Italia sono delle coproduzioni con la Francia che partecipa per dirci come siamo cattivi e meschini. Probabilmente se non ci fosse stato l'antiberlusconismo Cannes non avrebbe mai fatto l'eccezione di accettare un film come La meglio gioventùLa conclusione è che il cinema francese è il più dinamico d'Europa, sia a livello creativo - ad ogni festival internazionale ci sono sempre almeno quattro film francesi – sia a livello commerciale (220 milioni i telespettatori, mentre in Italia solo 110). Mentre gli italiani, a detta di Michel Ciment, "hanno dimenticato i loro padri, hanno creato dal nulla sotto l'influenza dello snobismo francese. Bertolucci pensava di essere il nipote di Godard quando era figlio di Visconti".

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