SCHEDA FILM

UN PADRE IN PRESTITO

Anno: 1993 Durata: 106 Origine: GRAN BRETAGNA Colore: C

Genere:DRAMMATICO

Regia:-

Specifiche tecniche:PANORAMICA A COLORI

Tratto da:TRATTO DAL ROMANZO DI "DAVID COOK"

Produzione:SARAH RADCLYFFE

Distribuzione:WARNER BROS ITALIA (1995) - WARNER HOME VIDEO

TRAMA

Nel Galles, sequestrato affettuosamente dal padre John, fuggito dal carcere per vederlo, James passa con lui, in un rifugio nella foresta, gli ultimi avventurosi giorni, di cui, nell'orfanotrofio che lo ospita, conserva un geloso ricordo che gli fa escludere qualsiasi altro affetto, mentre dal suo diario la defunta madre risulta rimossa. Graham Holt, direttore delle poste di un piccolo villaggio, scapolo, orfano di madre e con padre malato a carico, decide di adottare il difficile ragazzino. Mentre una volontaria dell'Ufficio adozioni indaga su Graham, scoprendo la sua infanzia abbastanza grigia, lo psicologo dell'istituto tenta di sbloccare James dal culto maniacale del padre, che gli ha fatto giurare, prima di consegnarsi alla polizia, di voler bene solo a lui. Tra Graham e James nasce un incontro-scontro creando dinamiche psicologiche complesse, che sfociano talora nello screzio anche aspro, talora nello slancio affettuoso, dato l'estremo bisogno di amore di entrambi. Durante un week-end in campeggio, Graham ricorda la delusione atroce di scoprire che la più bella settimana della sua vita, solo col padre al mare, è stata per costui un fastidio: James, commosso, diventa affettuoso. Poi lo zio materno di Graham, Turpin, gli rivela che il presunto genitore era sterile e che lui è stato adottato. Frattanto il padre di Graham, aggravatosi, viene ricoverato: a lui James regala due oggetti sottratti alla casa del bisnonno materno, dove Graham lo ha portato in visita. Improvvisamente appare il padre di James, malato di Aids: Graham decide di ospitarlo affinchè il ragazzo affronti la nuova situazione. James scappa di notte nella foresta e si scava una buca dove rivive il terribile trauma del suicidio della madre: Graham, disperato, lo trova e dorme con lui nella foresta. Al mattino gli dichiara di volere un vero rapporto come padre e figlio e non di essere una controfigura ed il ragazzo lo accetta come nuovo padre.

CRITICA

Un dramma di sentimenti per due cineasti sul filo del rasoio: l'inglese Chris Menges, 55 anni, eccellente direttore della fotografia divenuto regista nel 1988 con Un mondo a parte, incerto sulle vie da prendere dopo quel primo bel film; l'americano William Hurt, 45 anni, magnifico attore, incerto sui ruoli da scegliere dopo essersi quasi totalmente trasferito in Europa (ma a Londra aveva studiato recitazione da ragazzo) per via dell'alcolismo difficile da vincere, dei nervi malati, del rapporto amoroso con Sandrine Bonnaire dalle quale ha avuto una figlia, Jeanne. Oltre che dall'insicurezza contingente, i due cineasti sono pure uniti da un analogo umanesimo generoso, dall'attenzione delicata e pudica per i sentimenti, le ferite o i dilemmi delle persone, da un atteggiamento di comprensione e bontà verso i problemi altrui: qualità che esprimono al meglio in questa storia tratta da un romanzo di David Crook, raccontata con molta sensibilità e con ottimismo. (La Stampa, Lietta Tornabuoni, 22/6/95) Come ormai tanti film che mettono a confronto papà senza mamme e bimbi organi di famiglie tradizionali, anche Un padre in prestito ragiona in un languido universo maschile sgombro di competitività, gonfio di sentimenti che ridisegnano i confini della virilità, ossessionato dalla ridefinizione dei ruoli. E Menges, mai timoroso di eccedere, osa e usa le forme del melodramma (lacrime, malattia, passioni) con pacata veemenza e senza insolenti ricatti emotivi. Peccato per qualche ingenuità seccante: un'assistente sociale francamente inopportuna, il padre malato di Aids esageratamente truccato come uno zombie, attori inglesi di contorno privi di spessore. (Il Messaggero, Fabio Bo, 26/6/95) Un padre in prestito è un dramma pieno di buone intenzioni la cui messa in scena non supera di molto il livello medio di un telefilm. (La Repubblica, Roberto Nepoti, 11/6/95) Film di grande tristezza questo di Chris Menges ma anche limpido e autentico, con la capacità di restituire una certa qualità dolorosa dell'infanzia e di raccontare la tormantata e profonda evoluzione sentimentale di un uomo adulto. (Il Resto del Carlino, Paola Cristalli, 4/6/95)

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