Yes Man2008

SCHEDA FILM

Yes Man

Anno: 2008 Durata: 102 Origine: USA Colore: C

Genere:COMMEDIA

Regia:Peyton Reed

Specifiche tecniche:-

Tratto da:romanzo omonimo di Danny Wallace (ed. Mondadori, 2006)

Produzione:JIM CARREY, RICHARD D. ZANUCK, DAVID HEYMAN, TIFFANY DANIEL, KATTERLI FRAUENFELDER PER HEYDAY FILMS, VILLAGE ROADSHOW PICTURES, WARNER BROS. PICTURES, THE ZANUCK COMPANY

Distribuzione:WARNER BROS. (2009)

ATTORI

Jim Carrey nel ruolo di Carl Allen
Zooey Deschanel nel ruolo di Allison
Bradley Cooper nel ruolo di Peter
John Michael Higgins nel ruolo di Nick
Rhys Darby nel ruolo di Norman
Danny Masterson nel ruolo di Rooney
Fionnula Flanagan nel ruolo di Tillie
Terence Stamp nel ruolo di Terrence Bundley
Sasha Alexander nel ruolo di Lucy
Molly Sims nel ruolo di Stephanie
Rocky Carroll nel ruolo di Wes
John Cothran Jr. nel ruolo di Tweed John Cothran
Sean O'Bryan nel ruolo di Ted
Patrick Labyorteaux nel ruolo di Marv Winchell
Shelby Zemanek nel ruolo di Sophie Winchell
Aaron Takahashi nel ruolo di Lee
Benjamin Hughes nel ruolo di Jake
Catherine Campion nel ruolo di Hermione
Jarrad Paul nel ruolo di Reggie
Lauri Johnson nel ruolo di Lisa
Maile Flanagan nel ruolo di Janet
Vivian Bang nel ruolo di Soo-Mi
 

SOGGETTO

Wallace, Danny
 

MONTAGGIO

Alpert, Craig
 

SCENOGRAFIA

Laws, Andrew
 

COSTUMISTA

Bridges, Mark
 

TRAMA

Carl Allen è un uomo la cui vita è finita in un vicolo cieco, soprattutto a causa della sua totale incapacità nel dare una risposta affermativa alle proposte che gli vengono fatte sul posto di lavoro o nella vita privata. Deciso a cambiare il corso della sua esistenza, Carl aderisce ad un programma basato semplicemente sull'impegno di dire 'sì' ad ogni proposta, sempre. La sua esistenza prenderà così una svolta straordinaria facendogli ottenere eccellenti frutti non solo sul lavoro, ma anche nel campo sentimentale. Tuttavia, dire sempre di 'sì' a tutto e a tutti può comportare qualche imprevisto.

CRITICA

"Jim Carrey è un portento della natura, e non solo, per la capacità di fare con la sua faccia, come Totò, quello che vuole. Sa far ridere fino alle lacrime, sa far piangere strappandoti un sorriso. Non è bravo solo a fare l'attore comico e l'attore drammatico - non dimentichiamoci che nella sua cinematografia si va da 'Mask' a 'Se mi lasci ti cancello' - ma lo è soprattutto nell'essere entrambi e contemporaneamente, come ha dimostrato nel biennio d'oro 98- 2000 in cui regalò 'The Truman show' e 'Man on the moon'. E il mattatore che viene dalla luna, pur non arrivando a quei livelli, con 'Yes man' del buon mestierante Peyton Reed ritorna in grandissima forma, suscitando risate fragorose. (...) E così dietro a una commedia semplice e immediata, dalla regia ordinaria, si trovano sottotesti acuti: la dissacrazione di finti guru e false filosofie e religioni, le contraddizioni della nostra società, la bellezza di sentimenti non convenzionali. Se il film riesce, e bene, Jim deve ringraziare anche la sua giovane partner, Zooey Deschanel (presto in sala anche con 'Gigantic'), principessa azzurra bizzarra e affascinante, buffa e sempre più brava. Andatelo a vedere, vi farà bene. E ovviamente non si accettano rifiuti come risposte." (Boris, Sollazzo, 'Liberazione', 9 gennaio 2009) "Forse è presto per dirlo, ma in alcuni insospettabili film anglo-americani sembra permeare un atteggiamento diverso verso il mondo, la vita e il prossimo che non sia quello dettato da immaginari apocalittici e catastrofisti, così adereiti al clima cupo di crisi economicle, ecologiche e umanitarie. (...) Colpisce trovare in una innocua commedia un po' meccanica con Jim Carrey tutta una serie di indicazioni che complottano per una lettura aderente: sociologica, piuttosto che sentimentale, ideologica piuttosto che romantica. Come ci insegnano i vari Krakauer e Balazs (scomodarli è troppo?), il cinema americano ha sempre usato i generi più popolari e leggeri per dire cose prima di altri, anche incosciamente. ìYes Manì non è l'unico titolo a proporre un nuovo atteggiamento esistenziale. Anche se molto più complesso, e bello, c'è l'ultimo di Mike Leigh, 'La felicità porta fortuna'. Anche se molto più melodrammatico, e brutto, c'è l'ultimo di Muccino, 'Sette anime'." (Dario Zonta, 'L'Unità', 9 gennaio 2009)

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