RECENSIONE FILM

<i>Affetti e dispetti</i>

24 giugno 2010

Affetti e dispetti

a cura di Cinematografo.it

Dai fornelli alla rivoluzione: un gioiellino cileno con la magnifica governante Catalina Saavedra. Premiato al Sundance e Torino

Premiato dalla giuria al Sundance 2009 e pure per la sua magnifica, terrificante protagonista, quella Catalina Saavedra che ha bissato il riconoscimento all'ultimo festival di Torino, il cileno Affetti e dispetti (La Nana) di Sebastián Silva ha pure ricevuto una nomination per il miglior film straniero ai Golden Globes, ma è soprattutto un ottimo esempio di cinema indie e glocal: plauso critico indistinto, alto gradimento di pubblico, non mette in fuoricampo il setting cileno, ma gioca con l'enciclopedia globale del "genere in crestina". Perché non è la solita governante: l'esausto canovaccio della lotta di classe in cucina e tinello lascia spazio a un'ambiguità pervasiva, che gioca con le nostre aspettative e quelle dell'agiata famiglia Valdes, da cui la cameriera Raquel (Saavedra) presta servizio da 23 anni. Ci chiederemo, Raquel sarà sociopatica o razionale, sfodererà il sorriso o la lama? Chissà, ma l'emozione corre sul filo dell'aspirapolvere, con l'alta definizione che sporca le immagini, mentre la centrifuga di dominazione / sottomissione ci tiene incollati alle poltroncine. Tra Kammerspiel e denuncia, commedia domestica e horror morale, un gioiellino da tenere a bada, pardon, balia…

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