Uno su due2006

SCHEDA FILM

Uno su due

Anno: 2006 Durata: 100 Origine: ITALIA Colore: C

Genere:COMMEDIA, DRAMMATICO

Regia:Eugenio Cappuccio

Specifiche tecniche:35 MM (1:2.35)

Tratto da:-

Produzione:BEPPE CASCHETTO PER ITC MOVIE IN COLLABORAZIONE CON RAI CINEMA E FILM COMMISSION DI BOLOGNA

Distribuzione:01 DISTRIBUTION

ATTORI

Fabio Volo nel ruolo di Lorenzo Maggi
Anita Caprioli nel ruolo di Silvia, fidanzata di Lorenzo
Ninetto Davoli nel ruolo di Giovanni Giovanni Davoli
Giuseppe Battiston nel ruolo di Paolo Albini, collega di Lorenzo
Tresy Taddei nel ruolo di Tresy, figlia di Giovanni
Agostina Belli nel ruolo di Elena, madre di Tresy
Paola Rota nel ruolo di Antonia, sorella di Lorenzo
Francesco Crescimone nel ruolo di Crescimone, degente-filosofo/amico di Giovanni
Pino Calabrese nel ruolo di Dottor Ferretti
Luca Martella nel ruolo di Guerriero
Alberto Basaluzzo nel ruolo di Franceschini
Alessandra Cortesi nel ruolo di Addetta
Alice Visconti nel ruolo di Clementina
Andrea Montovoli
Barbara Corradini nel ruolo di Immobiliarista
Daniele Cascella nel ruolo di Passeggero
Domenico Lannuti nel ruolo di Vigilantes
Edoardo Ribatto nel ruolo di Carlo
Emanuela Spartà nel ruolo di Lucilla
Enrico D'Aureli nel ruolo di Infermiere
Francesco Cerasi nel ruolo di Magro
Giampiero Rappa nel ruolo di Micheluzzi
Gionata Corridoni nel ruolo di Gionata
Guido Massarelli nel ruolo di Camionista
Iryna Salukha nel ruolo di Lizanijka
Massimo Molea nel ruolo di Immobiliarista
Maurizio Pompella nel ruolo di Cafiero
Nicoletta Zuccheri nel ruolo di Pubblico Ministero
Orfeo Orlando nel ruolo di Giudice
Paola Cerimele nel ruolo di Lisa
Paola Lavini nel ruolo di Rosalba
Rachele Ghersi nel ruolo di Cirasola
Sandra Mirkovic nel ruolo di Irina
Sara Bagnetti nel ruolo di Raffella
Valter Corelli nel ruolo di Pietro
 
 

MONTAGGIO

Nunziata, Fabio
 

SCENOGRAFIA

Tramonti, Sergio
 

COSTUMISTA

Francioni, Cristina

TRAMA

Lorenzo Maggi è un ambizioso avvocato trentenne che, insieme al socio e amico Paolo Albini, sta per fare il tanto sperato salto di qualità professionale. Possiede una casa in centro ed ha una fidanzata, Silvia. Insomma tutto procede per il meglio finché un giorno, uscendo dal tribunale, Lorenzo sviene ed è ricoverato d'urgenza in ospedale. Al suo risveglio, si trova in compagnia di Giovanni, un ex camionista romano dal carattere difficile, con cui deve condividere la stanza durante la sua permanenza in ospedale. Dopo una serie di analisi ed esami clinici, Lorenzo viene dimesso ma, in attesa del responso di una biopsia, i medici gli consigliano di seguire la terapia e condurre una vita moderata. Lui invece tenta di riprendere il normale corso della sua vita, ma le cose non sono più come prima: i rapporti con la fidanzata e il socio precipitano, mentre riscopre gli affetti della sua famiglia di origine, così come si intensifica la sua amicizia con Giovanni. Per aiutare quest'ultimo, infatti, Lorenzo intraprende un viaggio in Umbria alla ricerca di Tresy, unica figlia del suo amico, che ha interrotto da anni ogni rapporto con il padre. La nuova avventura aiuta Lorenzo a rimettere in discussione i suoi desideri e gli obiettivi per un futuro sospeso tra la vita e la morte...

CRITICA

"La qualità di questo film è tutta nel come, nelle sfumature sottili, nella verità delle cose che si dicono i personaggi, nell'intensità di tutte le interpretazioni dalla prima all'ultima. E nella mancanza di ogni retorica. (...) Fabio Volo conferma le due prove da attore cinematografico sostenute sotto la direzione di Alessandro D'Alatri e rilancia. Battiston è una superspalla. Tutti i piccoli ruoli hanno spessore e qualità. Giovanni è Ninetto Davoli ed è totalmente irriconoscibile dal Ninetto riccioluto, allegro, leggero di un tempo. La sua maturità dolente, sorniona, misurata, è una scoperta clamorosa e veramente meriterebbe di essere laureata da un premio". (Paolo D'Agostini, 'la Repubblica', 14 ottobre 2006) "Quanto a 'Uno su due', di Eugenio Cappuccio, il film parte bene perché gli interpreti Fabio Volo, Ninetto Davoli e Pino Calabrese sorreggono fino a un certo punto lo sguardo dolente del regista sulla crisi dei 35enni rampanti. Peccato che l'accettabile psicodramma si disconnetta sulla retta finale, approdando a una convenzionalità strappalacrime." (Valerio Caprara, 'Il Mattino', 15 ottobre 2006) "'Uno su due' di Eugenio Cappuccio, è mezzo comico e mezzo drammatico, ma almeno non è indeciso: opta per il drammatico anche quando strappa il sorriso. (...) Dai tempi di 'Volevo solo dormirle addosso' Cappuccio conferma l'interesse per i giovani rampanti. Ma migliora non solo la scelta degli interpreti, ma anche la sceneggiatura. Non cerca nemmeno di rendere simpatico il personaggio principale, anche se si trattiene dal picchiare duro. Spiace che anche registi con qualche rabbia vogliano o debbano attenuarle, pensando che delineare chiaramente i rapporti di classe sia nocivo per gli incassi e per la vendita dei diritti tv." (Maurizio Cabona, 'Il Giornale', 15 ottobre 2006) "Innestando elementi melò che rovistano nei disastri casalinghi, Cappuccio racconta, dopo 'Volevo solo dormirle addosso' dove il rampante doveva licenziare i colleghi, di un altro arrampicatore in una società forse già oltre. Ma è soprattutto una storia sulla fragilità, sulle sicurezze che si sgonfiano. Il panorama genovese, fa da cornice a un racconto che poi si biforca, ma schizza piccoli ritratti di personaggi in movimento psicologico, da Davoli fino al socio vittima Battiston, dalla compagna Anita Caprioli alla giovane Tresy Taddei, senza contare gli occhi sempre vitrei di Agostina Belli: tutti intonati e sintonizzati, come raramente accade nel nostro cinema. Film sincero che evita il patetico ma libera una dose di veleno affettuoso sui 35enni di oggi, aridi vuoti contenitori privi di emozioni: solo un gong del destino può bloccare la scalata (soldi, soldi, soldi) e rimettere in discussione i bilanci, rivelandoci che la carne è tremula e debole ma la natura resta forte. Fabio Volo, come con D'Alatri, è bravissimo a interiorizzare ed esprimere la tragedia che si sta organizzando dentro, ha un suo copyright espressivo. Bella l'ultima battuta: impariamo a fare tante cose nel mondo che non possiamo credere che esso poi sopravviva alla nostra assenza." (Maurizio Porro, 'Corriere della Sera' 14 ottobre 2006) "'Uno su due', secondo certe statistiche recenti, sono i pazienti che arrivano a superare quelle che fino a ieri si definivano malattie incurabili. Questo lo spunto servito a Eugenio Cappuccio - dopo essersi fatto conoscere con 'Il caricatore', film a più mani, e poi, da solo, con 'La vita è una sola' e 'Volevo solo dormirle addosso' - per dirci di Lorenzo, giovane avvocato senza scrupoli, che un brutto giorno, nel pieno di un'attività spesso vertiginosa, cade a terra svenuto e, subito ricoverato, viene sottoposto ad accertamenti che potrebbero risultargli fatali. (...) Cappuccio, questa storia, se l'è scritta anche con Massimo Gaudioso, con cui aveva co-diretto 'Il caricatore', e ha poi cercato, rappresentandola in una Genova abbastanza insolita, di mettere soprattutto l'accento sui cambiamenti psicologici e di atteggiamenti del protagonista posto inopinatamente di fronte a quel bivio. In parte c'è riuscito, in parte è sembrato un po' disperdersi attorno a una anedottica poco varia e un po' semplicista, pur sostenuto da interpreti tutti (o quasi) di sicure qualità. Lorenzo è Fabio Volo che, dopo le felici prove con Alessandro D'Alatri in 'Casomai' e ne 'La Febbre', ha dimostrato di saper felicemente imporsi sul grande schermo così come, con altrettanti impegni, gli riesce in TV e in letteratura. Al suo fianco, nei panni di Giovanni, c'è un Ninetto Davoli maturato, canuto, sempre sincero. Cui bene si accompagnano Anita Caprioli, la fidanzata, e Giuseppe Battiston, il sogno. Un film, perciò, che si può vedere, a patto di non essere ipocondriaci e di non chiedersi troppo le ragioni, indubbiamente curiose, che da qualche tempo inducono il cinema italiano ad ambientare tante sue storie in ospedale." (Gian Luigi Rondi, 'Il Tempo', 6 marzo 2007) "Non è semplice trattare il tema della malattia al cinema. Si rischia facilmente di superare il limite dell'emotività per strappare lacrime allo spettatore o, al contrario, di banalizzare la sofferenza, svuotandola di significato. L'ultimo film di Eugenio Cappuccio, Uno su due, evita entrambe le trappole, proponendo una storia misurata, senza eccessi. Il merito, oltre che della sceneggiatura, è di Fabio Volo, che riesce a costruire il personaggio del protagonista in maniera credibile. (...) Nel cammino verso l'appuntamento decisivo, che segnerà il suo futuro, Lorenzo sembra anche concedere un'apertura di credito a un Dio che appare estraneo alla sua esperienza. È solo una battuta, gettata lì assieme ad una serie di altre congetture che riempiono gli attimi precedenti il momento della verità. Tuttavia sembra richiamare un'affermazione - "Io mi affido" - che il protagonista fa nella sequenza iniziale, anche se appare più che altro un affidarsi alla sorte. Una sorte che si presenta improvvisa in quella fredda statistica, in quel cinquanta e cinquanta che non è solo la discriminante tra un prima e un dopo, ma anche la consapevolezza della realtà imprescindibile dell'esperienza della malattia: uno su due ha sempre un'altra possibilità. Ma a chi tocca? (Gaetano Vallini, "L'Osservatore Romano', 17 marzo 2007)

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