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Recensione

29 Set 2009

Bastardi senza gloria

a cura di Cinematografo.it

Dialoghi divertenti, poca azione e uno straordinario Cristoph Waltz: è il nuovo Tarantino, senza clamori


L'attesissimo Inglourious Basterds (da noi Bastardi senza gloria) di Tarantino arriva finalmente in sala: venerdì 2 ottobre, in 400 copie con Universal. La storia è nota: un gruppo di soldati ebrei Usa, reclutati e comandati da Brad Pitt (tenente Aldo Raine), si rende protagonista nella Francia occupata di efferate azioni di guerriglia contro i nazisti, presi a mazzate e per i capelli (ogni basterd deve riportare a Raine 100 scalpi...). Ma in realtà questa violenza é più raccontata che mostrata: le scene pulp si contano su tre dita, mentre alla ribalta viene portata la parola, il dialogo, con il vero protagonista del film: il formidabile attore austriaco Cristoph Waltz, nei panni del colonnello SS Hans Landa,"il cacciatore degli ebrei", dall'eloquio ironico, dialettico, colto e poliglotta. É lui a mettere in ombra non solo Pitt, ma anche la missione dei basterds: mettere a ferro e fuoco una sala cinematografica parigina dove si terrà la premiere, alla presenza di Hitler e Goebbels, di Nation's Pride, sulla gloria dell'esercito tedesco. Sarà proprio Landa a smascherare Raine e accoliti, spacciatisi per italiani (!), ma a vanificare il suo intervento ci penserà la vendetta della giovane Shosanna (Melanie Laurent), a cui l'SS, « gatto per i topi » ebrei, aveva sterminato la famiglia. Nel cast anche Diane Kruger, Eli Roth, Michael Fassbender, colonna sonora su spartito spaghetti-western – non è l'unico tributo di Tarantino al genere - di Ennio Morricone, Bastardi senza gloria deve il titolo a quello pressoché identico con cui fu distribuito negli States Quel maledetto treno blindato di Enzo G. Castellari (1977) : Tarantino ne ha acquisito i diritti, non – ha precisato – per farne un remake, ma per poterne utilizzare il titolo, appunto. Il film si apre con la sua scena migliore, di chiara derivazione western, ovvero l'interrogatorio di Landa a un francese che nasconde sotto casa degli ebrei: tortura dialettica e linguistica, la sequenza assorbe e affina in termini performativi la lezione dialogica del Tarantino migliore, quello che ha regalato alla settima arte il nonsense verbale de Le iene, Pulp Fiction e Jackie Brown. Qui e negli altri duelli di parola di Landa-Waltz, giustamente premiato a Cannes, sta la forza del film, che viceversa si stiracchia con stanchezza a tratti palese per due ore e 40 minuti in cui poco succede: è sul versante action – il genere war-movie di riferimento la vorrebbe serrata e travolgente – che latita, come pure sul fronte dell'iperviolenza – due o tre scalpi non fanno splatter – e del movimento puro, con il montaggio che se la prende comoda.Insomma, un Tarantino paroliere, grande direttore di attori, creatore di un personaggio, Landa, da antologia, ma insieme poco interessato alle azioni, e all'azione, dei basterds a cui ha dedicato il titolo. Se con la morte in sala di Hitler e con l'oggettiva responsabilità della macchina cinema nella sua fine, Quentin dimostra di credere ancora che la settima arte possa cambiare il mondo, cui appartiene questo film apolide ("Non sono un filmaker americano"), vogliamo crederci anche noi, ma il maccaroni-combat Inglourious Basterds non sposta le gerarchie interne della sua filmografia.

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