SCHEDA FILM

Una moglie

Anno: 1974 Durata: 146 Origine: USA Colore: C

Genere:DRAMMATICO, PSICOLOGICO

Regia:-

Specifiche tecniche:35 MM (1:1.85) - EASTMANCOLOR

Tratto da:-

Produzione:SAM SHAW PER LA FACES

Distribuzione:IMPEGNO REAK (1978) - MAGNUM 3B, AVO FILM

TRAMA

La famiglia Longhetti è composta da Nick, un capocantiere di origine italiana, dalla moglie Mabel e dai figlioletti Tony, Angelo e Maria. Il lavoro, soggetto a necessità imprevedibili, tiene Nick lontano da casa e a volte gli impedisce di mantenere le promesse fatte. Un giorno, infatti, mentre Mabel lo attende tutta sola dopo avere affidati i figli alla suocera, Nick viene chiamato per un soccorso e al ritorno irrompe in casa, stanco e nervoso, accompagnato da tutta la squadra di operai affamati. La tensione, la difficoltà di rispondere alle richieste del marito, a sua volta con i nervi a fior di pelle, portano Mabel al collasso psichico. Dopo una scena molto drammatica, il dr. Zepp, amico di famiglia, riesce a ricoverare la donna in clinica per malattie nervose. Sei mesi dopo, mentre si attende il ritorno di Mabel, Nick raccoglie in casa una sessantina di persone per festeggiarla, poi accetta i consigli dell'allarmata nonna Longhetti; quindi tiene in casa i soli intimi. Mabel che fa ogni sforzo per dimostrarsi "normale", finisce per dare l'impressione che la guarigione non sia avvenuta. Allontanati anche gli intimi, Nick e Mabel quasi combattono una battaglia domestica nella quale, per fortuna, un ruolo catalizzatore viene sostenuto coraggiosamente e istintivamente dai tre piccoli.

CRITICA

"Il matriarcato americano è stato per decenni un cavallo di battaglia della sociologia antifemminista che registrava con qualche fastidio la virtù delle madri e delle moglie di far marciare l'America a bacchetta. In realtà già negli anni Trenta un osservatore attento come Emilio Cecchi consigliava di parlare anche della tristezza e umiliazione della donna americana. A dar retta al cinema negli ultimi tempi la situazione è precipitata; lungi dall'impugnare il bastone di comando, la casalinga porta sulle spalle il carico di tutte le nevrosi d'un mondo che tanto più soffre di solitudine quanto più ha mitizzato la felicità domestica. Vediamo il caso di Mabel Longhetti (...). Benché sempre con molti debiti verso il teatro (...), Cassavetes è uno degli autori di cinema più intelligenti e sensibili del nostro tempo. C'è nei suoi personaggi e nella sua macchina narrativa un gusto del vero, condensato nello spazio filmico da uno stile senza riccioli, che raggiunge anche lo spettatore più torpido e gli dà l'impressione d'intuire finalmente l'essenza ultima di situazioni psicologiche e giochi prospettici mai chiaramente afferrati nel quotidiano, ma motto spesso vissuti in prima persona. Ripercorrendo per qualche verso il tragitto del "Diario di una casalinga inquieta" di Frank Perry, "Una moglie" portata allo spasimo la partecipazione fra cinema e pubblico, li propone come due momenti d'una realtà che si manifesta pienamente nel connubio fra naturalezza e finzione: Mabel non è un'attrice che recita né una donna in carne ed ossa: è la rappresentazione totale di idee e sentimenti in cui l'aneddoto si fa storia e il gesto rivela un destino. Quanto amaramente irragionevole, giacché la famiglia sembra veicolo di follia si legge negli occhi curiosi e spauriti dei figlioletti nell'ora del tentato suicidio. Quando desolato si scorge nell'affannoso correre ai ripari do Nick un marito che non sa cosa rimproverarsi: e qui sta il dramma della vita in due, il dramma di amarsi. Ogni film di Cassavetes ha negli interpreti altrettanti coautori. Qui ne danno luminosa riprova un po' tutti (...) ma sopra ogni altro Gena Rowlands, una Mabel che svaria dal doloroso all'eccentrico, dal violento al disperato, lungo tutta la gamma della tenerezza e del rimorso, con incantevole tensione emotiva. Insieme al bravo Peter Falck - il quale anche senza le inflessioni meridionali attribuibili al doppiaggio lascia intuire nel comportamento le antiche radici italiane del personaggio - forma una coppia che non si dimentica." (Giovanni Grazzini, 'Il Corriere della Sera') "(...) questa volta i risultati, pur con qualche caduta, sono assai convincenti, e lunghe parti del racconto (...) danno quella rara impressione di assoluta naturalezza, di 'colto dal vivo', di sapiente corrispondenza tra 'significato' e realtà delle immagini che soltanto i grandi registi riescono a produrre. Si potrebbero citare come precedenti - almeno per i momenti in cui nel film si fa più incontestabile il passaggio dalla quotidiana banalità delle situazioni e dei dialoghi alla toccante astrazione del simbolo - al Bresson di "Così bella, così dolce", il Bergman di "Scene da un matrimonio", l'Altman di "Tre donne". Si tratta, è chiaro, di un livello di riferimenti molto alto eppure appropriato. Anche se in certi passaggi 'a senso unico', quasi macchiettistici (...) in certi episodi del film (...) si nota una sfasatura tra l'ingegnosa nitidezza dell'organizzazione stilistica e una macchina narrativa sempre funzionante, ma anche un po' schematica, e impiegata ai fini di sottile eppure avvertibile ricatto sentimentale nei confronti dello spettatore (...) 'Una moglie' non è, come abbiamo accennato, un film interessante riuscito, anche perché il malessere dei personaggi non esce mai del tutto dall'ambito per così dire "dostoevskiano" del sottosuolo per farsi elemento di un trasparente dibattito sulla libertà interiore. E', però, un film che esige tutta la nostra attenzione, un racconto da leggere 'da sve

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