SCHEDA FILM

Welcome to Collinwood

Anno: 2002 Durata: 88 Origine: GERMANIA Colore: C

Genere:COMMEDIA, POLIZIESCO

Regia:Anthony Russo|Joe Russo

Specifiche tecniche:35MM (1:2.35)

Tratto da:-

Produzione:STEVEN SODERBERGH E GEORGE CLOONEY PER GAYLORD PICTURES - SECTION EIGHT LTD. - HSBS MEDIA - PANDORA CINEMA

Distribuzione:MEDIAFILM, DVD: MEDUSA HOME ENTERTAINMENT (2003)

ATTORI

Sam Rockwell nel ruolo di Pero
Luis Guzmán nel ruolo di Cosimo
William H. Macy nel ruolo di Riley
George Clooney nel ruolo di Jerzy
Isaiah Washington nel ruolo di Leon
Jennifer Esposito nel ruolo di Carmela
Patricia Clarkson nel ruolo di Rosalind
Gabrielle Union nel ruolo di Michelle
Andrew Davoli nel ruolo di Basil
Michael Jeter nel ruolo di Toto
Ann Zupa nel ruolo di Colleen
 

SCENEGGIATORE

Russo, Anthony
Russo, Joe
 
 

MONTAGGIO

Duddleston, Amy E.
 

SCENOGRAFIA

Meyer, Tom
 

COSTUMISTA

Polcsa, Juliet
 

EFFETTI

Vazquez, Robert

TRAMA

Mentre si trova in prigione, il ladruncolo di mezza tacca Cosimo ha il classico colpo di fortuna: un ergastolano gli rivela, infatti, un piano praticamente infallibile, il colpo che tutti i malviventi del quartiere Collinwood di Cleveland, vorrebbero fare e che chiamano 'Bellini'. Il problema di Cosimo è trovare qualcuno che vada in prigione al suo posto. per questo incarica la sua ragazza Rosalind di trovare il disgraziato che lo sostituisca. Fra molte difficoltà la ragazza si ritrova con cinque potenziali collaboratori che, in cambio della persona da spedire in prigione, vorrebbero una quota del 'Bellini'.

CRITICA

"Sulle note di Paolo Conte, i Russo raccontano di una combriccola di poveracci che vuol fare un 'colpo'. Un grande attore come William H. Macy entra nella parte che era di Mastroianni, ma relazioni e comportamenti di una società cattolica europea di oltre mezzo secolo fa stridono in una società protestante americana odierna. Quanto a Clooney, in carrozzella coi bicipiti al vento, evoca Brando in carrozzella coi bicipiti al vento ('Uomini', 1950), non Totò. E poi belli si nasce: modestamente, Clooney lo nacque. Ma 'Welcome to Collinwood' stenta anche ignorando l'archetipo, peraltro rivendicato come se copiare fosse una virtù". (Massimo Bertarelli, 'Il Giornale', 6 giugno 2003) "Ancora remake da Hollywood. Per colpa di George Clooney e Steven Soderbergh. Dalla fondazione della loro casa di produzione Section Eight hanno realizzato sei remake su dodici film. Viva la fantasia. La nuova creatura è 'Welcome to Collinwood' di Anthony e Joe Russo, rivisitazione de 'I soliti ignoti' di Mario Monicelli, già rifatto ufficialmente da Louis Malle ('I soliti ignoti' made in Usa) e ufficiosamente da Alan Taylor ('Palookaville'). (...) Cast simpatico. Il migliore è Sam Rockwell nel ruolo che scoprì il talento comico di Vittorio Gassman, mentre Clooney non regge affatto il confronto con Totò. Si percepisce un rispetto sincero per la commedia all'italiana, ma chi ha visto I soliti ignoti rimpiangerà l'originale, mentre gli spettatori delle nuove generazioni ignari del capolavoro di Monicelli troveranno il tutto troppo datato". (Francesco Alò, 'Il Messaggero', 6 giugno 2003). "Dovendo tutto all'originale, 'Welcome to Collinwood' funziona discretamente: il che non basta, però, a togliergli un aspetto anonimo da una parte, un po' falso e scopiazzato dall'altra (tanto per stare nell'attualità, Anthony e Joe occhieggiano anche a Cohen e Tarantino). A rendere l'esperienza, tutto sommato, piacevole, provvedono fortunatamente alcuni 'soliti ignoti' dello schermo, quegli attori dei quali non si ricorda il nome ma che spesso rubano la scena alla star: William H. Macy, Isaiah Washington, Sam Rockwell, Luis Guzman, Michael Jeter. Gustoso cammeo di George Clooney nel ruolo di un gangster tatuato". (Roberto Nepoti, 'la Repubblica', 7 giugno 2003) "La sociologia è un grimaldello spuntato per una farsa che, senza quasi citare l'originale, ne ricalca i modi, con personaggi che non sopportano questo tipo di satira e situazioni. Tutto perciò risulta stonato, a partire da Clooney che, da produttore, si reclama un ruolo cult e la lezione di scasso di Totò, intorno al quale girano gli eroici balordi: un pugile, un dandy, un rincretinito, una bellona, in un mini festival di ottimi attori caratteristi, solo lato positivo". (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera', 7 giugno 2003) "Si esce piuttosto orgogliosi dalla visione di 'Welcome to Collinwood', terzo remake dichiarato dei 'Soliti ignoti' dopo quello di Malle ('I soliti ignoti made in Usa') e il musical di Bob Fosse. Orgogliosi del cinema italiano e della sua superiore capacità di leggere i vizi e i difetti umani. Oltre che di usare al meglio gli attori (...) Sposta il tiro della commedia verso il (melo)dramma e conclude il film con una nota di buoni propositi per tutti. Sottolineando così l'anima irrimediabilmente moralista e consolatoria del nuovo cinema hollywoodiano. Per non parlare della prova degli attori, qui fondamentalmente gigionesca, a cominciare dal produttore George Clooney che vorrebbe far dimenticare la lezione di scasso dell'inarrivabile Totò. Ma ci faccia il piacere, ci faccia!". (Paolo Mereghetti, 'Io Donna', 21 giugno 2003)

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