RECENSIONE FILM a cura di Cinematografo.it

Naomi Watts in Diana - La storia segreta di Lady D

03 ottobre 2013

Diana

La solitudine e il vuoto di un'icona "prigioniera" nel biopic di Hirschbiegel. Rivedibile, ma coraggioso

Dopo esser stato stroncato dalla stampa inglese arriva in Italia il biopic su Lady Diana diretto da Oliver Hirschbiegel (candidato all'Oscar per La caduta) e interpretato dall'attrice inglese Naomi Watts. Il film, tratto dalla sceneggiatura dell'apprezzato drammaturgo Stephen Jeffreys, racconta gli ultimi due anni di vita di Diana Spencer (dal 1995 fino al 31 agosto 1997, data della sua morte) concentrandosi sulla storia d'amore tra la principessa e il cardiochirurgo Hasnat Khan (interpretato da Naveen Andrews, noto al pubblico per i suoi ruoli nel film Il paziente inglese e nella serie tv Lost).Come da sottotitolo, si sceglie di raccontare "la storia segreta di Lady D" e come la scoperta del vero amore e della felicità le abbia poi permesso di impegnarsi con successo in campo umanitario. Così si passa dalla famosa intervista rilasciata da Diana a Martin Bashir per il programma "Panorama" della Bbc in cui dichiarò: "Eravamo in tre nel mio matrimonio, un po' troppo affollato" (riferendosi a Camilla), alla campagna di sensibilizzazione che condusse sulle vittime delle mine di terra, fino al galà di beneficienza dell'Istituto di ricerca cardiaca Victor Chang a Sidney e alla vacanza in barca con Dodi Al Fayed al largo delle coste della Sardegna. Si sceglie di non mostrare mai la Famiglia Reale, non si vede mai né Carlo né la Regina Elisabetta, solo in un breve passaggio si vedono i due figli (William e Harry) che salgono sull'elicottero volando via verso il Palazzo Reale mentre la madre li guarda con sguardo malinconico. E neanche il fatale incidente stradale avvenuto presso il Pont de l'Alma a Parigi è mostrato.Sì, perché il film mette in luce soprattutto l'isolamento, la solitudine, il vuoto affettivo di una principessa triste, capace di dare amore a milioni di persone, ma incapace di riceverlo, costantemente circondata da guardie del corpo, giornalisti e paparazzi. E così, dopo un grande lavoro di ricerca (testimonianze, libri, articoli, materiali d'archivio e uno studio approfondito del personaggio condotto da Naomi Watts), il regista mette in scena un nuovo film su un'altra icona prigioniera del suo bunker (ne La caduta aveva raccontato l'icona del male Adolf Hitler). A tratti però la prigione di Kensington Palace è ridondante e la storia della donna più famosa del mondo si avvicina un po' troppo al mélo, mostrando una principessa troppo debole e fragile, come era stata dipinta dalla stampa inglese e dalla monarchia. E dando troppo spazio alla storia d'amore.Sicuramente era difficile raccontare una storia che ha dato adito alle più diverse teorie complottistiche e riportare sullo schermo la donna più famosa del mondo, un personaggio così complesso e contraddittorio, depresso e combattivo allo stesso tempo. Quindi se non altro per il coraggio (è il primo film su Lady D) Diana è da vedere.

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