Un ettaro di cielo1957

SCHEDA FILM

Un ettaro di cielo

Anno: 1957 Durata: 84 Origine: ITALIA Colore: B/N

Genere:COMMEDIA

Regia:-

Specifiche tecniche:-

Tratto da:-

Produzione:FRANCO CRISTALDI PER VIDES CINEMATOGRAFICA, LUX FILM, CINECITTA'

Distribuzione:LUX FILM - RCS FILMS & TV

TRAMA

In un paesetto sperduto tra acquitrini e paludi, si tiene ogni anno una fiera che richiama buon numero di venditori, imbonitori e ciarlatani. Arriva tra gli altri puntualmente, con il suo camioncino, Severino Balestra, un "rappresentante", che campa la vita vendendo i prodotti più disparati. Severino è un giovanotto dall'animo aperto, dai modi cordiali, dotato di una fervida fantasia che gli suggerisce le invenzioni più assurde. Così una sera racconta ad un gruppo di vecchietti ingenui e semplici, amici suoi che a Roma - miracolo del progresso - si stanno vendendo a lotti appezzamenti di cielo. Per Severino la cosa non ha importanza, è una fantasia come tante altre; ma i vecchietti la prendono sul serio e decidono di acquistare un ettaro di cielo per mezzo di Severino cui versano una modesta somma. Intanto il fantasioso narratore rivede in paese Marina, che s'è fatta una bella ragazza, se ne innamora, ed ella finisce con l'accettare le sue premure. I vecchietti ormai padroni di un ettaro di cielo, non vedono l'ora di prenderne possesso e per affrettare quest'ora decidono di morire. Saliti su un barcone, si portano al largo, provano ad immergersi in acqua ma toccano il fondo; in compenso trovano molte anguille, che permettono di soddisfare il loro appetito insoddisfatto. Dopo di che si concedono un sonnellino nella stessa barca, la quale, lasciata senza guida, s'allontana facendo acqua e minaccia di naufragare. Per fortuna Garibaldi, custode delle acque demaniali, rintraccia i vecchietti e li salva dal naufragio. Severino, involontaria causa di tutti i guai, ha perduto momentaneamente il buon umore; ma il giorno dopo, ricevuto il perdono degli amici, riacquista la solita serenità, mentre lascia il paesetto con Marina, sua promessa sposa.

CRITICA

"Sullo sfondo di una foce padana (...) tutta inventata Casadio ha disegnato la figura di un picaresco protagonista con garbo e umore, sempre in bilico tra realtà e favola, senza mai perdere il senso della misura, cioè evitando di caricare eccessivamente i simboli l'arabesco impalpabile del suo bozzetto". (Morando Morandini, "La Notte", 27/5/1958).

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