VA' DOVE TI PORTA IL CUORE1995

SCHEDA FILM

VA' DOVE TI PORTA IL CUORE

Anno: 1995 Durata: 108 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Cristina Comencini

Specifiche tecniche:PANORAMICA A COLORI

Tratto da:DALL'OMONIMO ROMANZO DI SUSANNA TAMARO

Produzione:VIDEA (ROMA) - GMT PRODUCTIONS (PARIGI) - PROJECT FILMPRODUCKTIONS (MONACO)

Distribuzione:FILMAURO (1996) - 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT; CDE HOME VIDEO DVD (2003);

ATTORI

Anna Teresa Rossini nel ruolo di Madre Di Olga
Francesca Bortolotti nel ruolo di Olga Bambina 2
Galatea Ranzi nel ruolo di Ilaria
Giacomo Piperno nel ruolo di Ignazio
Lavinia Guglielman nel ruolo di Marta Bambina
Luigi Diberti nel ruolo di Padre Di Olga
Margherita Buy nel ruolo di Olga Giovane
Maria Grazia Bon nel ruolo di Tata
Massimo Ghini nel ruolo di Augusto
Sara Sanvincenti nel ruolo di Olga Bambina
Tchéky Karyo nel ruolo di Ernesto
Valentina Chico nel ruolo di Marta
Valeria D'Onofrio nel ruolo di Barbara
Valeria Sabel nel ruolo di Signora Ratzman
Virna Lisi nel ruolo di Olga Anziana
 

SOGGETTO

Tamaro, Susanna
 

MONTAGGIO

Baragli, Nino
 

SCENOGRAFIA

Comencini, Paola
 

COSTUMISTA

Berardi, Antonella

TRAMA

Olga, un'anziana donna di famiglia-bene, vive sola in una villa confortevole appena fuori Trieste, in zona carsica, dopo una vita dìsorientata e segnata da contraddizioni, ambiguità, drammi familiari, su cui si sforza ora di nflettere, affidando ad un diario le proprie valutazioni - quasi esame di coscienza - sulle vicende di cui è stata protagonista. Cresciuta nel benessere di una famiglia borghese, ligia ai formalisrni d'inizio del 1900, ha un rapporto arido con i genitori, per assenza di dialogo e di comunicazione; va sposa scarsamente convinta ad Augusto, un ricercatore che non la coinvolge nella propria ricerca sul mondo degli insetti, che l'aveva affascinata da bambina e ora le è causa di incubi notturni angosciosi. Recatasi per un periodo di cure e riposo a Porretta Terme, Olga incontra Ernesto, un medico per il quale prova un'irresistibile passione e riesce a nascondere al marito l'adulterio, che si protrae anche al termine della cura. Frutto dell'adulterio è Ilaria, che le cresce in casa come legittima, ma segnata dal disagio e dall'incomunicabilità con il genitore ufficiale, che le è estraneo, e con lei, che istintivamente la rifiuta perché, dopo la nascita della bambina, Ernesto è morto in un incidente d'automobile. Dopo la morte del marito Augusto, nel corso di un diverbio, sfugge ad Olga la verità, che sconvolge la trentenne Ilaria - a sua volta madre senza marito della piccola Marta - spingendola a una folle corsa suicida in automobile. Olga si prende cura di Marta, alla quale, dopo la propria morte, il doloroso diario rivela il dramma che ha funestato la sua vita.

CRITICA

Se il romanzo (lo si accetti o lo si rifiuti, e io mi metto fra coloro che lo considerano in modo positivo) appare piuttosto unitario, il film lo è di meno. Ha le pagine belle e altre poco persuasive. Limpide sempre le conseguenze incentrate su Virna Lisi che, per fortuna, formano il grosso del racconto. Il chiudersi del muro difensivo che ha tirato su per non farsi ferire, il suo affacciarsi dall'alto, il suo pretendere un gesto affettuoso che il più delle volte le viene negato è colto dall'attrice con duttile finezza di passaggi. Il personaggio di Olga riassume bene un tipo psicologico - settentrionale. Ma bene individuata è anche sua figlia Ilaria che Galatea Ranzi tratteggia sottolineandone i risentimenti, quelle ostilità proprie di chi sente di aver subito una ferita e sa di non averla cercata o meritata. Cristina Comencini, come del resto la Tamaro, non si tira indietro davanti a soluzioni che farebbero storcere la bocca a un regista o a uno scrittore schizzinoso: vedi le moine del cane, un esempio per tutti per scoprire un gioco narrativo che, a ben guardare, fece la fortuna presso le platee del cinema classico americano. Sarebbe facile prenderle di mira ed enumerarle; e non ci si accorgerebbe, così facendo, che esse sono funzionali a quel coinvolgimento emotivo che il film va cercando, a quella popolarità che finirà per trovare nel largo pubblico. Quelle che paiono manierate, visibilmente fuori tema, sono le scene dell'innamoramento di Olga, immalinconita da un bigio matrimonio, in quel di Porretta Terme. Sono proprio da romanzo rosa. Non sarebbe male se la Comencini le sfoltisse valorizzando così quanto di buono, e non poco, è presente in Và dove ti porta il cuore. (Avvenire, Francesco Bolzoni, 9/2/96) Al film di Cristina Comencini mancano proprio le qualità essenziali del romanzo, e mancano perché di tutte le strade è stata scelta la più ovvia. Illustrare, col massimo della fedeltà possibile, la lunga lettera-monologo del romanzo; raffreddare da una parte per melodrammatizzare dall'altra; eliminare le punte più ardue come i riferimenti al karma e alla trasmigrazione delle anime: e questo è anche un bene ma contribuisce a banalizzare la vicenda; smussare i toni più sgradevoli del racconto, dall'indifferenza della nonna per la figlia all'improvvisa certezza che quella creatura così poco amata fosse semplicemente poco intelligente. Mentre l'incidente in cui perde la vita la figlia illegittima è incongruamente spettacolare (e in macchina, a differenza che nel libro, c'è pure la bambina), la nonna non si limita a scrivere un diario ma muore, e via rincarando le dosi. Esigenze del cinema, che chiede sapori forti? Forse, ma allora bisognava andare fino in fondo, mentre tutti i momenti "caldi" (come l'amore clandestino di Margherita Buy), lacerati fra l'imperativo dell'eleganza e l'esigenza di colpire, brillano per freddezza. E se l'amante Tcheky Karyo è un gioiello di miscasting, se Massimo Ghini e Galatea Ranzi, per quanto efficaci, risultano sacrificati dalla sceneggiatura (della Comencini e di Roberta Mazzoni), il film finisce per poggiare quasi interamente sulle spalle di Virna Lisi. Che conferma una grande maturità, ma non può salvare da sola un film così calcolato e risaputo insieme. (Il Messaggero, Fabio Ferzetti, 9/2/96)

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