Un'altra donna1988

SCHEDA FILM

Un'altra donna

Anno: 1988 Durata: 88 Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:Woody Allen

Specifiche tecniche:35 MM, PANORAMICA, PANAFLEX, DE LUXE

Tratto da:-

Produzione:JACK ROLLINS & CHARLES H. JOFFE PRODUCTIONS

Distribuzione:C.D.I. - COLUMBIA TRISTAR HOME VIDEO (VINNERS), DVD: 20TH CENTURY FOX HOME ENTERTAINMENT (2008)

ATTORI

Gena Rowlands nel ruolo di Marion Post
Mia Farrow nel ruolo di Hope
Ian Holm nel ruolo di Ken
Blythe Danner nel ruolo di Lydia
Gene Hackman nel ruolo di Larry Lewis
Betty Buckley nel ruolo di Kathy
Martha Plimpton nel ruolo di Laura
John Houseman nel ruolo di Padre di Marion
Sandy Dennis nel ruolo di Claire
Philip Bosco nel ruolo di Sam
Harris Yulin nel ruolo di Paul
Frances Conroy nel ruolo di Lynn
David Ogden Stiers nel ruolo di Padre di Marion da giovane
Kenneth Welsh nel ruolo di Donald
Bruce Jay Friedman nel ruolo di Mark
Mary Laslo nel ruolo di Clara
Carol Schultz nel ruolo di Clara da piccola
Dax Munna nel ruolo di Paolo da piccolo
Heather Sullivan nel ruolo di Marion da piccola
Caroline Mcgee nel ruolo di Madre di Marion
Jacques Levy nel ruolo di Jack
Josh Hamilton nel ruolo di Il fidanzato di Laura
Kathryn Grody nel ruolo di Cynthia
Michael Kirby nel ruolo di Lo psichiatra
Fred Sweda nel ruolo di Tom Banks
Jill Whitaker nel ruolo di Eleanor Banks
 

SOGGETTO

Allen, Woody
 

SCENEGGIATORE

Allen, Woody
 

MONTAGGIO

Morse, Susan E.
 

SCENOGRAFIA

Loquasto, Santo
 

COSTUMISTA

Kurland, Jeffrey

TRAMA

Laureata in filosofia, cinquantenne, colta e impegnata a portare a termine il suo ultimo libro, Marion si trasferisce in un appartamento di New York. In crisi di identità, con un marito, Ken, medico energico, ma monotono nella vita di coppia, Marion si accorge che, per una anomalia architettonica, sente tutto ciò che si dice nell'alloggio attiguo. Là c'è lo studio di uno psicanalista e così Marion sente le confessioni di un'altra donna, Hope, tormentata, ansiosa e in stato di avanzata gravidanza. Lentamente Marion verifica non solo la propria esistenza, ma tutte le speranze e le occasioni mancate o rifiutate. Così i rapporti inesistenti con il marito Ken, che un giorno sorprende con Lydia, una delle sue amiche, quelli con il padre, la morte della madre, il breve incontro con Larry, poi sposatosi con una sconosciuta a lei conteso dalla amica Claire, la relazione avuta da studentessa con Sam, suo professore che poi si è suicidato, l'aborto deciso ad insaputa e con la postuma collera di lui. Una serie di momenti e di persone, di successi professionali, ma anche di rinuncie e sconfitte sul piano emotivo, più gravose ora che la solitudine incombe e sconforta. Marion incontra Hope, una donna timida e semplice, anche se piena di problemi e frustrazioni, che avrà il suo bambino. Questo dà a Marion la fiducia che vale la pena di continuare, anzi di ricominciare da capo. Ha posto la parola fine al suo libro, nel quale un personaggio reca il nome - e per lei sola il volto - di Larry, il cui ricordo d'amore la farà sentire ancora intensa e viva.

CRITICA

"Lo spunto è felice. Marion è in piena crisi e i pudori e le angoscie dell'altra al di là della parete la costringono ad una impietosa verifica di se stessa, a constatare successi sul piano culturale, ma sconfitte, rifiuti e rinunce su quello affettivo ed esistenziale. [...] A pensar bene, contro la forza e la luce degli affetti lei ha sempre opposto il muro della razionalità. Ora è in debito con una sconosciuta, come se nella fragilità di quel corpo deformato dall'attesa, le fosse concesso di attingere coraggio e speranza. Marion è personaggio spesso e bellissimo. E' forse mancato a lei l'amore vero e completo, per cui non c'è nel film di Allen la memoria e la sensazione di struggimenti autentici. Tutto è molto intellettuale, sorvegliatissimo, senza strappi né grida; tutto è meticoloso - però mai gelido - a confermare in quella donna una rappresentazione dell'altoborghesia metropolitana. Il Central Park e la sua cornice possono situarla nella Grande Mela, nella New York cara al cuore di Allen, ma l'archetipo culturale di Marion è in Europa. [...] Tecnicamente il film ha molti pregi, finezze di scrittura, un impianto solido, senza alcun cedimento strutturale. Ha tutti i crismi della intellettualità. Una fotografia preziosa e una colonna sonora ricca e suggestiva (da Bach a Malher a Cole Porter e Kern)". ('Segnalazioni cinematografiche', vol. 106, 1989)

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